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LE MEZZE VERITÀ di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

ottobre 16, 2019

Pubblichiamo un estratto del romanzo LE MEZZE VERITÀ di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore – Traduzione di Manuela Francescon)

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Sarebbe stato più facile essere un vegetale, pensò, e in un modo o nell’altro, pian piano, la sua funzione nel mondo si sarebbe realizzata: non era necessario saltare in una volta sola dal cavolo a Dio. Lei invece era messa proprio male: i neonati erano a posto; anche i bambini piccoli erano ancora sani dal punto di vista spirituale. Ma c’era un punto, lungo il percorso che portava all’adolescenza, in cui si veniva declassati dallo status di bambini a quello di vegetali, spesso vegetali della peggior specie. Il Cristianesimo dava la colpa alla conoscenza carnale. Questa a May sembrava una grossa semplificazione, perché le venivano in mente numerose persone orribili e tragicamente involute che quanto a conoscenza carnale non potevano… In ogni modo quell’uomo interessante aveva detto che il sesso era cosa buona, se uno vi si accostava nella maniera corretta, salvo poi aggiungere che quasi nessuno sapeva quale fosse. Quanto a May, lei aveva pensato al sesso solo in un periodo della sua vita, i terribili mesi dopo che Clifford era stato ucciso, quando insieme al fardello insostenibile del dolore, aveva dovuto sopportare anche il desiderio inesausto del corpo. Perché il corpo non sembrava affatto disposto ad accettare il fatto che lui non ci fosse più, proprio come quei poveretti che perdono un arto e che continuano a provare prurito o fastidio in quella parte del corpo. Molte sue amiche avevano perso i mariti in guerra, ma May aveva capito in fretta che la perdita si poteva lamentare solo sul più casto piano affettivo – la sedia vuota davanti al focolare – mentre per il letto vuoto e per il corpo dolente di desiderio non c’era spazio nel protocollo sociale del lutto. May non si era mai “accostata” al sesso prima di conoscere Clifford: erano arrivati nella sua vita insieme. Si era innamorata di lui all’istante e aveva scoperto subito con meraviglia quante strade si aprissero alla vita quando si amava qualcuno. Avevano avuto quattro anni di pura felicità guastata solo dalle frequenti interruzioni: l’ombra della guerra c’era stata sempre, all’inizio come vaga minaccia ancora distante e di là da venire, un po’ come la morte agli occhi di un bambino; dopo la nascita di Oliver c’erano stati dei mesi in cui Clifford – impegnato nei corsi di navigazione al Naval Training Establishment – lavorava duramente ma riusciva a tornare a casa di frequente. Che a quei tempi era un appartamento di due camere nella mansarda di una casa piuttosto cadente a Brighton. Erano poveri – vivevano della paga da sottotenente di Clifford e della piccola rendita di May, cinquanta sterline l’anno – ma Clifford si era procurato una bicicletta di seconda mano per andare al lavoro e May era diventata abilissima a cucinare piatti esotici a base di verdure. Inoltre, aveva concluso Clifford, i neonati erano uno dei lussi più a buon mercato che la gente potesse concedersi. Poi la guerra era arrivata davvero: un bel pomeriggio di primavera lui era tornato prima e lei gli era corsa incontro tremando di una gioia inaspettata… era appena stato nominato tenente e assegnato a una fregata che partiva l’indomani mattina alle cinque. Lei si era seduta nella cucina oscurata fissando la tazza piena per metà e chiedendosi come avrebbe fatto a sopportare questo. Ecco cosa fu per lei l’inizio della guerra: amare qualcuno, separarsi da lui per un tempo imprecisato (settimane, mesi, anni? Oltre non riusciva ad andare) sapendo che per lavoro avrebbe rischiato la vita chissà dove, sapendo che questa sarebbe stata la normalità per chissà quanto tempo. Seduta in quella cucina, concepì un odio sordo per gli uomini che avevano inventato, consentito e messo in atto una cosa mostruosa, disumana e inutile come la guerra. Persino lui… May aveva percepito la sua eccitazione, il suo orgoglio per quel dannato pezzetto di pizzo dorato, la sua perfetta adesione al fatto che l’Ammiragliato potesse con totale arbitrio strapparlo ai suoi affetti familiari e mandarlo da qualche parte a combattere e forse a morire…

(Riproduzione riservata)

© Fazi editore

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La scheda del libro: “Le mezze verità” di di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore – Traduzione di Manuela Francescon)

May Browne-Lacey ha da poco sposato in seconde nozze il Colonnello Herbert; entrambi hanno figli dai precedenti matrimoni e vivono in una casa di singolare bruttezza nelle campagne del Surrey, fortemente voluta dall’uomo e acquistata con l’eredità di May.
Alice, la figlia di Herbert, si sta per sposare, più per fuggire dal padre che per amore. Il Colonnello non piace nemmeno ai due figli di May, Oliver ed Elizabeth: lo considerano un borioso tiranno che si comporta in modo strano e opprime la madre. Oliver, un ventenne brillante e ironico, abita a Londra, non ha un lavoro stabile e vorrebbe tanto sposare una donna ricca che lo mantenga. Elizabeth, la sorella minore, che nutre un complesso di inferiorità nei suoi confronti, è una ragazza ingenua e sentimentale. Quando quest’ultima decide di trasferirsi a casa del fratello per cercare lavoro, May, rimasta sola nel Surrey con Herbert, inizia a pentirsi amaramente di averlo sposato. Intanto Elizabeth trova lavoro e anche l’amore, Oliver cerca la sua ereditiera mentre si fa mantenere dalla sorella, e Alice, incinta e infelice, vorrebbe scappare di nuovo. In questo sottile ritratto di una famiglia in crisi, ognuno deve fare i conti con una mezza verità che lo tormenta; ma la tragedia è dietro l’angolo e quando arriva spazza via quell’aria di non detto che così a lungo ha gravato sui protagonisti.
Attraverso la sua scrittura audace e affascinante, in Le mezze verità Elizabeth Jane Howard trascina il lettore in una commedia dalle sfumature noir che è anche un romanzo sulle molteplici declinazioni dell’amore: l’amore coniugale, quello familiare, quello passionale e quello che proprio amore non è.

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Elizabeth Jane Howard (Londra, 1923 – Bungay, 2014): figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite da parte del padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo. Oltre ai cinque volumi della saga, Fazi Editore ha pubblicato i romanzi Il lungo sguardo, All’ombra di Julius e Cambio di rotta.

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