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COMPANY PARADE di Margaret Storm Jameson (un estratto)

ottobre 28, 2019

Pubblichiamo un estratto del romanzo COMPANY PARADE di Margaret Storm Jameson (traduzione di Velia Februari – Fazi editore)

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Quando si svegliava al mattino, erano due i momenti in cui si sentiva infelice. Il primo era quando pensava al piccolo Richard che, nell’istante in cui la porta della sua cameretta si apriva, alzava la testa, ma di lei non chiedeva mai. L’avrebbe cercata senza dire niente, e dalla sua espressione nessuno avrebbe capito che sentiva la mancanza della madre. Il secondo era quando, aprendo la porta per recuperare il vassoio della colazione, non trovava lettere ad attenderla. Dopodiché non le restava altro che correre alla finestra per decidere quale dei due cappotti indossare quel giorno. Se trovava una lettera di Penn, suo marito, la leggeva e la rileggeva mentre faceva colazione, delusa dalla laconicità e dalla penuria di informazioni, per poi cancellarla completamente dai suoi pensieri non appena scendeva in strada. Penn era di stanza nel Kent come ufficiale di terra dell’Air Force: la guerra per lui era stata un piacevole tour di magazzini, parchi e aeroporti militari in Inghilterra. Quando Hervey pensava a lui, lo faceva con impazienza e tenerezza, come si pensa a qualcuno che non dovrebbe piacerci, ma a cui non possiamo smettere di voler bene.
In agenzia, Hervey divideva l’ufficio con un redattore d’esperienza, e lei era la sua assistente.
Quel mattino, quando Hervey arrivò in ufficio, Renn le consegnò otto fogli battuti a macchina sul processo di saldatura ad arco elettrico e le disse di riassumere il testo in duecento parole. Voltandosi, le disse: «Non credo che tu ne sia capace, ma almeno provaci».
Invece Hervey si dimostrò più che all’altezza del compito. Quando gli consegnò il lavoro finito, Renn si stava stringendo la gamba dolorante. Diede una scorsa al testo, annuì e disse: «Ora prova a buttare giù sei parole sul nuovo sapone Charel, da abbinare alle immagini. Prendi i miei testi e leggili attentamente». Parlò con pacatezza, nello sforzo di apparire calmo. Una goccia di sudore gli scese dalla tempia fino allo zigomo.Hervey tornò alla scrivania e lesse otto diverse descrizioni del sapone. Le sei parole non si palesarono. Compose qualche breve frase di getto e la strappò per la disperazione.
La sua mente era come paralizzata: più cercava di concentrarsi, più si sentiva stupida. Sto solo perdendo tempo e sono una buona a nulla, pensò. Era così arrabbiata e a disagio che neppure rispose quando Renn la interpellò.
Nel pomeriggio il direttore dell’agenzia, il signor Shaw-Thomas, mandò a chiamare lei e Renn.
«Non sta affrontando il lavoro come dovrebbe», le disse con il suo solito sorriso mefistofelico. Quando il signor Shaw-Thomas voleva mettere una pulce nell’orecchio a qualcuno, posava la mano sulla scrivania e sorrideva, sfoderando piccoli denti appuntiti. E le sue parole si conficcavano in testa, come una strana falena infilzata su una bacheca. «So che lei sa scrivere, ma scrivere per la pubblicità è un’arte raffinata. O meglio, dovrebbe esserlo. A dire il vero alla pubblicità manca uno Shakespeare. Il posto è vacante, se le interessa, signorina Russell. E il settore è… se mi concede la franchezza… prolifico. Quanti romanzieri o poeti riescono a farsi leggere da ricchi, poveri, nobili, ignoranti, famosi, colti, felici, tristi, volgari, superbi, rassegnati? Tenga a mente che le persone possono scegliere quale libro leggere, mentre il suo compito è indurle con l’inganno a leggere la pubblicità. E riuscirà a farlo solo quando crederà in ciò che scrive. Deve essere convinta con tutta se stessa che l’olio da barba alla mandorla Charel è l’olio più puro al mondo prima di mettersi a scrivere una sola parola. Se casualmente lei venisse a sapere che contiene del comunissimo olio di cotone, deve mettere in atto quella che i filosofi definiscono “sospensione dell’incredulità”. Così facendo lei disporrà della sincerità necessaria a scrivere bene. La grande pubblicità è espressione di profonda sincerità emotiva. Il rischio che corre una giovane donna preparata come lei è di impiegare solo l’intelligenza o il cinismo. Lo eviti a ogni costo». La osservò un momento e aggiunse: «Sono incompatibili con la vera emozione». Le rivolse un cenno della testa. «E ora mi auguro di aver fugato ogni dubbio riguardo alle sue capacità, signorina Russell. Sono sicuro che presto mi darà ragione».

(Riproduzione riservata)

© Fazi editore

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La scheda del libro: Company Parade” di Margaret Storm Jameson (traduzione di Velia Februari)

Introduzione di Nadia Terranova

Nel 1918, all’indomani dell’armistizio che pone fine alla grande guerra, la giovane Hervey Russell racchiude tutta la sua vita in un baule e dallo Yorkshire si trasferisce a Londra, lasciandosi alle spalle il marito e il figlio piccolo. Non ha denaro né esperienza, ma ha la forza di volontà della nonna imprenditrice e i sogni della gioventù; è forte e vulnerabile al tempo stesso, a muoverla sono la voglia di affermarsi e il desiderio di assicurare al figlio un futuro migliore. Mentre tenta di sfondare come scrittrice, di giorno lavora in un’agenzia pubblicitaria e la sera vaga per le strade della città, sola ma libera, lasciandosi deliziare da ogni particolare. Nemmeno la sofferenza al pensiero del figlio lontano riesce a oscurare l’euforia della novità e la consapevolezza di chi sta facendo la cosa giusta per sé. Hervey è una donna in un mondo di uomini: il capo David Renn, veterano solitario e disilluso; i due amici storici, ex soldati che hanno in mente di dare vita a un nuovo giornale; e poi scrittori presuntuosi, intellettuali salottieri e spregiudicati uomini d’affari. Anche il marito, ogni tanto, torna a fare capolino, mentre l’amante vuole portarla con sé in America.
Un meraviglioso affresco dell’ambiente culturale del tempo, con tutto il brio e l’effervescenza del mondo editoriale e pubblicitario londinese, si amalgama a un lucido spaccato della vita quotidiana dell’epoca, segnata dallo spaesamento e dalla frustrazione dei reduci e dei giovani lavoratori. In primo piano, però, ci sono la storia di una giovane protagonista coraggiosa e l’evoluzione delle conquiste femminili che hanno cambiato per sempre la vita delle donne.
Per la prima volta nelle librerie italiane, Company Parade è il capitolo iniziale della trilogia Lo specchio nel buio, opera avvincente e raffinata considerata un manifesto dell’emancipazione femminile.

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Margaret Storm Jameson: nata in una famiglia di costruttori navali, è stata una giornalista e scrittrice inglese. Nel 1919, a Londra, lavorò per un anno come copywriter per una grande agenzia pubblicitaria. Tra il 1923 e il 1925 fu la rappresentante in Inghilterra dell’editore americano Alfred A. Knopf. Suffragetta e femminista, nel 1939 è diventata la prima donna presidente dell’English PEN. Liberale e antinazista, nel 1952 firmò l’introduzione all’edizione inglese del Diario di Anna Frank. Nello stesso anno venne inoltre insignita del ruolo di delegata dell’UNESCO Congress of the Arts. Autrice molto prolifica, ci ha lasciato romanzi, racconti, saggi letterari e critici e un’autobiografia in due volumi.

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