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ANTONELLA CILENTO racconta NON LEGGERAI

settembre 23, 2019

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: ANTONELLA CILENTO racconta il suo romanzo “Non leggerai” (Giunti)

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di Antonella Cilento

È successo al principio dell’anno: esce un mio nuovo romanzo, Morfisa o l’acqua che dorme, e m’intervistano. Naturalmente, senza aver letto il libro.  E siccome Morfisa non si può risolvere in una formuletta perché ha aspirazione ampie e complesse, l’intervistatrice porta la conversazione sull’argomento editoria, crisi della lettura, come dobbiamo fare…
Il solito insomma, che, considerando che stiamo parlando di un libro che non ha letto e non leggerà, è una questione cui la domanda autorisponde.
E io mi lascio scappar detto (sbotto) che la lettura muore se la rendiamo scolastica, obbligatoria, una medicina amara ma necessaria, una sostanza nociva ma che fa bene alla società. E che l’unico modo di farla tornare in auge, diciamola tutta, sarebbe vietarla.
Non è la prima volta che lo dico: ho criticato numerosi anni fa’ il sistema con un libro molto detestato da chi ci si riconosceva, Non è il paradiso. Ho invocato l’epidemia di lettura per contagio in un altro libro, Asino chi legge, perché da 27 anni mica faccio la profetessa da salotto: giro l’Italia facendo lezione, ho una scuola creata dal nulla a Napoli, Lalineascritta, allievi portati alla lettura e alla scrittura che appartengono ormai a diverse generazioni, hanno pubblicato con grandi case, lavorano per la tv o l’editoria.
Ma, soprattutto, ho portato alla lettura migliaia fra studenti e insegnanti pigri e disinteressati, in scuole di frontiera e in scuole ingioiellate (tanto, diciamo la verità, il problema è lo stesso), dalla Campania al Trentino, dalla Svizzera alla Sicilia e, con i corsi via web, ormai dal Giappone alla Francia, da Malta alla Spagna, ecc…
Una passione che non si prova non si trasmette. Gli insegnanti e i genitori da tre libri l’anno, una media che scende spesso a zero, che passione possono mai trasmettere ai ragazzi? Sui cellulari, incantati dalla magia del nulla, ci stiamo tutti, gli adulti anche più dei ragazzi…
Così, quando un mesetto dopo quest’intervista mi telefona Manuela La Ferla chiedendomi di partecipare a un nuovo progetto Giunti e incontro lei e Beatrice Fini in un bar vicino alla Stazione di Firenze, l’idea è già lì. Anche il titolo. Sembra uscita dal cappello del mago, e forse è così. Non leggerai.
La verità è che è molto più di un’idea, è la mia pratica quotidiana, è la mia religione, è l’impegno di una vita, con persone di ogni età, dai bambini ai vecchi, dai giovani ai professionisti, dagli studenti del master in scrittura e editoria che coordino con l’Università Suor Orsola Benincasa e Lalineascritta, agli informatori scientifici, che sono la nuova, recente frontiera incontrata nel viaggio della scrittura.
La scrittura cammina senza auto, senza scorta, senza nemmeno un grazie e senza premi: in Asino chi legge la chiamavo scrittura scalza.
Dunque, il libro si chiamerà Non leggerai, perché il mondo distopico napoletano è già fra noi: il divieto di leggere arriva nel romanzo per indifferenza, conseguenza dell’incuria e del disinteresse degli adulti.
Una distopia mondiale, anche se il libro è ambientato nella mia città. Del resto, le richieste dell’editore ci sono: è il momento delle baby gang, la solita buona pubblicità che accompagna Napoli, e tutti stanno lì che ti chiedono sotto sotto una specie di Gomorra, che è l’ultima cosa che io mai scriverei, non considerando l’argomento letteratura.
Però se il romanzo deve avere per protagonisti ragazzi, allora ci saranno anche i delinquenti: ne conosco assai. E conosco anche assai signorinelle di vari quartieri, quelle quadrate del Vomero, le viziate di Posillipo, le annoiate di Chiaia, le scontrose della Sanità… Eccetera.
Vengono prima i nomi: Help compare in un quaderno quasi subito, perché la situazione è decisamente d’emergenza. Aiutateci! Del resto Help è un sintomo e insieme un simbolo: il punto interrogativo e quello esclamativo tatuati sui polpacci, le rose intrecciate sulle braccia, l’aspetto da maschiaccio, il bisogno di scassare tutto. Un po’ dopo, arriva Farenàit, che è in apparenza timida, vestita di nero, vergognosa ma nella realtà fa rivoluzioni tutti i giorni.
Il mondo di Help e Farenàit lo vedo in strada e a scuola di continuo: le classi con le lavagne elettroniche che gli insegnanti non sanno accendere (bisogna domandare agli studenti), le famiglie dove i genitori  sono ragazzini senza nerbo e spesso senza lavoro, a balia dei nonni, che fanno i genitori dei loro figli, il mondo in cui gli insegnanti sono stufi e demotivati, i genitori li attaccano, le case non hanno libri né librerie, ogni ricerca si fa sul telefono e la verità è la Rete.
Vengono in aiuto nei tempi di vera crisi i profeti che l’hanno vista dal balcone del primo Novecento: Musil, Woolf, Benjamin.
Walter Benjamin scrive nel suo celeberrimo Il narratore che il racconto orale muore perché la morte esce dalle nostre case: l’abbiamo esternalizzata, come si direbbe oggi in aziendalese.
Da generazioni, ormai, non si vedono gli anziani morire nelle case: Benjamin intuisce il fenomeno prima ancora della Seconda Guerra Mondiale e lo indica come la fine dell’esperienza tramandabile.
Se non vedo e sento la morte, non cresco, non faccio esperienza del mondo, dunque non ho un sapere né una saggezza da trasmettere alle generazioni successive.
Nel mondo di Help e Farenàit (che la madre ha battezzato così per un lontano e inconsapevole ricordo di Ray Bradbury) i morti non si vedono e quindi Farenàit per dispetto e per rabbia colleziona immagini di vecchi e moribondi. Il trailer con cui si presenta in classe (perché ormai non ci sono persone ma trailer, come spesso nella nostra realtà non più libri ma booktrailer) è una bomba: è il chiaro inizio di un’illegalità latente, che i Mondi Occidentali controllano tramite gli stessi ragazzi, assoldati per manipolare le coscienze dei loro compagni attraverso social e Rete.
Help e Farenàit, entrambe senza padre (i padri in questo mondo o sono delinquenti o non ci stanno, se ne sono andati, li hanno mandati, non servono a niente) e con madri assenti, perché una fa la PR, e di giorno dorme, e l’altra fa la psicologa, che organizza sedute in Rete con le sue pazienti, mentre scrive nei post la sua lagnosa vita credendo di stilare romanzi, sono destinate a esagerare.
Vedono in strada un’auto funebre in servizio, i becchini momentaneamente assenti: la rubano.
Nella cassa ci sarà il morto? Finalmente potranno vederne uno. Portano la cassa nel posto meno frequentato della città, la Tomba di Virgilio: la letteratura e la poesia sono dimenticate, figuriamoci le tombe dei poeti. Nella grotta sulla collina di Posillipo finalmente aprono il “tavuto” e, sorpresa, non c’è il cadavere di una persona ma libri.
Decine e decine di libri. Grandi classici, romanzi. Non ne hanno mai visti, sanno solo che sono illegali.
E il cadavere che avrebbe dovuto essere nella cassa dov’è? E chi mette nella cassa libri per liberarsene?
La letteratura è epidemia, è divieto, è trasgressione, è contagio: Help e Farenàit, contagiate, iniziano a leggere. Prima piano, poi con piacere, poi convulsamente. Ormai, la loro vita segreta ruota attorno alle storie che hanno scoperto. Peccato che la grotta sia mal frequentata, rifugio di una baby gang scalcagnata, e che i libri finiscano così anche in mano a Cazzimma e ai suoi gregari.
Cazzimma, sedici anni come Help e Farenàit, è il meno disposto a crescere: il suo destino da leader, figlio di un camorrista potente, un colletto bianco, è segnato. Gli altri che obbediscono ai suoi ordini, Recchie ‘e Provola, Mollaevrachiere, Edema, sono solo manovalanza. Cazzimma, che vorrebbe ribellarsi a suo padre e non lo sa, trova nei libri e nell’incontro con Help una strada che mai avrebbe immaginato.
Alcuni mesi dopo l’uscita del romanzo, una stesa con inseguimento a piazza Nazionale lasciò a terra una bambina, molto piccola, a passeggio coi genitori. La città scese in piazza e il figlio di un camorrista alzò la voce, dicendo: io non voglio essere come mio padre, io voglio un altro futuro. É mio padre e gli voglio bene ma io non la penso come lui.
Cazzimma, insomma, si era incarnato. Ma la verità è che mentre il mondo dei giornali, dell’editoria, della politica fanno chiacchiere, tanti Cazzimma grazie alla pazienza silenziosa e senza riflettori puntati di associazioni, laboratori, insegnanti, che lavorano per non far perdere la partita a tutti noi,  stanno venendo su.
La storia del romanzo poi non ve la posso raccontare, ve la dovete leggere.
Ci sono capovolgimenti, sorprese: Farenàit si innamora di una bella volontaria di nome Aisha.
Si scopre da dove vengono i libri e perché. Si incontra anche il cadavere che doveva essere nella cassa. Si parla con una vecchia e dimenticata scrittrice, che sta per partire per lontane isole esotiche come il mago Merlino de La spada nella roccia. Si entra ne Il Maestro e Margherita, nelle pagine di Edgar Allan Poe e di Emily Brönte, in Carmilla e in Flaubert, in Stevenson e in tanti altri che a me hanno salvato la vita e la salvano ancora, come succede a non pochi.
Potrei portarvi nei luoghi da cui nascono le scene: casa mia, le strade che portano a Mergellina, un giardino che sta a via San Giovanni a Carbonara, in uno dei quartieri più antichi, belli e meno riqualificati della città, dove parlano la prima volta Help e Farenàit. O in un parcheggio al cavone, ricavato nel tufo della montagna, proprio dietro Piazza Dante, dove in cima, nelle case abusive, sopra le madonne e i palazzi del Cinquecento, abitano Cazzimma e i suoi genitori. Ogni volta che parcheggio lì, alzo la testa e guardo l’idea, che ancora mi riappare. Potrei accompagnarvi in via Andrea d’Isernia, dove è la villetta di Farenàit o nel cortile dei Carabinieri al Vomero, o nella scuola della Sanità che un tempo era ospedale e prima ancora reclusorio dove nel sogno studiano le mie protagoniste. E naturalmente vi scorterei volentieri alla Tomba di Virgilio dove dorme, ufficialmente ma non è vero, anche Leopardi: nella Crypta neapolitana è ambientata anche una delle scene di Morfisa, del romanzo che vive a ridosso di Non leggerai, ma in un’altra epoca, alla metà dell’anno Mille (un’altra distopia).
Le ragioni di Non leggerai, che è un romanzetto vivace, veloce, che è nella collana ARYA di Giunti, destinata a un pubblico Young Adult, una storia per ragazzi (ma anche per adulti: quelli che ci fanno la figura peggiore, purtroppo), sono tante e sono antiche.
Sono nella lettura a dieci anni di Un paio di occhiali di Anna Maria Ortese; sono nella classe dove tutte si dipingevano le unghie e alla fine cacciarono il bidello che voleva farci uscire dalla scuola pur di ascoltare il finale de L’orrore di Dunwich di Lovecraft; nella classe dove a dodici anni stiravano, spacciavano e si vendevano e avevano lasciato l’obbligo scolastico e nessuno aveva  mai sentito Cenerentola; in quella dove da Twilight riuscimmo a tornare a Carmilla e a Stocker, perché “prufessuré, Carmilla è meglio assai ‘e Twilight”; nelle lunghe serate in cui mia mamma tornava a casa e ci leggeva, a me a mia sorella, ad alta voce le storielle che servivano a traversare la notte e che ancora mi traghettano e mi impongono la bellezza, fatta dei libri che abbiamo amato, incontrato nei giusti momenti, nei giorni in cui erano necessari, che hanno fatto da boa, da segnale, da faro quando ci sembrava (e ancor oggi ci sembra, oggi più che mai) che la luce si spegnesse.
Alla fine va bene: mentre i genitori passano il tempo Waste Time, una specie di Facebook, a rincoglionirsi, Help, Farenàit, Cazzimma e i loro amici il mondo della fantasia lo rifondano.
Perché l’immaginazione è la nostra anima e a lungo non può essere negata, pena l’estinzione, pena la distruzione. Perché davvero, non è uno scherzo, noi siamo fatti, tutti, della materia di cui son fatti i sogni.
Persino un carabiniere dal mucchio dei libri sequestrati riesce a pescare la Recherche: il nostro tempo non è perduto e non ci manca. Il nostro tempo siamo noi.

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(Riproduzione riservata)

© Antonella Cilento

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Non leggerai - Antonella Cilento - copertinaLa scheda del libro. “Non leggerai” di Antonella Cilento (Giunti)

Amore, lettura e pericolose avventure s’intrecciano in un romanzo potente e veloce che insinua un sospetto: forse la vera trasgressione è leggere e scegliere da soli il proprio destino?

In tutti i Mondi Occidentali la lettura non interessa più: scomparsi editori e giornali, un Decalogo governativo vieta la letteratura. Le lezioni in aula si tengono in video, gli studenti nelle Scuole Riassunto consegnano compiti filmati con il cellulare. È a Napoli, in una di queste scuole, che Help Sommella, sedicenne tatuata e ribelle, stringe amicizia con una nuova e timida compagna, Farenàit Lopez. Un giorno, Farenàit – che ha una passione per i volti dei morti, doppiamente scandalosa poiché il Decalogo vieta anche di vedere i propri parenti deceduti – ruba una cassa da morto insieme ad Help per spiare un vero cadavere ma, a sorpresa, scoprono che la cassa è piena di romanzi. Con passione crescente iniziano a leggere in segreto, peccato che una gang di giovanissimi camorristi le scopra…

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