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L’ULTIMO SACERDOTE di Valeria Sara Papini (l’introduzione di Marco Malvaldi)

novembre 5, 2019

Pubblichiamo l’introduzione del romanzo “L’Ultimo Sacerdote” di Valeria Sara Papini (Homo Scrivens) firmata da Marco Malvaldi

Un thriller storico-familiare fra indagini e misteri legata alla vera storia di David Lazzaretti, il Messia dell’Amiata, e che segna l’esordio nell’editoria per la giovane avvocatessa pisana di origini abruzzesi Valeria Sara Papini

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“L’Ultimo Sacerdote” sarà presentato in anteprima nazionale venerdì 8 novembre alle 19 (Sala Rossa) al Pisa Book Festival. Assieme all’autrice, Valeria Sara Papini, saranno presenti lo scrittore Marco Malvaldi, l’editore Aldo Putignano (Homo Scrivens), l’onorevole Patrizia Paoletti Tangheroni (Presidente Fondazione Teatro Verdi di Pisa), la poetessa Entela Kasi (presidente Pen Albania).

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L’introduzione di Marco Malvaldi

Sui monti vicino a Pisa, accanto a un paese meraviglioso che si chiama Palaia, c’è un curioso tempietto. È il cosiddetto tempio della Minerva medica, fatto costruire nell’Ottocento presumibilmente da una loggia massonica che colà si riuniva.
Tutte cose che mi raccontava il mio amico Federico, che a Palaia ci passava le estati, e che una notte di luglio insieme ad altri amici mi portò in visita abusiva al tempietto. Scopo della visita, scoprii dopo, era quello di tentare di chiudermici dentro per scherzo; ma siccome erano miei amici, li conoscevo bene e sapevo che erano un poco delle merde, per cui mi tenni sempre a opportuna adiacenza dalle porte.
D’altronde, la casa di Federico era il luogo deputato per scherzi di ogni tipo, nei quali non potevano mancare né lo spavento né l’aura religiosa. La casa, tanto per dirne una, era piena di busti di vescovi; a ogni angolo di corridoio, ti imbattevi in uno di questi lignei porporati, immobili nel loro proposito di condannarti per i tuoi peccati – i quali, essendo adolescente, erano pochi e quasi tutti circoscritti al sesto comandamento. Una volta, rimanemmo in parecchi a dormire; e nella camera assegnata a una delle nostre amiche, nel suo letto, mettemmo uno dei detti vescovi, dopo aver acceso due belle candele ai lati, sui comodini. (Sì, ero una merda anch’io.)
Credo che l’urlo che cacciò nell’occasione la nostra amica sia entrato nelle leggende del contado locale, e che ancora oggi ci sia qualcuno che si interroga sull’accaduto.
Le storie delle piccole città e dei paesi di montagna sono da sempre piene di comunità religiose, di ogni tipo. Da anonimi mantellati e incappucciati a comuni dove si praticano orge sacre, a congreghe dove un gran numero di polli vengono sgozzati non per finire allo spiedo, ma per aggiungerne il sangue allo spritz.
C’è un motivo, per questa onnipresenza?
Certo. La cara, vecchia realtà. Il fatto è che tali comunità religiose esistono davvero, e trovano il loro habitat naturale nel paese di montagna, là dove il confine tra eremitaggio e tranquillità è labile e confuso. Convivono, ma spesso non si integrano; per lo più si incastrano negli ingranaggi sociali del paese più vicino, oppure si scambiano una dignitosa e reciproca indifferenza.
Non avevo mai sentito parlare, prima di leggere questo libro, dei giurisdavidici; ma la storia che ci narra è una storia che davvero potrebbe inserirsi, un giorno, nei racconti degli anziani e nelle tradizioni orali dei cantastorie, quelli che un tempo giravano le piazze con la ghironda e oggi ti fanno la messa in piega con il phon.
È più che vera: è verosimile. Buona lettura.

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La scheda del libro

Un anello, un bastone e un sigillo sono i tre simboli del Messia dell’Amiata, David Lazzaretti, fondatore del Giurisdavidismo, la cui morte, avvenuta sull’Amiata nel 1878, è ancora addensata da domande e misteri che ora si intrecciano con le indagini dell’avvocato Anna Donati. Una storia vera che, dopo oltre un secolo, diventa la cornice di nuovi delitti ed enigmi che risvegliano memorie e storie di famiglia nei luoghi più affascinanti e magnetici dell’Amiata fra riti, esoterismo e spirito di avventura. Un viaggio dentro se stessi favorito e ispirato dal magnetismo della Montagna Incantata.

“L’Ultimo Sacerdote” uscirà in libreria per la casa editrice Homo Scrivens giovedì 14 novembre.

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Valeria Sara Papini è nata ad Atessa (Chieti), ha 38 anni e da venti vive a Pisa dove esercita la professione di avvocato tributarista. L’Amiata è la terra della sua infanzia, la terra di origine della sua nonna paterna e della ricerca di sé, nella quale ha scelto di ambientare i libri della sua saga in pubblicazione, il primo dei quali è L’Ultimo Sacerdote, dedicato alla storia di David Lazzaretti: “Nella loro semplicità, in provincia di Grosseto e di Siena, questi luoghi ti spingono a farti una domanda appena arrivi: Merigard, Montelaterone, l’Eremo di Lazzeretti, Santa Fiora, Arcidosso, Castel del Piano, Abbadia San Salvatore. Chi comanda qui – spiega l’autrice – è il vulcano. L’energia che ha dentro si manifesta in vari modi, e credo che le forme in cui questo avviene sia, in una parola, la spiritualità. Sono posti genuini che trasudano tanta elaborazione del pensiero. Come fai a non rimanerne affascinato?”.

L’Amiata è anche il luogo perfetto per il mistero. “Ci sono omicidi che si intrecciano con la storia familiare di Anna – racconta l’autrice – che scopre una parte importante della vita della nonna della quale credeva di conoscere tutto, e invece … Anna trova così la forza di parlare della nonna e di ritornare a lei. Lazzaretti? È un personaggio misterioso, figlio di un barrocciaio, riuscì a creare dal nulla una comunità religiosa, quella dei giurisdavidici, che ancora probabilmente esistono. Di lui mi colpisce il fatto che un uomo così umile sia riuscito ad avere un ruolo e per questo fu anche scomunicato. È infatti sepolto in terra sconsacrata, a Santa Fiora”.

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