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TRA UOMINI E DEI, autori vari (recensione)

febbraio 5, 2020

TRA UOMINI E DEI. Storie di rinascita e riscatto attraverso lo sport (Morellini editore)

Antologia di racconti curata da Elena Mearini con prefazione di Bruno Pizzul. Racconti di: Silvia Andreoli, Matteo Belli, Andrea Bocconi, Alessandro Bonan, Mauro Colombo, Stefano D’Andrea, Anna Di Cagno, Patrick Fogli, Marcello Fois, Massimo Laganà, Carlo Lucarelli, Massimo Maugeri, Elena Mearini, Giorgio Nisini, Bruno Pizzul, Furio Ravera, Vito Ribaudo, Michele Sancisi, Emiliano Scandi, Massimo Torre, Nicoletta Vallorani

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di Eva Luna Mascolino

«La letteratura è l’arte di scoprire qualcosa di straordinario nella gente comune, e di dire con parole ordinarie qualcosa di straordinario», affermava nel secolo scorso il grande scrittore russo Boris Pasternak. Un intento che la raccolta di racconti Tra uomini e dèi, appena uscita per Morellini Editore, si prefigge con accoramento grazie ai multiformi contributi di Silvia Andreoli, Matteo Belli, Andrea Bocconi, Alessandro Bonan, Mauro Colombo, Stefano D’Andrea, Anna Di Cagno, Patrick Fogli, Marcello Fois, Massimo Laganà, Carlo Lucarelli, Elena Mearini, Massimo Maugeri, Giorgio Nisini, Furio Ravera, Michele Sancisi, Vito Ribaudo, Emiliano Scandi, Massimo Torre e Nicoletta Vallorani.

Tale e tanta diversità potrebbe suggerire una frammentarietà eccessiva del volume, uno sguardo troppo schizofrenico su un mondo a propria volta impossibile da categorizzare, quale è quello dello sport. Eppure, come fa notare Bruno Pizzul nella sua coinvolgente prefazione, questa pubblicazione ha il merito di trovare nella straordinarietà dell’esistenza il suo filo conduttore. Poco importa che a parlare sia in prima persona un campione olimpionico o il fan napoletano più sfegatato di Maradona, un portiere perennemente in panchina o l’ammiratrice di una ginnasta ceca: tra di loro serpeggia sempre l’ambizione al successo e l’incubo dell’infelicità, il bisogno di un qualche rapporto interpersonale e un dialogo interiore mai davvero messo a tacere, la semplicità dei gesti quotidiani e la dimensione epica che segue una mirabile vittoria.

È così che riprendono forme le vicende dei più celebri sportivi del secolo scorso, nello sfaccettato ma perenne tentativo di chi impugna a turno la penna di aprire uno squarcio prima, dopo e al di là delle singole gare, per restituire le proporzioni di un’esistenza sempre in bilico tra la violenza fisica e il senso della misura, tra il frastuono della vita pubblica e lo strazio dei drammi privati. Dall’accostamento di Greg Louganis a un cigno fiabesco si passa dunque alla maschera antigas rinvenuta da Enzo Maiorca quando aveva appena dodici anni, per poi accostarsi alla figura controversa di Emil Zátopek e all’eterna competizione tra Malabrocco e Carollo: ribelli, indisciplinati, intelligenti, ma anche scontrosi, impauriti, confusi, sono i personaggi di un esperimento letterario che colloca i propri protagonisti a metà tra la natura umana e quella divina.

Il titolo dell’opera, infatti, in primo luogo «suggerisce una chiave di lettura particolare, modulata sulla divisione in qualche modo da tutti per­cepita tra uomini normali e campioni dello sport, spesso idolatrati con enfasi parareligiosa» (p. 7), e in secondo luogo apre la strada alla descrizione di numerose attività agonistiche praticate in solitaria. Il pattinaggio su ghiaccio, il ciclismo o il tennis sono dunque pratiche grazie alle quali proporre uno spunto di riflessione su una forma universale di titanismo, che è quella tra l’atleta e il resto del mondo, tra chi vince e chi torna nell’ombra, tra chi guadagna il rispetto del pubblico e chi finisce in un deprecabile vortice mediatico, tra chi ha alle spalle una famiglia su cui contare e chi non è fatto per coltivare legami duraturi.

Nessuno di loro viene descritto in maniera monolitica, né tanto meno con la consapevolezza che la gloria sportiva sia necessariamente sinonimo di benessere, anzi. Tutti, dal primo all’ultimo, sono testi pensati apposta per chi potrebbe non conoscere i dettagli delle singole vicende dietro alla vittoria di un mondiale di calcio o alla perdita di una medaglia d’oro per un soffio: rievocano senza descrivere, mostrano senza spiegare in maniera pedante, e con estrema delicatezza dipingono il ritratto di un’umanità da riscoprire, in bilico tra l’euforia di imprese stupefacenti e la vergogna di scivoloni ridicoli, sempre sul punto di conquistare la fama per l’eternità a un prezzo forse troppo alto da pagare in una vita sola.

Gesto estremo di devozione e di affetto disinteressato hanno dimostrato quindi gli autori di questo affascinante excursus interdisciplinare nei confronti di alcune vere e proprie leggende del Novecento. «Con loro hanno calciato un pallone, tirato pugni, at­traversato mari, arrampicato pareti e tagliato traguardi. Per questo, meritano tutti la medaglia di uno sguardo che accolga le loro parole», scrive non a caso Elena Mearini nella nota introduttiva, così come risulta a fine testo spontaneo da parte di chi lo ha letto ringraziare chi ha contribuito a realizzare una simile impresa culturale, scorrevole e massimamente fruibile anche da un neofita e caratterizzata da un linguaggio in grado di celebrare il più alto anelito dell’essere umano alla libertà.

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Tra uomini e deiLa scheda del libro: TRA UOMINI E DEI. Storie di rinascita e riscatto attraverso lo sport (Morellini editore)

Lo sport è sfida, lotta e riconciliazione con se stessi, una grande metafora del percorso che ogni vita è chiamata a intraprendere. In questa antologia, venti autori raccontano storie di uomini e donne che nello sport hanno trovato una seconda occasione di respiro e dignità divenendo “eroi” agli occhi di coloro che li hanno seguiti e amati. Ogni storia è raccontata attraverso lo sguardo soggettivo degli autori che, descrivendo sia la forza che la fragilità dei campioni, ne esaltano il lato più umano e autentico. Abbiamo Maradona visto dagli occhi di un ragazzino che impara a credere e a sognare, la maglia nera di Malabrocca e il suo volere arrivare ultimo a tutti i costi, Tonya Harding, la pattinatrice con una madre-ghiaccio fredda e anaffettiva, le cime di Bonatti, i duecento metri piani di Mennea, il calcio contemporaneo di Gasperini e diversi altri spaccati di vita, sport e coraggio.

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