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IL SIGNOR DIAVOLO di Pupi Avati (recensione)

ottobre 1, 2019

IL SIGNOR DIAVOLO di Pupi Avati (Guanda)

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Diabolico savoir-faire

di Riccardo Piazza

Sgomberiamo immediatamente il campo da possibili fraintendimenti: il diavolo, absurdum veste fulgenti, ha certamente una significazione allegorico-iconologica. Essa però sarebbe evidentemente incompleta non considerando, per almeno parimenti valenza di grado, la sua necessaria portata eminentemente empirica nonché psicocinetica.
Questo breve assunto dovrebbe esser fuor di dubbio, almeno per le principali propaggini degli studi di mistica demonologica del pensiero cristiano dall’Evo Medio in qua; dovrebbe, sì, epperò non è. Occorre, in qualità di analisi della genesi del male assoluto, come Agostino già intese fare definendo male dell’uomo quale mancanza di quest’ultimo, ricordare allora anche il male personificato unitario ed intensamente figurativo nella prospettiva ontologica di Pareyson. In altri termini: il male è in Dio perché il male è presso Dio, proprio come il verbo ab origine.
Il diavolo, innegabile, ha un suo savoir-faire. Non serve in questa sede io faccia menzione di quanto abbia avuto a ricever in cambio, in termini di dedizione, all’interno delle pieghe della storia universale. Tuttavia l’individuo, specialmente il cristiano di fede, continuerebbe sovente a negargli religio licita, dunque il sacrosanto (pardon, “sacro-infernale”) posto all’interno degli architravi esistenziali.
In tal modo, un pericoloso anodino relativismo dei costumi avrebbe assoggettato la figura del demonio ad una opalescente e ondivaga dimensione dell’errore, destituendo il Bafometto (si ricordi Pierre Klossowski) di ogni fondamento d’azione e di prassi. Ecco perché giunge quale salutare lettura, per la nuova reificazione di Satana, il libro di Pupi Avati.
All’epoca di una novella Repubblica italiana con la Democrazia cristiana primo partito egemone dopo le vittoriose elezioni del 1948, antropologia del risveglio civile, si intenda risveglio nella buona come nella cattiva sorte, di un paese affranto dalla guerra, il diavolo agisce in giacca e cravatta, elegante, suadente. Agisce ed inter-agisce, non quale generica oscurità d’intenti, ma quale piattaforma carnale per una vicenda tenebrosa e squisitamente nera legata ad un caso giudiziario di non facile comprensione. Avati gioca con l’errore ermeneutico dell’interpretazione e lo fa con scrittura gravida di ottime alchimie estratte direttamente dal calderone della cinematografia: «Allora a me e a Paolino i giorni ci sembravano tutti diversi, quelli corti e quelli lunghi. Comunque il giorno più bello restava sempre domani. Prima di addormentarci bisognava pregare il nostro angelo custode. Così il diavolo si teneva alla larga».
Ad un recente consesso del Meeting di Rimini, a margine di una riflessione, padre Sosa Abascal, preposito generale della Compagnia di Gesù, ha smentito il pensiero dell’attuale Pontefice, Gaudete et exultate, negando al diavolo l’esistenza in termini di forma personale attualizzata. Il diavolo, anzi, Il signor diavolo di Avati ringrazia e controbatte: «Il miglior modo per darmi forza è affermare ch’io non esista».

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Pupi Avati – Il signor diavolo
pp. 202 – Guanda, 2018

 

La scheda del libro: “Il signor diavolo” di Pupi Avati (Guanda)

Il signor diavolo - Pupi Avati - copertinaAnni Cinquanta, Italia. Il pubblico ministero Furio Momentè sta raggiungendo Venezia da Roma, inviato dal tribunale per un processo delicato. Un ragazzino di quattordici anni ha ucciso un coetaneo, e la Curia romana vuole vederci chiaro, perché nel drammatico caso è implicato un convento di suore e si mormora di visioni demoniache. All’origine di tutto c’è la morte, due anni prima, di Paolino Osti. Malattia, hanno detto i medici, ma secondo Carlo, il suo migliore amico, Paolino è morto per una maledizione: Emilio lo ha fatto inciampare mentre, in chiesa, portava l’ostia consacrata per la comunione. Sacrilegio… E Paolino sul letto di morte avrebbe mormorato: “Io voglio tornare”. “Far tornare” l’amico per Carlo è diventata un’ossessione che ha messo in moto oscuri rituali e misteriosi eventi. Fino alla morte di Emilio, ucciso da Carlo con la fionda di Paolino. Almeno così pare…

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Pupi Avati, all’anagrafe Giuseppe Avati (Bologna, 3 novembre 1938), è un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore italiano.

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