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IL CANTO DEL MARE di Paola Tricomi

ottobre 28, 2019

IL CANTO DEL MARE di Paola Tricomi (Algra editore)

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Nel mistero di ogni destino

di Gabriella Grasso

“A chi ogni giorno tenta di riscrivere il destino proprio e altrui” è dedicato l’ultimo lavoro di Paola Tricomi, autrice colta e sensibile che abbiamo conosciuto attraverso i suoi versi, le raccolte poetiche “La voce a te donata” e “Il nome del nulla”, sillogi apprezzate da intellettuali e poeti del calibro di Maurizio Cucchi. Stavolta Paola propone un racconto lungo (o romanzo breve, se si preferisce) intitolato “Il canto del mare”, edito da Algra, costruito attorno al tema del destino e arricchito dai suggestivi dipinti di Carlo Cordua. Attraverso le vicende della giovane Elisabeth, ingegnere informatico che vive in California e si occupa di intelligenza artificiale, con una grande passione per le immersioni subacquee e per gli oggetti e le tracce del passato, l’autrice sviluppa una riflessione sofferta sull’ineluttabilità o meno di ogni destino, tanto a livello personale quanto universale. Durante una delle sue attività di immersione, Elisabeth si imbatte in modo casuale in una conchiglia misteriosa che reca un’indecifrabile iscrizione e che rappresenta un mistero ossessionante ed una sfida importante: sono segni che dal passato giungono fino a noi, gettando una luce sul presente e permettendo, forse, di conoscere il futuro.  La giovane protagonista si getta a capofitto nella ricerca dei possibili significati nascosti, incompresa e talvolta derisa da colleghi ed amici; ad un certo punto decide addirittura di lasciare tutto e trasferirsi, per seguire le sue ricerche, in Nuova Zelanda, dove secondo un’antica leggenda alcune particolari conchiglie recano al proprio interno misteriose iscrizioni, opera di popolazioni indigene. Per tre mesi Elisabeth lavora alacremente alla risoluzione del mistero, alla testa di una squadra di esperti che la coadiuva in questa delicata missione, che a poco a poco assorbe completamente ogni aspetto della sua vita e della sua persona. Scoprire il segreto del destino delle anime, inciso nell’interno delle conchiglie, diventa il suo unico pensiero.  Arriverà a quel momento tanto desiderato, ma…un’inattesa rivelazione la bloccherà.
Il racconto comunica, nel momento rivelatore del mistero, il sapore amaro della presa di coscienza di una condizione personale che può tracciare in modo perentorio e inevitabile tutto il percorso di una vita, rendendo impossibile qualsiasi forma di libertà. A meno che, pensa la protagonista, l’unico modo per essere liberi sia rinunciare proprio alla vita, con il suicidio. “Accettare il proprio destino sarà come accettare di essere chi si è quando le stelle alla tua nascita hanno inciso dentro te ogni istante futuro. Diversamente c’è il tradirsi come farò io, perché sapendo non è più possibile esistere. Ma sarà la libertà?” Lo stesso dilemma si propone a livello generale, per l’umanità tutta, il cui destino è scritto nelle conchiglie studiate da Elisabeth, che è riuscita a penetrarne il mistero e ne è sconvolta.
E’ questo un punto cruciale nella storia della protagonista, come lo è per ognuno di noi, quando ci troviamo in situazioni che limitano, soffocano o rendono quanto mai incerto il nostro percorso di vita e ci mettono a diretto e duro contatto con la precarietà della nostra condizione umana. L’autrice del racconto convive dalla nascita con una malattia degenerativa che ha inevitabilmente inciso nell’organizzazione della sua quotidianità e nella percezione di se stessa e del mondo circostante (il ricavato delle vendite del libro è in parte devoluto all’associazione NeMO che, presso le sedi di Arenzano, Milano. Roma e Messina, si prefigge appunto la lotta alle malattie neuromuscolari).  Non ha voluto però mai accettare passivamente questo aspetto del suo “destino” personale, ma lo ha vissuto sempre con grinta, provando a “riscriverlo”, come recita nella dedica iniziale, quotidianamente. E spronando gli altri, i suoi lettori e i ragazzi delle scuole in cui racconta la propria esperienza, a fare altrettanto, consapevole che la malattia è solo una manifestazione, forse più evidente di altre, degli inevitabili condizionamenti che tutti viviamo giornalmente. Una prova del nostro essere fragilmente e meravigliosamente precari, ma con una missione da compiere. La stesura di questo libro è avvenuta nel momento più duro dell’esperienza personale dell’autrice, quando la malattia si era rapidamente aggravata e Paola si è trovata a lottare tra la vita e la morte. Le amare, a tratti disperate riflessioni di Elisabeth, sono frutto di questo momento, ma potrebbero metaforicamente riferirsi ad ogni nostra forte crisi personale. Il finale inaspettato rivelerà una prospettiva più ampia, che ci riporta al senso profondo dell’essere uomini, fratelli, custodi l’uno dell’altro e della propria vita, facile o difficile, breve o lunga che sia. Del proprio destino, da scoprire con mente lucida e vivere con coraggio.

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