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GIORGIO FONTANA racconta PRIMA DI NOI

febbraio 15, 2020

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: GIORGIO FONTANA racconta il suo romanzo PRIMA DI NOI (Sellerio)

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di Giorgio Fontana

Durante la rotta di Caporetto, un giovane soldato si dà alla fuga e trova riparo in un casolare del Friuli occidentale: qui seduce la figlia del contadino che lo ospita, e quando scopre che è incinta fugge, per poi ritornare sotto minaccia del contadino stesso. Questo è quanto abbia mai saputo di mio bisnonno, che non ho mai conosciuto personalmente. Una decina di anni fa ho iniziato a fantasticare su tale piccolo episodio, che mi pareva racchiudere — come una molla ben compressa e pronta a esplodere — grandi potenzialità narrative: i mesi in trincea come avevano ridotto quell’uomo? Quali emozioni lo legavano alla ragazza? E come aveva gestito i sensi di colpa?
Non possedevo risposta alcuna a queste domande, per fortuna: ho potuto colmare il vuoto con l’esercizio dell’immaginazione. In uno di quei pomeriggi di dieci o undici anni fa intuii, in forma ancora oscura ma perentoria, che partendo da lì potevo raccontare la storia di un’intera stirpe, una famiglia segnata dalla diserzione originaria, e insieme i modi con cui far fronte o ribellarsi alla condanna. Già sapevo che sarebbe stato un libro molto lungo. Un libro di quattro generazioni, con una certa estensione geografica, e la storia d’Italia in filigrana. Avevo l’inizio, intravedevo la fine: si trattava, compito arduo, di colmare lo spazio nel mezzo.
Vorrei tuttavia precisare che Prima di noi non racconta affatto la “storia della mia famiglia”. Certo l’episodio iniziale si ispira a un fatto realmente accaduto; e la personalità del primo figlio del capostipite deve molto ai diari, alle lettere e alle conversazioni avute nel tempo con mio nonno paterno (cui il libro è dedicato). Ma ogni altro membro dei Sartori è interamente parto della mia fantasia: non volevo scrivere un memoir, bensì un romanzo — e un romanzo nel senso più classico del termine, rivendicando tutti i diritti della finzione.

Dunque avevo un inizio e la vaga idea di una fine. Mi misi a fare ricerca: mentre lavoravo ad altri progetti — su tutti Morte di un uomo felice — cercavo di riservare sempre un po’ di tempo per raccogliere il materiale necessario per questo lavoro: manuali di storia, saggi, interviste, ricordi, fotografie, video, quotidiani, riviste, scritte sui muri, qualsiasi cosa tornasse utile. Con il passare dei mesi la struttura del progetto si fece lentamente più chiara, insieme ai vari personaggi: più o meno cinque anni fa fui pronto a passare alla stesura, senza però smettere di lavorare sulla parte documentaria. Questo innanzitutto per ragioni di onestà intellettuale: se devo rappresentare Udine nel 1936 o i campi di concentramento francesi in Nordafrica nel 1943 o Sesto san Giovanni nel 1971, devo cercare di conoscerne ogni aspetto narrativamente rilevante. E non si tratta solo di esattezza topografica o fattuale, ma anche di decidere quale rapporto avranno le storie individuali con la grande Storia. In Prima di noi c’è un andamento per così dire oscillante: in alcuni casi si verifica una palese collisione, e in altri invece la Storia passa innocua di fianco al protagonista, come un fiume placido. Il lavoro più delicato è stato espungere i dettagli di troppo e i riferimenti manualistici.

E così scrivevo e mi documentavo e riscrivevo. All’altezza più o meno di metà testo ho pensato che non ce l’avrei fatta; poi le cose si sono sbloccate. Alcuni rami della storia sono stati sfrondati; altri sono cresciuti; altri ancora sono mutati. I protagonisti da nove sono diventati undici. Nell’autunno 2018, dopo una preziosa residenza presso la Fondation Jan Michalski in Svizzera, ho terminato una primissima stesura. Nell’anno seguente ho rifatto interi capitoli da capo, corretto gli inevitabili numerosi errori, compattato la trama tessendo una serie di rimandi interni fra le storie, e cercato soprattutto di uniformare la lingua. E questo mi porta alla questione formale.
Stilisticamente, in Prima di noi ho deciso di sacrificare a volte l’indugio e il giro di frase per garantire un certo brio narrativo, una sorta di freschezza: questo non per compiacere il lettore, ma perché mi sembrava la soluzione più adeguata alle necessità della storia. Di converso ho lavorato sulla precisione lessicale, allargando anche un poco la mia tavolozza di colori: mi pare che in questo libro ci siano più tonalità calde rispetto ai precedenti — più rossi, più arancioni.
Infine: motivo di costante ispirazione — e di sano ridimensionamento, vista la distanza siderale che ci separa — sono stati alcuni classici moderni e contemporanei: Fuga senza fine di Joseph Roth; Underworld di DeLillo; Il cavallo rosso di Eugenio Corti; quel piccolo capolavoro dimenticato che è Maria Zef di Paola Drigo; Gita al faro di Virginia Woolf, benché non vi sia nulla di modernista nel mio romanzo; Una questione privata di Fenoglio; La Certosa di Parma di Stendhal; Suite francese di Némirovsky; e altri ancora.

Mi accorgo in coda di pezzo di non aver parlato per nulla della trama. Va bene così. Ma cos’ho voluto raccontare con queste quasi novecento pagine? Forse innanzitutto un’inquietudine di fondo che anima i Sartori, diciamo una difficoltà radicale di stare al mondo: ognuno reagisce alla diserzione del capostipite inseguendo un sogno preciso che non comunque non porta quiete — la rivoluzione, la religione, la poesia, la conoscenza, l’arte… Tutto è un modo per combattere la stortura ricevuta in eredità: ma tutto resterebbe inerte se ad esso non si aggiungesse una forma di pietas, una luce compassionevole, forse persino una preghiera rivolta al passato — alle vite inventate sepolte laggiù, negli abissi del tempo, prima di noi, e che irradiano il loro mistero.

(Riproduzione riservata)

© Giorgio Fontana

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La scheda del libro: “Prima di noi” di Giorgio Fontana (Sellerio)

Il romanzo più importante e ambizioso di Giorgio Fontana, vincitore del Premio Campiello 2014. La povertà e il riscatto, la fede e la politica, l’urlo della rabbia e il silenzio delle parole. Una saga del Novecento, raccontata con la sensibilità del XXI secolo.

Una famiglia del Nord Italia, tra l’inizio di un secolo e l’avvento di un altro. La metamorfosi continua della specie, che nasce contadina, diventa proletaria e poi borghese, e poi chissà. L’esodo e la deriva, dalla montagna alla pianura, dal borgo alla periferia, dalla provincia alla metropoli. Il tempo che scorre, il passato che impasta il destino, la nebbia che sale dal futuro; in mezzo un presente che sembra durare per sempre, l’unico orizzonte visibile, teatro delle possibilità e gabbia dei desideri. È questo il paesaggio in cui vivono e muoiono i Sartori da quando il primo di loro fugge dall’esercito dopo la ritirata di Caporetto e incontra una ragazza in un casale di campagna. Fino ai giorni nostri, quelli di una giovane donna che visita la tomba del suo bisnonno. Quattro generazioni, dal 1917 al 2012, dal Friuli rurale alla Milano contemporanea, dalle guerre mondiali alla ricostruzione alla globalizzazione, dal lavoro nei campi alle scrivanie delle multinazionali. È circa un secolo, che mai diventa breve: per i Sartori contiene tutto, la colpa, la vergogna, la rabbia, la frenesia, la stasi. Sempre la lotta e quasi mai la calma, o la sensazione definitiva della felicità. Ma i Sartori non ne hanno bisogno, e forse non ci credono neppure nella felicità. Perché se ogni posto nel mondo è una merda, è meglio imparare a vivere, e stare lì dove la vita ci manda.
Romanzo storico e corale, vasto ritratto narrativo del Novecento italiano, forse il primo di uno scrittore sotto i quarant’anni, il racconto dei Sartori affronta il fardello di un’eredità che sembra andata in malora. Se gli errori e le sfortune dei padri ricadono sui figli, come liberarsene? Esiste una forza originaria capace di condannare una stirpe alla solitudine? La risposta a queste domande è nella voce di un tempo nuovo, nello sguardo di chi si accinge a viverlo, nelle parole di uno scrittore di neppure quarant’anni che ha voluto affrontare con le armi della letteratura la povertà e il riscatto, la fede e la politica, il coraggio dei deboli e la violenza dei forti.

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Giorgio Fontana è nato a Saronno nel 1981 e vive a Milano. Con Sellerio ha pubblicato Per legge superiore (2011), Morte di un uomo felice (Premio Campiello 2014), Un solo paradiso (2016) e Prima di noi (2019). È sceneggiatore per Topolino, collabora con diverse testate e insegna scrittura.

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