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BUCHMESSE DI FRANCOFORTE: il libro italiano è in crescita

ottobre 16, 2019

Alla Buchmesse di Francoforte, in corso di svolgimento dal 16 al 20 ottobre 2019, sono stati diramati i dati di vendita dei libri italiani all’estero. Pubblichiamo la sintesi del rapporto e, a seguire, l’intervento del Presidente dell’Associazione Italiana Editori Ricardo Franco Levi

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Crescono ancora le performance all’estero del libro italiano: +9% nel 2018

Una significativa crescita dell’export nel 2018, con la vendita dei diritti che segna un +9% rispetto all’anno precedente, e un balzo del 5% nel giro d’affari dei primi otto mesi del 2019 per l’editoria di varia adulti e ragazzi nei canali trade (librerie, Gdo, store online compresa stima Amazon), che dopo quasi otto anni vede aumentare anche il numero di copie vendute: +4%. Con questi numeri l’editoria italiana si presenta alla Buchmesse di Francoforte più forte sul piano internazionale, confermando inoltre la sua prima posizione tra le industrie culturali del Paese.
Come evidenziato dal Rapporto dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sullo stato dell’editoria 2019 – presentato oggi alla Fiera Internazionale del libro di Francoforte (la sintesi è in allegato) – negli ultimi quindici anni la crescita media annua dei diritti venduti all’estero è stata del 19,9%, trainata dall’editoria per bambini e ragazzi e in anni più recenti dalla narrativa: insieme rappresentano oltre il 60% dell’export.
Il presidente di AIE Ricardo Franco Levi ha parlato, in riferimento alla crescita dell’export, di “risultati straordinari, che tuttavia crediamo possano essere ulteriormente migliorati”. Si guarda al Salone del libro di Parigi nel 2021 e a quello di Francoforte del 2023, “due occasioni in cui l’Italia ospite d’onore avrà grandissime opportunità di promozione insieme culturale ed economica, com’è sempre quando si parla di libri (l’intervento integrale è in allegato)”.
Il sottosegretario al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo Anna Laura Orrico ha dichiarato: “Il governo è impegnato a promuovere la lettura e a definire misure concrete che riconoscano all’editoria quel ruolo strategico che gli è dovuto. Vogliamo lavorare ad una nuova legge per l’editoria che, sul modello della legge sul cinema, aiuti e sostenga tutta la filiera del libro, dagli editori ai distributori, alle librerie, ai lettori”.
L’Italia è presente alla Buchmesse, il più importante appuntamento internazionale per lo scambio di diritti, in programma fino al 20 ottobre a Francoforte, con 252 editori e agenti. Lo Spazio Italia organizzato dall’AIE, Ministero dello Sviluppo Economico e ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – riunisce 134 editori in oltre 500 metri quadrati di spazio espositivo. Tra gli editori italiani presenti anche 4 aree regionali: Lazio, Piemonte, Sardegna e Veneto.Il Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2019 presentato a Francoforte evidenzia una crescita del 2,1% dell’intero settore (editoria di varia, scolastica, universitaria, professionale) nel 2018 (3,17miliardi di euro), comprendendo in questo dato il peso di Amazon (stimato da AIE) e l’usato. L’anno precedente la crescita era stata del 4,5%. “Questo risultato conferma che, a parità di perimetro di mercato e al netto dei ricavi pubblicitari, della spesa per l’acquisto di hardware e dispositivi per l’accesso ai contenuti e dei contributi pubblici, l’industria editoriale resta la prima industria culturale del Paese” ha ricordato Levi. Risultati positivi sono stati registrati anche per il numero di imprese attive (+1,4%), il numero di titoli pubblicati (+9,8%) e quello dei titoli commercialmente vivi (+10,1%) che sono oltre 1,2 milioni.

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L’intervento del Presidente dell’Associazione Italiana Editori Ricardo Franco Levi

Risultati immagini per Ricardo Franco Levi letteratitudinenewsTornare ogni anno a Francoforte è sempre un motivo di soddisfazione e di orgoglio, giacché girare per il padiglione in cui sono gran parte degli editori del nostro paese, e in quelli specializzati in cui è inevitabile imbattersi in altri stand italiani, fornisce una rappresentazione plastica del ruolo e dell’importanza della nostra editoria nel panorama internazionale.
Quest’anno gli editori italiani presenti in Fiera sono 252, a dimostrazione di una vitalità e di una propensione internazionale che non teme confronti con il resto d’Europa. Poco più della metà (134) sono nei 500 mq dello Spazio Italia, che cresce ogni anno grazie a una collaborazione tra pubblico e privato e tra Regioni e Governo centrale. Alla realizzazione dello spazio hanno infatti contribuito, con la nostra associazione, il Ministero dello Sviluppo Economico, l’ICE, l’Agenzia nazionale del turismo, gli Istituti italiani di cultura di Berlino e Colonia assieme a quattro Regioni: il Lazio, il Piemonte, il Veneto e la Sardegna. Il tutto si traduce in una straordinaria opportunità per i piccoli editori italiani che – è importante ricordarlo – costituiscono la stragrande maggioranza degli associati AIE, specchio fedele di un’industria libraria dalle mille sfaccettature. Una dimostrazione del valore dell’unità di intenti e della capacità di “fare sistema” a livello nazionale per affrontare le sfide complesse che un mondo sempre più globalizzato propone.
Quest’ampia presenza e la qualità della collaborazione che l’ha resa possibile sono il miglior viatico per i due appuntamenti che ci aspettano nei prossimi anni: nel 2021 a Parigi e nel 2023 qui a Francoforte. Due occasioni in cui l’Italia ospite d’onore avrà grandissime opportunità di promozione insieme culturale ed economica, com’è sempre quando si parla di libri.
Sarà un’opportunità per migliorare ulteriormente la capacità di esportare opere italiane. Attività sulla quale già vantiamo qualche record: anche nel 2018 abbiamo registrato una crescita del 9% del numero di traduzioni all’estero, ma i dati ancor più significativi sono quelli di medio periodo (dal 2014 la crescita è stata del 36,5%) e di lungo termine (nel 2001 le vendite di diritti erano meno di un quarto di quelle attuali!). Risultati straordinari, che tuttavia crediamo possano essere ulteriormente migliorati, e su questo è forte l’impegno dell’AIE, nella consapevolezza dell’importanza del libro e delle traduzioni nel quadro complessivo della promozione della cultura italiana all’estero.
L’ottica di medio e lungo periodo consente di interpretare meglio anche i dati del mercato editoriale in Italia che, come da tradizione, presentiamo a Francoforte. Il 2018 ha visto una crescita complessiva del mercato – comprensivo sia dei libri di varia sia di quelli educativi, professionali e scientifici – del 2,1%. Buona notizia, quindi, che tuttavia va vista in un’ottica di più lungo periodo come la capacità di tornare finalmente ai livelli del 2011, prima della più severa crisi che il settore ha vissuto dal Dopoguerra ad oggi. C’è voluto quasi un lustro per recuperare il crollo del fatturato (pari a quasi il 16%) del periodo 2011-2014. Dai poco più di 3,2 miliardi di euro del 2011 eravamo scesi a 2,7 miliardi nel 2014 per tornare nel 2018 a sfiorare il valore di partenza.
Un percorso da montagne russe che ha cambiato il volto del settore, in particolare se guardiamo ai canali di vendita. Nel 2011 le librerie indipendenti rappresentavano il 35% delle vendite, quelle di catena il 40%, la grande distribuzione era su un significavo 16% e l’online al 9% Oggi il quadro è totalmente diverso. Le librerie indipendenti sono scese fino al 24%, percentuale identica a quella
raggiunta dall’online. Le librerie di catena rappresentano il 45%, la grande distribuzione è crollata fino al 7%. Un cambiamento epocale, che se da un lato è comune a tutti i settori merceologici dall’altro è certamente accentuato nel nostro settore dalla virulenza della crisi. Quando il mercato crolla così rapidamente, moltissime librerie indipendenti sono costrette a chiudere; quando il mercato risale le nuove aperture sono più rare, perché nel frattempo i lettori si sono spostati su altri canali.
Ma la chiusura di una libreria è anche un depauperamento culturale di un territorio, che è molto grave nelle zone del paese – il Sud, i centri medio-piccoli – dove il tessuto delle librerie era più rado già prima della crisi.
Pur con queste difficoltà l’editoria libraria resta la prima industria creativa del paese con i suoi 3,2 miliardi di spesa dei consumatori. Ma i numeri che contano non sono solo quelli del fatturato. Perché l’editoria libraria è anche un ambito culturale per sua natura aperto a una molteplicità di imprese e di autori. Nel 2018 sono usciti quasi 79mila nuovi libri, prodotti da quasi 5mila diverse case editrici, e oggi i lettori italiani possono scegliere in un catalogo di 1,2 milioni di opere in commercio. Nulla come il libro è garanzia di pluralismo e diversità culturale.
Possiamo conservare l’orgoglio di un’industria antica – celebrata a settembre durante la “festa di compleanno” per i 150 anni dell’AIE – ma non vecchia, anzi innovativa, capace di reagire alla crisi, aperta al mondo, a suo agio con il digitale, non solo perché a fronte dei 79mila titoli cartacei sono stati pubblicati 51mila titoli in ebook, ma perché il digitale è ormai la forma prevalente nell’editoria scientifica e in molta parte di quella professionale e perché tutti i testi scolastici hanno versioni digitali e appendici online.
Ma la migliore dimostrazione della gioventù del libro è data da un altro numero: nel 2018 la quota dei libri negli acquisti dei diciottenni italiani con il Bonus cultura è stata del 69%. Dato sorprendente solo per chi non conosce il nostro settore e che fa guardare al futuro con maggior fiducia, senza però dimenticare i fattori critici che pesano come macigni sulle prospettive di sviluppo. Tra questi, indubbiamente i tassi di lettura è il più drammatico. Gli editori italiani si trovano ad operare in un paese che si colloca al diciannovesimo posto nell’Unione europea per tassi di lettura e all’ultimo posto per il livello di competenze di lettura. Solo il 24,8% della popolazione ha un’adeguata capacità di comprensione e analisi dei testi.
Guardando al futuro è consolante vedere che i figli leggono più dei genitori. A dispetto dei luoghi comuni, sono lettori l’87% degli under 18, contro il 62% della media della popolazione. Ma è una lettura che diventa anno dopo anno più frammentata, effimera, occasionale. Ci aveva già allarmato, in una ricerca di due anni fa, che solo il 5% dei giovani dichiarava di leggere più di un’ora continuativa al giorno. Ma la preoccupazione è cresciuta quando la stessa percentuale è crollata all’1% nell’indagine di quest’anno.
Non mi stanco di ripetere, quindi, che la lettura è un’autentica emergenza nazionale su cui investire risorse significative, non per il sostegno a un comparto industriale, ma per il futuro del paese. E che la promozione della lettura deve coinvolgere la scuola o, meglio, tutti i percorsi formativi, dalle materne alle università.
Siamo così convinti di questo assunto che da quattro anni promuoviamo #ioleggoperché, la cui nuova edizione aprirà sabato, il 19 ottobre. Abbiamo puntato e puntiamo tutto sulla scuola: sul rafforzamento delle biblioteche scolastiche e sulla crescita della capacità autonoma degli insegnanti e delle librerie e biblioteche che con essi lavorano nel creare forme nuove di promozione della lettura. Siamo partiti da uno studio, come spesso ci capita, forse perché abituati a vivere tra i libri. Nel 2011 avevamo promosso un’indagine sulle biblioteche scolastiche italiane – che stiamo proprio in queste settimane aggiornando – da cui erano emersi dati sconfortanti. Una dotazione media di 2.500 libri per biblioteca (3,9 per studente!), una spesa annua per acquisti di libri nuovi pari a 0,37 euro per ogni studente e tempi di apertura medi di 3 ore e mezza giornalieri. Cifre che avrebbero dovuto destare scandalo e chiamare all’azione il paese e che ci hanno indotto ad agire in prima persona. Quest’anno siamo arrivati a oltre 15.000 scuole iscritte e 2.400 librerie ad esse gemellate e contiamo di superare la somma di 1 milione di libri donati nelle quattro edizioni.
Ho volutamente alternato, nella disanima dell’editoria italiana di quest’anno, i toni dell’ottimismo alle note critiche, la fiducia nel futuro alla consapevolezza degli elementi di debolezza. Perché lo stato del libro nel nostro paese non si può dipingere con un solo colore. Ma soprattutto perché non esiste un solo futuro possibile, giacché il futuro sarà forgiato dalle nostre scelte, dalle capacità degli editori e dall’azione politica.
Coerentemente, chiudo con il dato positivo sul mercato di varia nel primo semestre 2019, che ha fatto registrare un eccellente +5% sul 2018. Ma allo stesso tempo, devo ricordare che il mercato continua a essere sostenuto da una misura che ha mostrato di funzionare molto bene, il Bonus cultura, che per i libri è stato ancor più importante grazie alla preferenza dei giovani italiani verso questo insuperabile, affascinante, futuribile mezzo di trasmissione.
È tuttavia una misura ancora provvisoria, che ogni anno rischia di esser cancellata. I prossimi mesi saranno affrontati dagli editori con l’incertezza sulle cifre da inserire nei preventivi per il 2020, e qualche patema, che ci auguriamo possa infine risolversi in una stabilizzazione della misura almeno per il tempo di questa legislatura.

(Fonte: AIE)

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