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BRAHMĀ di Ilaria Palomba: incontro con l’autrice

febbraio 23, 2020

BRAHMĀ di Ilaria Palomba: incontro con l’autrice

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Ilaria Palomba, classe ’87, è laureata in Filosofia, ha tenuto laboratori di scrittura creativa nei centri diurni di psichiatria e presso alcune scuole; tra le sue pubblicazioni: Fatti male, tradotto in tedesco per Aufbau-verlag, Homo homini virus (Premio Carver, 2015), Io sono un’opera d’arte, viaggio nel mondo della performance art, Disturbi di luminosità, Deserto. È ideatrice e redattrice del blog dissipatu.blogspot.com in cui svolge una ricerca sul disagio psichico.

Per Perrone editore ha pubblicato il romanzo Brahmā.

Possedere l’altro, primeggiare, schivare le attenzioni di una madre morbosa, meritare il riconoscimento di un padre inarrivabile sono i desideri che animano Bianca (la protagonista del romanzo), fragile trentenne, ricoverata più volte in psichiatria per i suoi vani tentativi di suicidio

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Perché ho intitolato questo romanzo Brama? Brahmā è una delle tre manifestazioni di Dio (Trimurti) nell’induismo», ha detto Ilaria Palomba a Letteratitudine, «è il creatore dell’universo materiale, dove si susseguono nascita, sofferenza, morte, reincarnazione. Brama è il cognome di uno dei personaggi più importanti del libro: il filosofo nichilista Carlo Brama. È un anelito, un appetito più forte rispetto al desiderio perché la brama non si placa raggiungendo l’oggetto del desiderio, la brama non potrà mai essere appagata.
imageQuesto libro potrebbe essere foriero di equivoci, voglio scioglierli immediatamente: non è un romanzo sulla rivalsa di una donna nei confronti del suo carnefice, non è un romanzo sulla narrazione personale di un vissuto di sofferenza, depressione, follia, non è un romanzo sulla decadenza dei costumi e sul narcisismo relazionale. È anche tutto questo ma solo a una lettura superficiale, in realtà è un libro iniziatico. È il percorso di una donna per diventare Dio, anche se il suo cammino è tutt’altro che innocente, anche se il candore non figura se non come risultato di una vita che si perde nel fango. La sua è una santità al contrario, quanto più Bianca si perde nella rete, quanto più si umilia nella smania di ricevere attenzioni da Carlo, tanto più raggiunge quella sfera di sacralità e invulnerabilità propria dei santi. Solo che in questo caso il divino è rappresentato da Carlo, dal talento di Carlo, dalla sua capacità di comprendere le leggi segrete dell’universo.
Bianca sa di aver vissuto una vita inautentica e vuole diventare qualcun altro, vuole diventare Carlo, fondersi con lui, non solo che lui la ami, vuole che l’anima di Carlo trasmigri in lei. La violenza di questa relazione è la violenza dei riti pagani, tra Bianca e Carlo c’è un patto di sangue firmato con lo spirito, perciò nessuno dei due, pur prevedendone gli esiti, può sottrarsi a questa vocazione.
Ci sono due testi filosofici che fanno da sfondo alla vicenda: Il libro rosso di Jung e La caduta nel tempo di Cioran. Jung parla della Salomè biblica che fece tagliare la testa a Giovanni Battista, ne Il libro rosso dice che ogni pensatore ha da temere Salomè, se non sarà in grado di farsi carico della parte oscura, femminile, emozionale perderà la testa come Giovanni Battista. Cioran scrive di un nirvana al contrario, una morte in vita, una caduta fuori dal tempo per chi si sottrae al dominio della volontà di potenza.
Brama è un libro stratificato, che rievoca archetipi: l’archetipo del maschile, l’archetipo del femminile, dominio, raziocinio e furia devastatrice; è un romanzo che affronta temi universali come l’amore, la morte e la follia.
Mi fa molto sorridere l’idea che qualcuno possa attribuire al romanzo l’appellativo di autobiografia, per quanto, immancabilmente, alcune parti di me siano finite nel libro. Bianca viene ricoverata in SPDC dopo un tentativo di suicidio: è una cosa che mi è successa, l’ho descritta in maniera abbastanza fedele all’esperienza vissuta ma questo non significa niente, Bianca è anche una persona che ho intervistato, è anche un personaggio shakespeariano e così Carlo è l’unione di molte persone, tra cui una mia rievocazione e rielaborazione di Emil Cioran.
È possibile che io abbia iniziato a scrivere Brama con un senso di rivalsa nei confronti di una società che ha trattato il mio dolore come una cosa sporca da pulire, una coscienza da rieducare. È possibile che il lavoro di ricerca che conduco sul blog dissipatu.blogspot.com, sul disagio esistenziale, sia stato un imput fondamentale nella stesura di questo libro ma poi è accaduto qualcosa, qualcosa che fortunatamente è sfuggito di mano anche a me, nessuno dei miei intenti originari è stato mantenuto. Volevo scrivere un libro sul narcisismo, sul disagio mentale e sulla rivalsa degli ultimi, in realtà non è quello che ho fatto. Ho scritto un libro sul sacro; forse perché esiste in me da sempre una tensione mistica, un anelito spirituale e perché sento la necessità di sublimare ed esorcizzare questo grande male che è l’attaccamento alla materia, al desiderio, al successo, ai risultati spiccioli e in cuor mio so che una società che non riesce più a esorcizzare le tendenze verso il basso è una società in disfacimento.
Cos’è il coraggio? Cosa la debolezza? Il romanzo inizia con la frase: «Sono una debole», ma Bianca è davvero debole? Siamo giudicati costantemente per ciò che concerne la reputazione, quanto guadagniamo, che ruolo sociale abbiamo, quanto potere, quanti seguaci, quanta credibilità, quanta capacità di dominare il prossimo e questo agli occhi dei più significa essere forti o deboli, essere personaggi di spicco o reprobi; nessuno più si chiede quanta forza interiore sia necessaria per superare sé stessi, per oltrepassare il regime della materia. Io invece scrivo per questo, per superare ogni contingenza».

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La scheda del libro: “Brahmā” di Ilaria Palomba (Perrone)

Possedere l’altro, primeggiare, schivare le attenzioni di una madre morbosa, meritare il riconoscimento di un padre inarrivabile sono i desideri che animano Bianca, fragile trentenne, ricoverata più volte in psichiatria per i suoi vani tentativi di suicidio. L’incontro con il filosofo Carlo Brama, ambivalente oggetto di desiderio, rende maggiormente precario il suo stare al mondo e apre un viaggio a ritroso nell’infanzia e nell’adolescenza pugliese, frugando tra i segreti di una famiglia borghese piena di scheletri nell’armadio. L’amore non è una fiaba a lieto fine ma una radiografia della psiche, un legame tanto carnale quanto spirituale che, come in un rito, nel suo compiersi conduce al trascendimento della ragione. Tra Carlo e Bianca c’è un gioco crudele che diventa una condanna, una tessitura di destini, sacra e terribile, cui cercano entrambi di sfuggire.

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