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FRANCESCO E L’INFINITAMENTE PICCOLO di Christian Bobin

gennaio 15, 2020

FRANCESCO E L’INFINITAMENTE PICCOLO di Christian Bobin (Ed. San Paolo – traduzione di Giovanna Troisi Spagnoli)

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di Helena Molinari

“La futura santità del piccolo Francesco d’ Assisi”, ancora imbrattato di latte e di lacrime, dovrà la sua vera grandezza a questa imitazione del tesoro materno, estendendo alle bestie, agli alberi, a tutti gli esseri viventi quanto le madri hanno da sempre inventato per il bene d’ un neonato. D’ altronde non esistono santi.
Esiste solo la santità. La santità è la gioia…”

Un libro piccolo quello di Bobin eppure così grande.
Non è bibliografo, tantomeno agiografo.
L’ autore è scrittore, tra i più puri del ventesimo secolo.
Scrittore non di genere.
Poeta di sicuro.
Uomo di narrativa stillata che scaturisce da fonte certa.
La scrittura di Bobin è come per molti un viaggio, talmente incarnato però, talmente suo, da restituire a Francesco il senso, eppure ricreandolo.
Uno dei libri più belli che gli siano stati dedicati nell’ infinita collana di tutti i tempi.

“Un Francesco che esce direttamente da quel versetto del libro di Tobia, dove il santo non è né il giovane né l’ angelo, ma il cane, vagabondo e festoso, cane Francesco d’ Assisi” recita la quarta di copertina.

Un libro dalla terra al cielo senza ombra di dubbio, che racconta l’ essenzialità nei quadri di vita esatti che del santo tutti conosciamo.. l’infanzia, la giovinezza, le armi, Dio; rendendolo non solo riconoscibile, ma molto di più, quasi irriconoscibile…
Un Francesco cane eppure sguardo alla stella.

Capitoli brevi, ma alti e densi.
Scorre veloce se non fosse per chi legge e che il più delle volte si sofferma e rilegge, non per meglio comprendere, ma per non dimenticare.

Un libro che è sì racconto di vita d’ uomo prima ancora d’ essere santo, per il popolo italiano per giunta patrono…
Ma che è anche un libro di riflessioni sulla vita, sulle sue stagioni; sulla sua inconsistenza, sulla dolcezza del nulla, sulle presenze, sulle partenze…

“C’è un tempo in cui i genitori nutrono il fanciullo e c’ è un tempo in cui gli impediscono di nutrirsi.
Il fanciullo è il solo a poter distinguere fra questi due tempi, il solo a trarne la logica conclusione: partire…”

Bobin alla parola severa e sovrana del padre preferisce il silenzio che risponde e che vince.
Francesco si fa silenzio, agli occhi dei più follia.
Ebbene Bobin sa essere unico in questo come in altri delicati passi d’ esistenza.
Si fa ritratto e non caricatura.
Un ritratto a matita sottile affinché tutto quel silenzio si possa sentire nitido tra le sue pagine, cosi come tutto ciò che serve a cogliere la verità ” tra la terra e il cielo.”

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Titolo originale dell’ opera:
Le Très-Bas
Gallimard, Paris 1992.

Traduzione dal francese
di Giovanna Troisi Spagnoli

 

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