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ARRUINA di Francesco Iannone (recensione)

ottobre 14, 2019

“ARRUINA. Una favola oscura” di Francesco Iannone (Il Saggiatore): un esordio letterario

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di Eva Luna Mascolino

«Nascerà una bambina, e avrà il tuo sangue, e il tuo sangue ti giudicherà. Lo dice il vento che nascerà, lo dicono le voci di tutte le donne gravide nei letti. La tua bambina nascerà e con lei nasceranno altri bambini. E le loro madri soffriranno molto, e le sentirai sgravidare in solitudine, maledire le poltiglie precipitate fra le loro gambe. Piccoli luminosi cumuli di carne». Si apre così Arruina, l’esordio narrativo del salernitano Francesco Iannone, edito di recente da Il Saggiatore: una favola oscura, come viene definita nel sottotitolo, che in 156 pagine è capace di costruire un intreccio denso e affascinante.

In dialetto campano l’arruina è la rovina, incarnata a quanto pare da un’ignara neonata soprannominata la Sperduta: secondo la profezia di alcune streghe chiamate Nerissime, infatti, la piccola sarebbe destinata a prosciugare la fonte segreta di Roccagloriosa, grazie alle cui acque le fattucchiere sono immortali da millenni. È per tale ragione che la bambina scompare, mentre il padre assiste inerme alla scena e inizia a raccontare in un perenne dialogo narrativo con la moglie i loro tentativi di ritrovare la figlia.

Con o contro di loro si schierano numerosi personaggi, dalla Briganta al Poeta Antico, dalla Sciangata al Matto, fino ad arrivare a ‘O’Mpasturato. Il loro percorso, però, non è lineare come potrebbe sembrare, né per le avventure che li riguardano né per la maniera in cui l’autore ha scelto di raccontarle. In primo luogo, a rendere singolari le vicende c’è infatti la preminente influenza del dialetto, dal quale Iannone prende ispirazione per creare una lingua fatta di assonanze e di formule antichissime, come in ogni favola che si rispetti.

In secondo luogo, c’è un uso della parola prettamente poetico, che rende il ritmo cadenzato e surreale come accade in poche opere di narrativa italiana contemporanea. Senza dubbio uno degli effetti di una simile scelta consiste nell’astrazione spazio-temporale della storia, se non fosse per pochi riferimenti geografici inconfondibili o legati a eventi accaduti nel corso degli ultimi cinquant’anni. Un’ulteriore conseguenza sul piano della fruizione dell’opera è poi rappresentata da un inevitabile rallentamento della lettura, arricchito da metafore plastiche e immagini oniriche sempre imprevedibili.

In una cornice già evocativa di per sé si inserisce, oltretutto, l’elemento mitologico: la trama si dipana secondo le regole d’oro dell’antichità, con aiutanti dalle caratteristiche extra-ordinarie, ambientazioni chimeriche e nomi di fantasia, per merito dei quali le tradizioni folkloriche e le leggende tipiche del sud Italia brillano di una luce nuova e sorprendente. Il risultato è umile nel senso etimologico del termine, ovvero legato a doppio filo con l’humus, con la terra, che conduce contemporaneamente a un’elevazione graduale e a tratti sacrale.

In un’eterna lotta fra il bene e il male, quindi, al cui interno i significati allegorici degli elementi naturali si combinano secondo un modello in grado di rievocare la dimensione epica del mito, catturando chi legge in un ammaliante viaggio di salvezza reciproca. L’opera risulta per questi motivi pregnante e curiosa, fuori dagli schemi consueti della narrazione italiana a cui si è abituati negli ultimi tempi. Il suo tono forse rischia di diventare un po’ troppo pastoso in certi passaggi, eppure nel complesso coraggioso, intrigante, e con un finale a sorpresa che ben si addice al genere prescelto dal giovane e promettente scrittore.

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Arruina. Una favola oscura - Francesco Iannone - copertinaLa scheda del libro: Arruina (Francesco Iannone, Il Saggiatore, 2019)

Una favola oscura che si rifà alla tradizione fiabesca meridionale.

C’era una volta un paese in cui gorgogliavano i torrenti. Nel paese c’è una donna di mille anni che allatta bambini morti riesumati dalle ossa, un poeta che parla una lingua aliena, una vecchia con il latte nelle pupille, un contadino che in realtà è un cavallo, un matto che pesca lische di pesce dalla bocca di una tigre. C’è una terra piena di sterchi e pietraie, e chi vi cammina incontra presto la morte. C’è una città, che da questa terra non si può vedere, dove streghe chiamate Nerissime da millenni dissanguano i bambini e inghiottono acque acide da una fonte che le rende immortali. E c’è una bambina, un gracile corpuscolo di carne e sangue, di spirito e saliva, e nella bambina germoglia una maledizione antica: la sua nascita prosciugherà le acque della fonte mettendo in pericolo la vita delle Nerissime; solo la sua morte potrà garantire la sopravvivenza del male. Così, nottetempo, le streghe la rapiscono dal letto, e i disperati abitanti del paese, scortando i genitori della bambina, decidono di attraversare le asprezze della terra per salvarla. “Arruina”, opera d’esordio di Francesco Iannone, è una favola oscura che si rifà alla tradizione fiabesca meridionale, un romanzo che echeggia, intrecciandoli nel racconto di un’epopea inaudita, i traumi e le penombre delle fabule medievali, inquietanti e allegoriche, riscrivendole nella lingua del contemporaneo, in una storia in cui l’impossibile divora a ogni passo la realtà.

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Francesco Iannone è nato a Salerno. Arruina è il suo esordio nella narrativa.

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