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RIFLESSIONI SULLA SCRITTURA di Virginia Woolf (recensione)

gennaio 7, 2020

SPEGNERE LE LUCI E GUARDARE IL MONDO DI TANTO IN TANTO. RIFLESSIONI SULLA SCRITTURA di Virginia Woolf (Minimum Fax – a cura di Federico Sabatini)

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di Eva Luna Mascolino

«Ma è un bene spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto. Che strano che il mondo continui ad andare avanti esattamente allo stesso modo, sia che io lo guardi o meno!», scriveva Virginia Woolf a Ethel Smith il 18 dicembre 1893. Sull’intermittenza del legame tra l’essere umano e la natura, tra l’artista e gli altri, tra il mondo interiore e i libri che si leggono o che si scrivono, la celebre autrice e attivista britannica ha in effetti speso molte righe nella sua fitta corrispondenza privata, che è stata di recente ripresa da minimum fax per creare un compendio di riflessioni e commenti sulla letteratura a cura del meticoloso Federico Sabatini, dal titolo (non casuale) Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto.

Il risultato è un compendio tematico vasto e sintetico allo stesso tempo, il cui obiettivo non è offrire una conoscenza a 360° della personalità della Woolf – impresa impossibile in un volume divulgativo e frammentato come questo della collana Filigrane –, quanto piuttosto suggerire degli spunti, soddisfare delle curiosità, sfatare alcuni falsi miti e, soprattutto, superare determinati luoghi comuni sulla scrittrice, offrendo spazio proprio alle sue parole sugli argomenti di matrice culturale ed esistenziale più disparati. È così che si può ricostruire il suo rapporto con le parole, le sue teorie sulla costruzione di un romanzo, le sue opinioni su intellettuali, pittori e critici a lei contemporanei.

Gli estratti sono ora brevissimi e ora molto corposi, costituiscono una nota a margine dell’epistola e in altre circostanze ne sono invece il cuore pulsante, in un continuum lungo una vita intera e scandito sempre da un breve titolo esemplificativo dell’argomento trattato. La scansione per nuclei e non per ordine cronologico restituisce all’apparente accostamento di lettere slegate tra loro una certa coesione e coerenza di fondo, che permette di osservare l’autrice da una prospettiva straordinariamente tridimensionale, «dall’interno e dall’esterno». È così che si scoprono punti di vista inediti sui suoi romanzi di maggiore successo, sulla sua ammirazione per la poesia o sulle difficoltà della stesura di un racconto, senza mai rinunciare alla sorprendente profondità dei suoi atti comunicativi.

La pubblicazione diventa quindi interessante non solo per chi legge con passione la Woolf e ne conosce nel dettaglio il pensiero e le tragiche vicende private, ma specialmente per chi ha intenzione di andare al di là della superficie, incontrando per la prima volta una donna combattiva e disinvolta oltre a una scrittrice di grande talento. E non è tutto: editori e altri esperti del mestiere troveranno pane per i propri denti tra i consigli e i problemi da lei condivisi, dato che le sue considerazioni sui dialoghi, sulle pause descrittive, sulla disciplina o sul concetto di autobiografia risultano a dir poco illuminanti.

Il 25 dicembre 1922, per esempio, scriveva a Gerald Brenan per spiegargli come mai, a suo avviso, non si dovesse rinunciare a fare letteratura: «Credo che la bellezza, che secondo te io a volte raggiungo, si ottiene solo fallendo nell’ottenerla; frantumandola del tutto come si frantumano le pietre focaie; affrontando ciò che potrebbe essere un’umiliazione – ossia affrontando le cose che non si è in grado di fare. Aspirare intenzionalmente alla bellezza, senza questa lotta che pare insensata, porterebbe solo a piccole margheritine e non-ti-scordar-di-me – a una dolcezza stucchevole – ai nodi d’amore – ma sono d’accordo che alla fine si debba (noi, della nostra generazione) rinunciare al conseguimento di una bellezza superiore; quella bellezza che deriva dalla totalità, come in libri quali Guerra e pace e Stendhal, suppongo, e in alcuni di Jane Austen e Sterne; e credo proprio anche in Proust, di cui ho letto solo un volume».

Come si evince dall’estratto, non mancano nemmeno commenti alle grandi penne del XVIII e XIX secolo, che impreziosiscono ancora di più una miscellanea già di per sé interessante e policroma, fruibile su più livelli e in ogni caso godibilissima dalla prima all’ultima pagina.

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La scheda del libro: “Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto. Riflessioni sulla scrittura” di Virginia Woolf (Curatore: Federico Sabatini – Minimum Fax)

Le difficoltà e le gioie del processo creativo; le tecniche narrative; i consigli ad amici scrittori impegnati nella stesura dei loro libri; i giudizi sull’opera di colleghi illustri, da Proust a Joyce, da Jane Austen a Dostoevskij: Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto ci conduce per mano nel laboratorio di Virginia Woolf. Il curatore ha estratto dal suo epistolario una serie di citazioni e di brevi passi, tutti dominati dalla volontà di distaccarsi dal proprio mestiere per rimetterlo in prospettiva, e riprendere la scrittura con rinnovata consapevolezza. Un compendio prezioso e illuminante non solo per gli appassionati e gli studiosi della Woolf, ma anche per gli aspiranti scrittori e gli amanti della grande letteratura.

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