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ME NON PIÙ di Massimiliano Costa

settembre 30, 2019

ME NON PIÙ di Massimiliano Costa (italic & pequod): un esordio letterario

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Massimiliano Costa ha 33 anni ed è il direttore di ShareTheMeal, l’app di raccolta fondi del World Food Programme delle Nazioni Unite. Ha lavorato in consulenza strategica e studiato a Torino e New York. Me non più è il suo romanzo d’esordio.

Jaco è un giovane consulente aziendale che da ragazzo accarezzava un sogno diverso: fare il violinista e circondare la sua vita di bellezza. Da questa tensione tra aspirazione e divenire, tra sogno e realizzazione s’innesca la storia di una sua giornata in previsione di un incontro decisivo con i vertici dell’azienda cliente. Ventiquattro ore di lavoro matto e disperatissimo barricato in un grattacielo. Un’importantissima riunione la mattina seguente. Lo sforzo per raggiungere l’eccellenza, la voglia di dimostrare di essere all’altezza, stress, capi, ambizione, slide, molti caffè e nessuna ora di sonno. Fino allo sfinimento delirante che arriva al ritmo della Ciaccona di Bach. Sullo sfondo la sera in cui Jaco, anni prima, ha dovuto prendere la prima scelta determinante della sua vita: dedicarsi alla musica oppure studiare in una prestigiosa università.

Abbiamo incontrato l’autore per chiedergli di raccontarci qualcosa su questo suo romanzo d’esordio…

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«Il 15 agosto 2013 moriva da solo, nella doccia della sua camera di Londra, il ventunenne Moritz Erhardt, stroncato da una crisi epilettica», ha detto Massimiliano Costa a Letteratitudine. «Aveva lavorato 72 ore di fila come tirocinante in una banca d’affari della City. Una tragedia apparentemente causata dalla brama, o dalla necessità, di essere all’altezza dello status della banca.
Si può morire d’ambizione, insomma. Ma che senso ha?
Nel 2013 ero mi trovavo a Londra, a lavorare per una società di consulenza manageriale. Non 72 ore di fila, ma 80 ore a settimana non erano l’eccezione. Le giornate volavano a un ritmo frenetico, ma la morte di Moritz mi rimase impressa nella mente. Sarebbe morto qualcuno di quelli accanto a me? Cosa ci spingeva tutti a rinchiuderci per così tante ore dentro a un ufficio? Chi ci aveva raccontato che quella era una vita ben spesa e una carriera interessante?
Mi chiesi soprattutto chi sapesse qualcosa di quel mondo brutalmente corporate, e se fosse importante che qualcosa si sapesse. Alcuni numeri mi fanno tuttora pensare di sì: il 36% di tutti i laureati a Harvard sceglie di lavorare in consulenza o finanza; tra le 10 società più ambite al mondo per cui lavorare 3 sono società di consulenza; in tutto il mondo, milioni di consulenti manageriali generano ricavi per oltre 250 miliardi di dollari all’anno, lavorando virtualmente per ogni azienda quotata, governo o istituzione sovranazionale.
Un ultimo numero: zero. Nessun romanzo (quantomeno in Italia) ha trattato di questa “classe” e delle aspirazioni di tutti quelli che vorrebbero farne parte.
Da qui nasce Me non più, la storia di Jacopo, un professionista aziendale millennial, barricato nel grattacielo di Via Escher 41 con una presentazione da fare per il giorno dopo. Importantissima. In quelle ore, stravolto dal sonno, si troverà a fare i conti non solo con capi, clienti e slide, ma soprattutto con la sua coscienza e le scelte che l’hanno portato alla soglia dell’esaurimento nervoso. È allucinato: gli uffici diventano gironi danteschi abitati da vanagloriosi, falsari e cattivi consiglieri; nelle sue orecchie riverbera il neon degli uffici e il ricordo imperioso di una danza di Bach; il suo corpo ben vestito gli pare sfasciato dalla mancanza di sonno.
Nella stanchezza di Jacopo, nella sua incapacità di dire di no a una strada che forse non è la sua per uniformarsi alle aspettative di chi gli è vicino, nella volontà di portare lustro alla famiglia, nella testardaggine con cui si attacca a un’opportunità considerata imperdibile a causa di un’insicurezza personale che è anche sociale si leggono gli affanni di chi, in qualsiasi ambito e ben al di là della sola consulenza, sfida il proprio essere per adeguarsi al dover essere.
Resta fissa una domanda: per cosa ha senso sacrificare l’unica cosa che abbiamo, il tempo?»

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[ME NON PIÙ di Massimiliano Costa (italic & pequod)]

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