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HIROSAKI di Alessio Vailati (poesie)

dicembre 4, 2019

HIROSAKI di Alessio Vailati (LietoColle)

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“Hirosaki. Ricominciare dal fantasma” 

di Carlo di Francescantonio

Il nostro presente è un CRASH (viene immediato pensare al meraviglioso film di Cronenberg e all’ancor più meraviglioso libro di Ballard, da cui il film è tratto) senza nessuna ricerca oppure uno STREAM OF CONSCIOUSNESS (flusso di coscienza) in totale assenza di pensiero o – appunto – coscienza. Una deriva esistenziale e culturale, bel oltre il luogo comune del punto di non ritorno. E perfino Kafka, oggi, resterebbe se non inorridito almeno perplesso. Proprio lui, che in un pensiero famoso ha sostenuto: da un certo punto in avanti non c’è più modo di tornare indietro. È quello il punto al quale si vede arrivare. Oggi, il punto migliore dal quale iniziare sarebbe: dichiararsi analfabeti, tornare sui banchi della prima elementare. Ricominciare da una base o da un fantasma, che per fantasma si intende qui un rispetto verso qualcosa dal quale proveniamo. Parliamo, ancora una volta di poesia, ed ecco il fantasma, come tramite assoluto tra mondi, che è la migliore delle metafore per HIROSAKI. Versi che, alla fine, sempre di porta si tratta, come è compito della poesia esserlo. Alessio Vailati, torna con una plaquette minima un anno dopo aver dato alle stampe Orfeo ed Euridice e di fantasmi si parla già nel titolo HIROSAKI (interessante composing da Hiroshima e Nagasaki) e nella tragedia che viene ricordata (rimessa in scena, ancora una volta e mai abbastanza), a memoria di un dramma umano che, nonostante tutto, sembra ripetersi sotto altre forme non meno atroci. Leggendo le poesie, poche, undici in tutto, scorrono nella mente immagini in bianco e nero, di miseria – fatica – sopravvivenza – speranza, una sorta di caleidoscopio neorealista esistenziale acuto quasi incredibile (viene gelida la domanda: ma è accaduto davvero?) eppure Little Boy quasi ogni giorno ci esplode ancora accanto, senza scalfire la nostra comune indifferenza, il nostro così essere attaccati a ritmi cannibali e sempre meno umani nei confronti del dolore e del disastro che mettiamo in piedi. E così, seppur protagonista la Seconda Guerra Mondiale diventa discorso indiretto per raccontare l’uomo, il corpo fragile che muove, passo dopo passo, dentro quello che resta del mondo. I testi di Vailati sono accompagnati con un grazioso equilibrio dalle immagini del fotografo Paolo Luxardo. Luxardo, che si occupa di spazio geometrico, anche lui prezioso osservatore, apre porte con il suo linguaggio forte di una struttura che inquadra porzioni di realtà, dei pezzi di realtà, che fissa, a volte permettendo all’immagine la libertà di fughe infinite, proseguendo e rispettando il discorso poetico di Vailati. HIROSAKI è uno di quei rari casi dove testo e immagine sono poesia, che si sorregge altruisticamente, “tirando dritto” attraverso la memoria. Panorami dagli angoli acuti e parole scelte con attenzione, compongono un insieme sospeso. È oggi, ma anche ieri e non si esclude uno spazio anche per il domani di tutti. C’è tanto materiale di riflessione, nonostante la brevità del libro: spazi vuoti – fantasmi – scenari che non si vorrebbe avere, perché generati da una furia umana che diventa disastro anche per i posteri, ma mai come oggi si avverte il bisogno di memoria e riflessione, di prendere nuovamente atto delle brutture del passato e di impegnarsi affinché non si ripetano. Degno di nota anche l’editore, LietoColle, che conferma la direzione alla quale ci ha abituati da tempo, fatta di qualità e sperimentazione e quello che ci resta in mano questa volta è: un poeta da leggere e un fotografo da scoprire, in tutto il loro percorso di ricerca.

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Tre testi da HIROSAKI:

 

Non partorirò dalla mia guaina l’orribile flagellato dal nucleare:
il bicefalo, lo storpio, il focomelico. Si introietterà nel mio ventre
il nebuloso fungo, nelle viscere brucerò il mio male
in religioso silenzio.

 

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Little Boy che lo ingoiammo
il suo prepuzio di metallo
in fondo nella gola, nelle labbra grandi della terra: fu feconda della sua mostruosità.

 

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Godere di quest’immensa
bocca, il lavorìo incessante
china sulla nube: nessuno
ha succhiato via quel fumo denso, la vibrante ustione che incupì
il cielo del Giappone.

 

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E tre scatti: (qui le tre foto di Paolo Luxardo)

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Biografie

imageAlessio Vailati è nato a Monza il 17 giugno 1975 e vive a Sesto San Giovanni (Milano).
Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica si è laureato in giurisprudenza.

È autore delle sillogi poetiche L’eco dell’ultima corda (Lietocolle, 2008), Sulla via del labirinto (L’arcolaio, 2010), Sulla lemniscata – L’ombra della luce (La Vita Felice, 2017), Piccolo Canzoniere privato (Controluna 2018, finalista al Premio Marineo 2018 nella categoria “libri editi”) e del libro Orfeo ed Euridice (Puntoacapo Editrice, 2018).

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imagePaolo Luxardo (Lavagna, 1962) ha partecipato a varie mostre, fra cui Fotografia dell’arte (Morieres les Avignon, 2013); 22eme Exposition d’Art Contemporain d’Avignon Entre terre et ciel, 2017, mostra che nello stesso anno veniva presentata nell’ambito del circuito Voies Off del Recontres de la Photographie, Arles. Sempre nel 2017 è stato selezionato per la prima Triennale di Fotografia tenutasi presso Palazzo Ca’ Zenobio di Venezia; nel 2018 ha preso parte al Festival Internazionale di Arte contemporanea di Kranj (Slovenia).

Ha di recente tenuto una mostra personale presso la Galleria Biffi di Piacenza, con testo critico a cura di Luciano Caprile. Numerose sue fotografie sono pubblicate in varie testate europee del settore.

 

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