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CHIARA VALERIO racconta IL CUORE NON SI VEDE

novembre 19, 2019

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: CHIARA VALERIO racconta il suo romanzo IL CUORE NON SI VEDE (Einaudi)

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di Chiara Valerio

Il cuore non si vede comincia in fondo molto tempo fa. O comunque di questo mi sono convinta adesso che da scrittrice ne sono diventata lettrice.
E in realtà non è un romanzo che comincia, è un romanzo che continua.
Nella prima pagina Andrea e Laura infatti si svegliano seminudi nel letto, come succede quasi ogni mattina da molti anni, e, inoltre, nel corso del romanzo, continueranno a stare insieme, non si lasceranno. Non come pensano loro.
Sono adulti, sono sopravvissuti all’adolescenza, agli studi e pure all’inizio, sempre incerto, della vita lavorativa.
Sì, vita lavorativa, nessuno di loro utilizzerebbe la parola carriera.
Dicevo che comincia tempo fa perché i cartoni animati preferiti della mia infanzia erano Jeeg Robot d’acciaio e La principessa Sapphire.
E in entrambi, il determinante narrativo, la ragione e l’origine della storia, era un malfunzionamento cardiaco.
Forse, dovrei dire che nella prima pagina del libro Andrea Dileva, il protagonista di queste vicende, si sveglia senza il cuore, però è vivo.
Ecco, la principessa Sapphire aveva due cuori, e l’angioletto Cip che dovrebbe essere un amico è, invero, colui che deve riportarne uno nel mondo ulteriore, in Paradiso.
E in Jeeg Robot d’acciaio, Hiroshi Shiba, porta nel cuore, rimpicciolita, la campana di bronzo che i mostri Aniwa cercano per assoggettare e governare la terra, dunque il suo cuore di Hiroshi è più cavo di tutti i cuori di tutti gli uomini. O così mi immaginavo.
C’è stato poi un trapianto di cuore in famiglia e c’è stata la raccolta di Francesco Orlando sul fantastico dove resta scritto che La metamorfosi di Kafka è un racconto realista che comincia con un grande gesto di irrealismo. Io sono, come molte delle persone cresciute in provincia, un po’ mitomane. E così mi sono detta Anche io voglio scrivere un romanzo realista che comincia con un gesto di irrealismo. E così tutto è proseguito, continuato, si è riallacciato per una prossimità al trapianto che fa pensare al poter vivere anche senza il cuore con il quale si è nati. E per un libro di saggi.
Io amo certi libri come amo certe persone, e talvolta amo le persone perché mi ricordano i libri. Non i personaggi, proprio i libri.
Dunque Il cuore non si vede è un racconto realista. Andrea e Laura si amano ma Andrea ama anche Carla che a sua volta ama Simone il figlio bambino e Claudio il padre di Simone.
C’è Angelica, una vecchia amica di Andrea che ama molte ragazze ma non riesce ancora ad avere una relazione stabile, non la vuole o non la cerca, non si sa.
C’è Cristina, la sorella di Andrea che lo ama e cerca di fargli capire che se è vivo allora il suo cuore da qualche parte deve stare, perché non siamo piante, noi, gli esseri umani, abbiamo le funzioni concentrate negli organi. Cristina è uno scienziato, Andrea invece è un professore di greco e dunque va a cercarsi nelle mitologie, solo che – e questo è stato il grande regalo che mi ha fatto questo libro – solo che nella mitologia greca non c’è l’organo mancante. Ci sono più organi, un eccesso di organi, ma organi mancanti non ce ne sono. Si potrebbe dire Polifemo, ma in realtà con un occhio solo il gigante ci vede benissimo. Gli organi che Andrea va perdendo sono involontari, come i sentimenti. I sentimenti sono forse meno involontari degli organi, ma non ne sono certa.
In effetti, scrivendo Il cuore non si vede, un romanzo d’amore e di relazioni che abbiamo tutti avuto o tutti sentito o tutti pensato di avere, mi sono resa conto che la verità di queste coppie descritte non la conosco, come non conosco bene la verità delle coppie dei miei amici. Non esiste un solo modo di amare, di sopportare l’amore o la sua mancanza, non si può giudicare l’amore. Questo volevo scrivere. Che l’amore non è un sentimento che consente classifiche.
è un libro che continua anche perché volevo raccontare qualcosa che non sempre nella vita di tutti i giorni succede, anche se talvolta sì.
Accade che l’amore delle persone ne salvi un’altra.
E questo succede sia per chi naviga nel Mediterraneo tentando di salvare vite umane. Sia per chi, giorno dopo giorno, rimanendo vicino a un essere vivente gli consente di vivere meglio. Penso a Reni accanto a mia nonna Antonietta, penso a noi nipoti intorno a mio nonno Michele. Forse non gli abbiamo salvato la vita, o forse sì. La vita non si salva per sempre, si salva volta per volta.
Questo volevo raccontare, e questo mi piaceva raccontare, così l’ho fatto attraverso la storia di un uomo che perde il cuore, e poi anche i polmoni, e poi chissà. Perché fino a prova contraria tutti moriamo, ma fino a prova contraria muoiono solo le cose che sono state vive. E questo, il fatto che morto sia aggettivo di una cosa viva, mi è sempre sembrato appassionante.
Nella grande distinzione di Elsa Morante (in Aracolei) tra le persone che piangono di morte e persone che piangono di vita. Io sono tra le prime, mi commuovo per i matrimoni, per i battesimi, per le feste comandate, e certe volte anche per le pubblicità. Così Il cuore non si vede prende l’abbrivio da riflessioni, ossessioni, e un atteggiamento infantile per i supereroi a cui manca qualcosa che tuttavia sono ugualmente speciali, solo in difetto, e non in eccesso. Come, pure, capita a tutti. Di essere in difetto.
I protagonisti di queste pagine sono difettosi, ma non si nascondono, né si vantano di essere difettosi, semplicemente restano dove sono nonostante i loro amori, i loro lavori, e i loro corpi non siano esattamente quello che avevano immaginato ma sono pure, non sempre felicemente, ciò che altri hanno immaginato. Insomma, vivono. E per questo, mi commuovo per loro, sempre. E auguro loro belle giornate nelle vite di chi li legge.

(Riproduzione riservata)

© Chiara Valerio

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La scheda del libro: “Il cuore non si vede” di Chiara Valerio (Einaudi)

Il cuore non si vede - Chiara Valerio - copertinaAndrea Dileva, quarantenne, studioso, curioso, professore di greco, si sveglia un giorno senza il cuore. Laura vive con lui, è abituata alle sue mancanze, ma questa proprio non se l’aspettava. Carla in teoria sarebbe la sua amante, ma a casa ha un cane, un bimbo, un marito, e poi con il corpo di Andrea ha sempre avuto un rapporto difficile, in fin dei conti le va bene anche cosí. Forse Simone avrebbe la fantasia per capire com’è che l’amico di mamma sta perdendo i pezzi, d’altronde è stato proprio lui a raccontargli storie di leviatani giganti e donne con la coda di pesce. Ma Simone ha otto anni e nessuno ha chiesto il suo parere. Andrea cerca dappertutto una storia che assomigli alla sua, senza trovarla: eppure era convinto che la mitologia fosse l’archetipo di ogni cosa. Certo, se l’umanità intera ha il terrore di morire, deve prendere atto che per lui è diventato impossibile. Come può smettere di battere un cuore che non c’è piú? Chiara Valerio racconta con una leggerezza rara le metamorfosi delle relazioni e la loro meccanica involontaria. Se la storia di un uomo che scompare scintilla di ironia e passione, questa è l’occasione della letteratura. «Carla lo voleva fino a un certo punto, e lui la voleva da un certo punto in poi. Dunque, per loro due, quel punto era l’unica possibilità». Una mattina, dopo sogni inquieti, Andrea Dileva si sveglia senza cuore. Non è morto, certo, ma forse non è vivo. Semplicemente sta scomparendo sotto gli occhi severi e distratti delle (troppe?) donne che gli stanno intorno. Perché siamo fatti di legami oltre che di tendini, muscoli e ossa. Di allegrie immotivate, mancanze, ferite, amori imperfetti. Un vorticante romanzo quasi sentimentale sulle cose che ci uccidono e le persone che ci tengono in vita.

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Chiara Valerio (Scauri, 1978) vive a Roma e a Venezia, è responsabile della narrativa italiana della casa editrice Marsilio e lavora a Rai Radio3, dove conduce il programma L’Isola Deserta ed è consulente per il programma Ad Alta Voce. Ha studiato e insegnato matematica per molti anni e ha un dottorato di ricerca in calcolo delle probabilità. Ha scritto romanzi, racconti, saggi e testi teatrali. Tra le sue pubblicazioni: A complicare le cose (robin, 2003), La gioia piccola d’esser quasi salvi (nottetempo, 2009), Spiaggia libera tutti (Laterza, 2012). Per Einaudi, ha pubblicato Almanacco del giorno prima (2014), Storia umana della matematica (2016) e Il cuore non si vede (2019). Redattore di «Nuovi Argomenti », collabora con «la Repubblica» e il mensile «Amica». Per nottetempo, ha tradotto e curato Flush, Freshwater e Tra un atto e l’altro di Virginia Woolf.

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