FABIO GEDA racconta UNA DOMENICA

ottobre 5, 2019

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: FABIO GEDA racconta il suo romanzo UNA DOMENICA (Einaudi – Stile Libero)

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di Fabio Geda

Una domenica è nato in Finlandia lo scorso anno. L’Istituto di Cultura di Helsinki mi aveva invitato per alcuni incontri nelle biblioteche e nelle università, e alla fine di una chiacchierata, credo nella biblioteca di Espoo, una cittadina a ovest della capitale, mi sono fermato a parlare con una signora. L’avevo intravista nel pubblico e avevo immaginato fosse italiana sia per la differenza di incarnato – il suo decisamente più mediterraneo di quello della maggior parte dei finlandesi presenti – sia perché seguiva il mio discorso e non quello dell’interprete.
Fatto sta che alla fine della chiacchierata è venuta a parlarmi. Da vicino sembrava più anziana di quello che avevo pensato all’inizio, fra i settanta e gli ottanta. Mi ha detto di essere di Palermo. Le ho chiesto come mai si trovasse a Helsinki. Per mia figlia, ha risposto. Mi ha raccontato che la figlia lavorava lì da tempo e che lei una volta all’anno prendeva l’aereo e andava a trovarla. Non solo. Aveva anche un figlio. E il figlio lavorava e viveva in Sudafrica. Così una volta all’anno prendeva un aereo per il Sudafrica per andare a trovare anche lui. Per il resto del tempo se ne stava in Sicilia, in attesa che fossero loro, per Natale, o d’estate, a raggiungerla. A Palermo. Dove ormai viveva da sola, perché suo marito era mancato alcuni anni prima.
Ho detto: accidenti, non deve essere facile. Lei ha risposto che no, non lo era, e grattando con l’unghia una macchia immaginaria sulla manica della giacca ha ripetuto: non è facile per niente, e ha aggiunto che non era quella la vecchiaia che aveva immaginato. Pensava di fare la nonna, che avrebbe avuto i figli vicino, loro, le loro famiglie, che avrebbe preparato le conserve e le marmellate. Non avrebbe mai immaginato di vedere crescere i nipoti dentro lo schermo di un computer, di doverli videochiamare (cosa che aveva imparato a fare) per sapere come stavano, due maschietti e una femminuccia che le rispondevano in un italiano dall’accento straniero.
E poi commossa, ha aggiunto: e sai, a volte le domeniche sono molto lunghe.
Soprattutto quelle. Le domeniche.
In quel momento l’idea di scrivere un romanzo su questa cosa, sul passare del tempo, sui figli che vanno via di casa, sui genitori che invecchiano; una storia ambientata a Torino, sul lungo fiume, una domenica; una storia centripeta e non centrifuga come le mie precedenti, concentrata in un solo posto e in un solo luogo, e con dentro una vita intera, ecco, l’idea di scrivere una storia così ha cominciato a prendere corpo. E l’ho scritta.
Come faccio sempre mi sono tenuto vicino due maestri. Ne ho scelti due il cui talento straordinario emerge proprio nelle atmosfere più intime: Elisabeth Strout e Kent Haruf. Ho cercato di capire come diavolo facessero a dipingere quei straordinari panorami emotivi. Volendo una narrazione compatta sono andato a studiare uno dei miei film preferiti: Una giornata particolare di Ettore Scola. Insomma, sono andato a lezione da chi amo, da quelli con cui mi percepisco in sintonia. Ho cercato di rubare loro il più possibile, di capire, di ruminare e digerire, e poi di fare mia la lezione, mettendola al servizio della mia poetica e del mio immaginario. È così che amo lavorare. Studiando e provando e anche un po’ rischiando.
Ora Una domenica è in libreria. Quando esce un libro nuovo ho sempre un sacco di dubbi. Il primo è: chissà che diamine ho scritto? E poi: la gente riuscirà a entrare nella storia e a impadronirsene? La sentirà come una cosa propria? Ci saranno, nel corso della lettura, dei momenti in cui alzerà lo sguardo dalle pagine per un secondo per permettere alle parole di sedimentarsi perché quelle parole hanno, non so, smosso qualcosa, acceso qualcosa? Quei momenti gli rimarranno almeno un po’ appiccicati alla pelle?
Me lo direte. Quando ci incontreremo.

(Riproduzione riservata)

© Fabio Geda

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La scheda del libro.“Una domenica” di Fabio Geda (Einaudi)

Una domenica - Fabio Geda - copertinaIn equilibrio tra nostalgia e speranza, Fabio Geda racconta con voce unica, commovente, una giornata che racchiude un’intera esistenza. Una storia che prima o poi ci attraversa, o ci sfiora, tutti.

«Non sono mai stata brava a gestire la fragilità dei miei genitori: nei loro confronti non ho mai smesso di sentirmi figlia e di voler essere io quella accudita. Mi veniva spontaneo pensare che essendo piú vecchi di me dovessero essere migliori di me, punto: una di quelle cose scritte nel destino. Dovevano essere piú consapevoli, piú forti, in grado di governare con piú criterio qualunque situazione. Ma arriva un momento in cui le parti si invertono o per lo meno si sovrappongono. Nel destino c’è scritto anche questo»

Quando raggiungi l’età che avevano i tuoi genitori al tempo in cui eri un bambino, capisci quanto fossero giovani, e quanto inquieti fossero i loro cuori. In equilibrio tra nostalgia e speranza, Fabio Geda racconta con voce unica, commovente, una giornata che racchiude un’intera esistenza. Una storia che prima o poi ci attraversa, o ci sfiora, tutti. Un uomo che ha trascorso quarant’anni costruendo ponti in giro per il mondo, ed è da poco rimasto vedovo, ha preparato con cura un pranzo di famiglia. È la prima volta. Ma una nipote ha un piccolo incidente e l’appuntamento salta. Preoccupato, con addosso un po’ di amarezza, l’uomo esce a fare una passeggiata. E conosce Elena e Gaston, madre e figlio, soli come lui. Si siederanno loro alla sua tavola, offrendogli la possibilità di essere padre, nonno, in modo nuovo. Trasformando una normale domenica di novembre nell’occasione per riflettere sulle imperfezioni dell’amore, sui rimpianti, sulla vita che resta.

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Fabio Geda (Torino, 1972) ha scritto, tra gli altri, Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (Instar Libri 2007, Feltrinelli 2009), Nel mare ci sono i coccodrilli (Baldini & Castoldi 2010), L’estate alla fine del secolo (Baldini & Castoldi 2011), Se la vita che salvi è la tua (Einaudi Stile Libero 2014), Anime scalze (Einaudi Stile Libero 2017 e Super ET 2019), Una domenica (Einaudi Stile Libero 2019) e la serie per ragazzi Berlin (Mondadori 2015-2016). È tradotto in trentadue Paesi.

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