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PER CHI È LA NOTTE di Aldo Simeone

settembre 10, 2019

PER CHI È LA NOTTE di Aldo Simeone (Fazi editore): un esordio letterario

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Aldo Simeone è nato nel 1982 a Pisa, dove si è laureato in Lettere e ha conseguito il dottorato in Studi italianistici. Oggi lavora nella casa editrice scolastica Loescher di Torino, per la quale si occupa dei testi di storia e musica.

Per Fazi editore è appena uscito il suo primo romanzo intitolato “Per chi è la notte“.

Abbiamo incontrato Aldo Simeone chiedendogli di parlarcene…

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«Ho una pessima memoria», ha detto Aldo Simeone a Letteratitudine. «Non ricordo né il giorno, né il mese, e nemmeno l’anno della prima volta che ho messo piede a Minucciano, sui monti della Garfagnana, al seguito di alcuni amici di famiglia che poi sarebbero diventati parenti.
Fu una giornata ordinaria. Piacevole, sì, ma a tinte smorzate. Nessun colpo di fulmine. La Garfagnana mi sembrò vecchia, remota, spopolata, interessante.

L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, in piedi, spazio all'aperto e naturaCi sono esperienze periodizzanti, che creano fratture nella vita. Segnano un prima e un dopo. Di queste, ricordi il giorno, il mese, l’anno. Poi c’è la routine, che collassa nel ricordo. E infine ci sono alcune rare esperienze che lasciano impronte fossili, riemergendo a distanza di tempo come le rovine di Fabbriche di Carregine quando svuotano il lago che le sommerge. Lavorano nell’inconscio.
Quel fine settimana a Minucciano ha avuto su di me questo effetto. È rimasto sommerso nella mia memoria e vi ha lasciato il calco. È un ricordo slegato, senza tempo, un po’ come i sogni.
Penso sia l’effetto naturale che fa la Garfagnana, così avulsa da sembrare onirica, un parto della fantasia.
Avevo già in mente di scrivere un romanzo incentrato sulla paura del bosco. Perché?
Non mentirò: perché ne avevo bisogno. Scrivere è una forma di psicanalisi autogestita e poco costosa; anzi, a volte ti pagano pure per farlo. Non è strano: i successi, le fortune, il curriculum c’interessano quando sono nostri; degli altri, c’interessano invece i guai, le debolezze, le nevrosi. Le storie, per fortuna, liquidano sempre con il silenzio il “vissero tutti felici e contenti”.
Volevo psicanalizzare la mia paura del bosco, nella speranza (oserei dire nella convinzione) che fosse (che sia) condivisa. La gita a Minucciano mi ha fornito le coordinate geografiche e storiche necessarie per trasformare questo confuso bisogno di condivisione in racconto.
La paura del bosco si è così localizzata in Garfagnana, acquistando la forma e la narrazione delle leggende locali: gli streghi, misteriosi abitanti del buio che vagano in processione al lume del loro indice acceso. Se hai la sfortuna di incontrarli, ti chiedono: “Per chi è la notte?”. Se non sai la risposta, diventi uno di loro…
Ma streghi, a volte, si nasce. La coincidenza ha voluto che io sia nato strego: fra il 24 e il 29 giugno. Un motivo in più per trovare inquietante e attraente il mito degli streghi, e interrogarmi io stesso: per chi è la notte?
Secondo l’antica saggezza popolare, la notte è il rovescio del giorno: se la luce del sole illumina il sentiero dei vivi, le tenebre sono fatte per i morti. E per le intelligenze maligne.
Siamo alla fine della Seconda guerra mondiale, quando la Garfagnana fa da spartiacque fra due diverse Italie: quella «liberata» e quella «repubblichina». In questo frangente Francesco, il protagonista del romanzo, si trova a dover compiere il salto degli undici-dodici anni, che separa l’infanzia dall’adolescenza. L’età senza tempo dei bambini scivola verso il precipizio della crescita.
E cos’altro è crescere se non passare un confine, entrare nel bosco e guardarci dentro?»

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Un estratto del libro: “Per chi è la notte” di Aldo Simeone (Fazi)

«Che cosa succede a chi viene preso dagli streghi?».
«Diventa strego pure lui».
«E quindi?».
«Cattivo».
Ci ragionò. Aggrottò la fronte. «Ma cosa fanno di male?».
Spazientito, affrettai una risposta non proprio vera: «Fanno il sabba».
«Che sarebbe?».
«Ballano col diavolo».
«Solo?».
Lo guardai sconcertato. Che ci poteva essere di peggio? Ma non glielo chiesi; ero convinto che avrebbe trovato una risposta perfetta per confondermi.
«Forse ho capito quale speranza è nascosta nella tua paura», disse Tommaso.
Finsi di non essere interessato.
Ma lui continuò, sapendo che ero tutt’orecchi. «Speri che tua nonna e il tuo babbo e il paese e tutti i discorsi sugli streghi possano proteggerti: che basta stare alla larga dai pericoli per non cascarci dentro». Si alzò e mi tese la mano per aiutarmi a rimettermi in piedi.
La fissai senza muovermi. «Non è vero».
«Guarda che non c’è niente di male».
Notai che Tommaso aveva la pelle così pallida e sottile che mostrava le vene in trasparenza, non solo sul dorso della mano ma anche sul palmo. Alzai gli occhi e incrociai i suoi. Erano adulti, fermi nel pianto come nel sorriso. Occhi che hanno visto ogni cosa. Di fronte a loro, mi sentii sciocco e infantile. Protesi il braccio e afferrai la mano.

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La scheda del libro: “Per chi è la notte” (Fazi) di Aldo Simeone 

Mentre la seconda guerra mondiale si avvia verso la fase più cruenta, tra i monti della Garfagnana c’è un paese che sembra rimasto escluso dalla Storia e in cui la vita è scandita da antiche leggende. Per gli abitanti di Bosconero è più forte il divieto di entrare nel bosco del timore della guerra e delle terribili notizie che arrivano dal fronte. In paese si racconta che tra gli alberi si nascondano inquietanti creature: gli streghi, spiriti che, dopo il tramonto, si aggirano con un cero in mano, il loro indice che arde e non si consuma, in un’infinita processione. Chi sono? Qual è la risposta alla loro oscura domanda: «Per chi è la notte?». Francesco, di undici anni, vive con la madre, malinconica e distaccata, e con la nonna che nutre le sue fantasie con i racconti popolari. Il ragazzino non ha amici e vive isolato perché, secondo le dicerie paesane, è figlio di un disertore. Ma quel marchio infame non è la sua unica vergogna. Ancora più inconfessabile è il richiamo del bosco, nonostante la paura di ciò che in esso si annida. All’arrivo dei nazisti, e dopo l’apparizione di strane luci nel fitto degli alberi, sarà Tommaso, un ragazzino dagli occhi verdi e dai capelli rossi, giunto misteriosamente da solo in fuga dalla città, a convincere Francesco a violare quell’estremo confine, oltre il quale bisogna scegliere da che parte stare.
Un esordio nitido e visionario che guarda al dramma della Storia con gli occhi candidi e coraggiosi di un bambino. Un romanzo di formazione dallo stile evocativo, suggestivo come il paesaggio magico e incantato dei monti della Garfagnana. Un racconto, tenero e straziante, sulla fine dell’infanzia.

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