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FEBBRE di Jonathan Bazzi, miglior libro dell’anno di Fahrenheit

dicembre 9, 2019

“Febbre” di Jonathan Bazzi, edito da Fandango, è il Libro dell’Anno della trasmissione Fahrenheit di Radio3

Il vincitore del 2019 è : Jonathan Bazzi, Febbre, Fandango

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“Febbre” di Jonathan Bazzi (Fandango) è il Libro dell’anno di Fahrenheit, premio che la trasmissione di Rai Radio 3 ha consegnato durante la diretta dell’8 dicembre da Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria di Roma.
Attraverso una febbre reale e metaforica, il romanzo autobiografico di Bazzi racconta il disagio di un trentenne dell’estrema periferia milanese nel momento in cui scopre di essere sieropositivo e si imbatte in una malattia ormai quasi dimenticata, ma ancora minacciosa come l’AIDS.
Da questa edizione il premio assume una connotazione particolare, che esalta l’attenzione di Fahrenheit verso la bibliodiversità.
Il Libro dell’anno è infatti stato scelto tra dodici opere pubblicate da piccoli e medi editori, offrendo così la massima visibilità possibile a un settore spesso penalizzato dai media, dal sistema di distribuzione, dagli spazi in libreria.
La decisione di dedicare un premio così prestigioso all’editoria indipendente va quindi a colmare un deficit di attenzione verso un territorio attraversato da molte difficoltà, ma anche in continuo fermento, e di fatto rappresenta un caso unico nel vasto panorama dei premi letterari.
Febbre sarà anche uno dei prossimi titoli di “Ad alta voce”, il programma di Rai Radio 3 dedicato alla lettura di racconti e romanzi.
Dai molti romanzi di editori medio-piccoli presentati nei pomeriggi di Fahrenheit nel periodo compreso tra il 1° novembre 2018 e il 31 ottobre 2019, il programma ha selezionato i dodici titoli finalisti.
I romanzi selezionati sono quindi stati sottoposti a una giuria composta da tre gruppi di lettori: dodici ascoltatori, dodici studenti universitari e dodici scrittori (i finalisti dell’edizione scorsa del premio).

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Febbre, secondo le parole dell’autore, «è un romanzo che racconta di periferia geografica e sociale, di violenza assistita e di disabilità, di genealogia del trauma ed eredità familiare, di dipendenza affettiva e sofferenza psichica, di gerarchia, di genere e patriarcato, di amore per le parole e della letteratura come pratica di liberazione. C’è l’HIV? Certo. Ma la mia sfida era ed è proprio quella di tirar fuori il virus (e chi l’ha contratto) dai toni da campagna di sensibilizzazione, dai servizi giornalistici con la musichetta tetra e gli aggettivi grevi. Ho deciso di parlarne, già dal 2016, per essere libero di personalizzare la mia condizione – abitarla davvero, per non subirla come una presenza calata dall’altro che mi rinchiude in un discorso condotto da altri».

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La scheda del libro: “Febbre” di Jonathan Bazzi (Fandango)

Febbre - Jonathan Bazzi - copertinaJonathan ha 31 anni nel 2016, un giorno qualsiasi di gennaio gli viene la febbre e non va più via, una febbretta, costante, spossante, che lo ghiaccia quando esce, lo fa sudare di notte quasi nelle vene avesse acqua invece che sangue. Aspetta un mese, due, cerca di capire, fa analisi, ha pronta grazie alla rete un’infinità di autodiagnosi, pensa di avere una malattia incurabile, mortale, pensa di essere all’ultimo stadio. La sua paranoia continua fino al giorno in cui non arriva il test dell’HIV e la realtà si rivela: Jonathan è sieropositivo, non sta morendo, quasi è sollevato. A partire dal d-day che ha cambiato la sua vita con una diagnosi definitiva, l’autore ci accompagna indietro nel tempo, all’origine della sua storia, nella periferia in cui è cresciuto, Rozzano – o Rozzangeles –, il Bronx del Sud (di Milano), la terra di origine dei rapper, di Fedez e di Mahmood, il paese dei tossici, degli operai, delle famiglie venute dal Sud per lavori da poveri, dei tamarri, dei delinquenti, della gente seguita dagli assistenti sociali, dove le case sono alveari e gli affitti sono bassi, dove si parla un pidgin di milanese, siciliano e napoletano. Dai cui confini nessuno esce mai, nessuno studia, al massimo si fanno figli, si spaccia, si fa qualche furto e nel peggiore dei casi si muore. Figlio di genitori ragazzini che presto si separano, allevato da due coppie di nonni, cerca la sua personale via di salvezza e di riscatto, dalla predestinazione della periferia, dalla balbuzie, da tutte le cose sbagliate che incarna (colto, emotivo, omosessuale, ironico) e che lo rendono diverso.

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