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NERO DI SIENA di Mario Falcone: incontro con l’autore

ottobre 16, 2019

NERO DI SIENA di Mario Falcone (Ianieri editore): incontro con l’autore

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Mario Falcone è tra gli sceneggiatori più noti in Italia. Ha firmato alcune delle fiction televisive di maggior successo – “Padre Pio”, “Ferrari”, “La Guerra è finita” “De Gasperi, l’uomo della speranza”. “Einstein”, “Francesco” – e vinto numerosi premi nazionali e internazionali.
Da qualche anno organizza workshop di sceneggiatura e scrittura creativa ed è inoltre un apprezzato Writing Coach.
In qualità di scrittore ha pubblicato i seguenti romanzi:  “L’alba nera” – Fazi Editore 2008 (pubblicato in Francia da Edition la Table Ronde),  “Un’amara verità” – Atmosphere Libri – 2013 (romanzo vincitore del Grangiallo a Castelbrando 2013), “La stagione dell’odio” – Self publishing Amazon 2014, “Lo Chef degli Chef” (Odoya Meridiano zero Editore 2018).

Nero di Siena” (Mario Ianieri Editore 2018), tra i romanzi ammessi a partecipare al prestigioso premio “Giorgio Scerbanenco 2019” dedicato alla letteratura noir, è il suo ultimo libro: abbiamo incontrato l’autore e gli abbiamo chiesto di parlarcene…

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«L’idea di “Nero di Siena” nasce nel 2015 e prende spunto dalle tormentate vicende del Monte dei Paschi di Siena», ha spiegato Mario Falcone a Letteratitudine. «Il titolo originario del romanzo era “A titolo provvisorio”, poi, per una pura questione di marketing, e dietro invito di Mario Ianieri, l’editore del romanzo, abbiamo cambiato titolo facendo diventare appunto “Nero di Siena”. Come si evince da questo brevissimo prologo, il romanzo è stato scritto in tempi non sospetti, rispetto ai gravi fatti di cronaca che hanno interessato la bellissima città toscana, fatti legati sempre al fallimento della famosa e vecchissima banca, la cui fondazione risale all’anno 1200 circa.
“Nero di Siena” è un romanzo che parla di padre e figli e della perdita dell’innocenza (che nel caso della città di Siena è stata veramente traumatica).
É il primo episodio di una trilogia tutta imperniata sulle vicende umane e professionali del protagonista, il vicequestore della Polizia di Stato Lorenzo Brandi, un uomo rude, spigoloso, pieno di difetti, ma con un appeal morale decisamente oltre la media.
Malapolitica, banche, ‘Ndrangheta, festini a sfondo sessuale, traffico di droga e Massoneria. Un verminaio dentro cui convivono interessi, vizi privati, segreti tenuti nascosti da decenni. Questo l’universo marcio e corrotto fino al midollo che Lorenzo Brandi si trova a dover affrontare a Siena, la città del Palio, del Panforte e del Monte dei Paschi, ora scenario del duplice ed efferato omicidio di un famoso e ricco banchiere e di sua moglie.
Trasferito da Catania in Toscana con la speranza di potersi gettare alle spalle i turbolenti anni trascorsi in Sicilia a combattere mafia e poteri forti, Brandi, poliziotto affascinante ma decisamente scomodo, si ritrova a gestire una indagine difficile e complicata a causa dell’identità delle vittime, tra i personaggi più in vista della città, e a scontrarsi con l’ottusa omertà di chi sa ma non parla per paura o per convenienza.
Con il trascorrere del tempo, l’indagine si trasforma in un gioco di specchi che coinvolge sempre più  Brandi andando a toccare il suo passato e a incidere pesantemente sul suo turbolento presente. »

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Estratto del romanzo

Tornato nel salone con il volto devastato dalle lacrime, Lorenzo sprofondò sul divano sempre più ubriaco e strafatto. Attorno a lui, intanto, gli oggetti presenti nella stanza si erano sollevati da terra e avevano cominciato a danzare al ritmo di un valzer di Strauss.
Ricordare faceva male, riapriva ferite mai del tutto rimarginate, ridava vigore a rancori mai sopiti e linfa a recriminazione e rimpianti. Nonostante questo concentrico bombardamento di emozioni negative, alla fine Lorenzo riuscì ad addormentarsi ma, fin da subito, il sonno, e non poteva essere altrimenti, si dimostrò particolarmente agitato e confuso fino a che sulla scena non irruppe un bambino.
Era davanti allo specchio: avrà quattro, cinque anni. Era vestito di tutto punto: pantaloncini di velluto a coste grigio con bretelline rosse, camicia bianca, cravattina a farfalla rossa e un gilè di lana. Il bambino si ammirava soddisfatto, alle sue spalle i genitori stavano finendo di prepararsi per uscire.
D’un tratto, però, il bambino si bloccò ma, dopo pochi attimi, una forza misteriosa cominciò ad attrarlo sempre di più verso la superficie dello specchio fino a inghiottirlo per poi risputarlo all’interno di un piccolo cimitero di campagna. Il bambino, per nulla spaventato, prima si guardò intorno curioso, quindi dopo aver preso confidenza con il posto, si aggirò tra le tombe che, a poco a poco, si trasformarono in tanti specchi in cui si rifletteva la sua immagine che si moltiplicava in maniera esponenziale fino a svanire, per trasformarsi in un mare in tumulto sorvolato da un branco di gabbiani gracchianti.
Lorenzo si svegliò con uno scatto, rantolando come se stesse soffocando. Si recò in bagno e mise la testa sotto il getto dell’acqua fredda. Tornato nel salone guardò l’ora sul display dello smartphone: erano solo le tre del mattino. Afferrò il portatile, lo accese e dopo essersi assicurato che il mondo, benché acciaccato girasse ancora, si collegò a un sito di escort di tutti i tipi e per tutti i gusti.
Mezz’ora dopo qualcuno suonò al citofono del portone.
«Ciao sono Lin Wu».
«Prego, sali, quarto piano» disse Lorenzo spostandosi.
Questo non l’aveva mai detto a Giorgio Larroia, ma le orientali lo avevano attratto da sempre e cioè da quella volta che era volato a Bangkok per prelevare un pericoloso latitante della mafia siciliana che si era rifugiato nella capitale thailandese.
Nei tre giorni che erano occorsi per sbrigare tutte le faccende burocratiche e imbarcare su un aereo il mafioso, Lorenzo aveva avuto anche il tempo per socializzare. Nella fattispecie aveva subito stabilito un’intesa con una giovane collega della brigata criminale della polizia thailandese. La ragazza, che parlava correttamente almeno tre lingue, oltre a fargli da guida attraverso le bellezze artistiche della sua città, gli indicò anche la strada per il suo letto e Lorenzo si sentì come un navigatore alla scoperta di un continente ancora inesplorato. Da allora in poi, ogni qual volta ne ebbe l’occasione, non rinunciò ad andare a letto con una donna dagli occhi a mandorla.
Da ognuna, sia che fosse cinese, giapponese, thailandese, filippina, vietnamita, cambogiana o coreana, Lorenzo aveva appreso qualcosa sull’arte amatoria orientale ma ancora non aveva visto tutto.
Lin Wu pesava non più di cinquantacinque chili ma fisicamente era perfetta. I trecento euro che aveva chiesto per la sua prestazione a domicilio li valevano tutti dal momento che si prese cura delle angosce di Lorenzo con lo stesso calore del sole primaverile che bacia i campi dopo una notte di vento e tempesta. Nonostante l’abbigliamento provocante, Lin non era volgare, o meglio non lo era nelle movenze che aprivano e chiudevano le diverse posizioni amatorie presenti nel suo vasto e personalissimo repertorio.
Poi Lin propose di fumare dell’hashish, Lorenzo però preferì l’erba che gli aveva venduto il marocchino. D’un tratto mentre stavano nudi stravaccati sul divano, Lin sorrise.
«Cos’è che ti fa ridere?»
«Vuoi che t’insegno una cosa?»
«Cosa?»
«Chiudi gli occhi».
«Dimmi prima cos’è?» chiese Lorenzo.
«Una posizione molto antica, si chiama “Loto d’oro”».
«E sarebbe?»
«Tu chiudi gli occhi e lo capirai da solo».
Lorenzo, ancora abbondantemente strafatto, fece come Lin gli aveva chiesto e chiuse gli occhi. Un istante dopo sentì l’alluce del piede destro della ragazza, di cui aveva già apprezzato la bellezza, farsi spazio tra le sue labbra.
Lorenzo non oppose resistenza e cominciò a succhiare il dito di Lin mentre la mano si spostava verso il basso.
Dopo che Lin se ne fu andata, Lorenzo attese l’alba facendo zapping televisivo seduto sul divano fino a che non beccò un film che attirò la sua attenzione già dal titolo: Il cattivo tenente. Lo vide e gli piacque molto perché sia la storia che il personaggio, interpretato da Harvey Keitel, gli ricordavano qualcuno che conosceva molto bene. Qualcuno che, come il poliziotto corrotto e tormentato raccontato da Abel Ferrara, dopo aver perso la ragione stessa della propria esistenza cercava qualcosa che lo riscattasse, che lo redimesse e lo emendasse da tutte le sconcezze commesse anche grazie al potere conferitogli dalla sua professione. Ma se il tenente di Ferrara alla fine trovava il bandolo della sua matassa esistenziale nel perdono, Lorenzo questa opzione ancora non l’aveva contemplata per niente, anzi, non vedeva l’ora di tornare a Siena, riprendere le indagini e inchiodare alle proprie responsabilità l’autore di quello scempio.
L’indomani mattina, durante il tragitto che da casa dei genitori lo avrebbe condotto al cimitero di Prima Porta, Lorenzo ripensò più volte alla scena finale di quel film che l’aveva turbato fortemente. Per fortuna, però, quando si ritrovò di fronte alla lapide della tomba del padre venne avvolto, anche se momentaneamente, da un senso di pace e serenità che cercava ormai da molto tempo senza riuscire tuttavia a trovarlo.
Dopo aver pulito dalle foglie secche la lapide e liberato la foto dalla patina di polvere e terra che si era depositata con il tempo, Lorenzo si sedette per terra e raccontò al padre quella difficile e turbolenta fase della sua vita e la preoccupazione per la malattia che aveva colpito la madre.
«Mai come ora avrei bisogno di te, papà, dei tuoi consigli, della tua forza e della tua moralità, mi sono perso, non so più cosa sia la pace e non riesco più a trovare quella luce che mi condurrebbe a casa. Aiutami a trovarla papà, ti prego, e se puoi, prenditi cura della mamma».

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La scheda del libro: “Nero di Siena” di Mario Falcone (Ianieri editore)

Nero di Siena - Mario Falcone - copertinaMalapolitica, mafia, traffico di droga e massoneria. Un verminaio dentro cui convivono interessi, vizi privati, segreti tenuti nascosti da decenni. Questo l’universo marcio e corrotto fino al midollo che Lorenzo Brandi, vicequestore della Polizia di Stato, scopre a Siena, la città del Palio, del Panforte e del Monte dei Paschi, ora scenario del duplice ed efferato omicidio di un famoso e ricco banchiere e di sua moglie. Trasferito da Catania in Toscana con la speranza di dimenticare i turbolenti anni trascorsi in Sicilia a combattere mafia e poteri forti, Brandi, poliziotto affascinante ma spigoloso e scomodo, si ritrova a gestire una indagine difficile e complicata a causa dell’identità delle vittime, tra i personaggi più in vista della città, e a scontrarsi con l’ottusa omertà di chi sa ma non parla per paura o per convenienza. Con il trascorrere del tempo, l’indagine si trasforma in un gioco di specchi che coinvolge sempre più Brandi andando a toccare il suo passato e a incidere sul suo turbolento presente.

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