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LA NOSTRA CASA FELICE di Serena Uccello: incontro con l’autrice

dicembre 16, 2019

Incontro con Serena Uccello, autrice di “La nostra casa felice” (Giulio Perrone editore)

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Serena Uccello, siciliana di nascita vive a Milano.

Laureata in Lettere Antiche, è giornalista professionista e dal 2001 lavora per Il Sole 24 Ore.

Ha pubblicato “L’Isola civile – Le aziende siciliane contro il racket” (Einaudi, 2009), “Nostro Onore. Una donna magistrato contro la mafia” (Einaudi, 2014), “Generazione Rosarno” (Melampo, 2015) e “Corruzione” (Einaudi, 2016). Ha frequentato la Bottega di narrazione guidata da Giulio Mozzi.

Il nuovo libro di Serena Uccello si intitola “La nostra casa felice” ed è pubblicato da Perrone.

Abbiamo incontrato l’autrice e le abbiamo chiesto di parlarci del libro…

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«Cosa influenza, al punto da definirla, la nostra identità? La nascita certamente, l’educazione pure e poi l’istruzione allo stesso modo», ha detto Serena Uccello a Letteratitudine. «Ma nascita, famiglia, educazione, agiscono quasi alla pari con le relazioni. Le centinaia, le migliaia di relazioni che intrecciamo durante la nostra vita.
image«La scrittrice Premio Nobel Herta Muller diceva: “Ognuno si educa da solo, ogni giorno, e centomila volte durante la propria vita”. Intendendo sì l’educazione in senso stretto – letture, studio – ma anche quell’opera di auto-pedagogia che ognuno di noi svolge quotidianamente attraverso l’esperienza, gli incontri, i legami. Ruota attorno a questo nucleo fondante, che poi è anche una specie di mia ossessione, La nostra casa felice, in libreria per Giulio Perrone. La nostra casa felice è il romanzo con cui esordisco nella narrativa. Anche se ho già pubblicato questo è sì un nuovo inizio: qui abbandono cioè il passo del saggio per scegliere la narrazione pura compiendo così una definitiva transizione dall’esplorazione sociale all’osservazione delle dinamiche più intime, emotive, affettive: gli effetti del “male” sulle relazioni familiari, amicali, professionali.
Il risultato è la costruzione di un romanzo che si muove su più piani e che è solo in parte un romanzo di trama: è piuttosto un affresco familiare che sceglie nella coralità la strada per rappresentare un mondo ambiguo e fosco in cui il tradimento è il senso dei rapporti e la menzogna l’identità della parola. In un mondo così connotato l’unica alternativa o possibilità di salvezza, è una scelta che è personale ma anche politica, e cioè la ricomposizione affettiva. Tutti i personaggi infatti di queste pagine, che sono in fondo tutti ugualmente prigionieri, risolvono o cercano di risolvere il fallimento attraverso il ripiegamento nell’affettività. Due le figure principali: due donne, Argentina e Nunzia.
Argentina è in servizio alla squadra mobile di Reggio Calabria e si occupa di intercettazioni. Ascolta parole ma soprattutto silenzi, li interpreta, coglie le connessioni, sviluppa indagini. È assegnata al gruppo ricerca latitanti. Così entra nelle case, nelle vite. Spesso nei pensieri, giorno dopo giorno. E poiché persino le sfumature della voce possono essere materia investigativa, nell’ascolto si sviluppa una speciale empatia, quasi una simbiosi. Nel tempo una simbiosi devastante per Argentina. Quarant’anni, ha anche un marito, Antonio, un avvocato conosciuto durante gli anni dell’università. A lungo, il loro, è stato un matrimonio a distanza fino a quando Argentina, dopo aver girato da una città all’altra, non decide di chiedere il trasferimento e di tornare in Calabria. Nella vita, anzi nelle indagini prima, quindi nella vita poi, di Argentina entra allora Nunzia. Quasi coetanee, Nunzia è infatti la figlia di Gregorio boss della Piana di Gioia Tauro. Argentina ha partecipato alle indagini che hanno portato alla cattura di Gregorio e alla fuga di Domenico, fratello di Nunzia. Ed allora per inseguire quest’ultimo Argentina comincia ad “ascoltare” Nunzia. Ne segue i movimenti, ne registra la vita per mesi. Impara a conoscerla. In progressione le domande di Nunzia cominciano ad essere i dubbi di Argentina. Le incertezze dell’una diventano parte dell’altra. Argentina entra in Nunzia, Nunzia entra in Argentina.
Nunzia è madre di due figli che dopo l’arresto del padre e la latitanza del fratello è stata risucchiata dagli affari della famiglia, o meglio dalla gestione della famiglia. Un passaggio che però la mette presto in crisi quando si rende conto che rischia di perdere i figli. Non un timore vano, ma concreto. Che fine ha fatto infatti la sorella di Nunzia? E come sfuggire alla violenza, alla capacità di tessere vendetta e orrore di Cetta, la madre di Nunzia? La donna teme per il figlio maschio, Pietro, un bambino di dieci anni ma anche per Miriam, diciotto anni e tante domande. È proprio Miriam infatti che con il suo comportamento “puro” mette in crisi la madre. Più cresce la crisi di Nunzia, più matura l’inquietudine di Argentina. Prima piccoli segnali, poi quasi certezze. Chi è realmente l’uomo che le sta a fianco? L’esito di questo gioco di specchi e spiazzante, così come la direzione delle dinamiche innescate. Con un’apertura finale: uno sguardo verso un altrove che è generazione e che scorge nella genitorialità la forza del cambiamento».

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