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A CASA QUANDO È BUIO di James Purdy (recensione)

febbraio 24, 2020

“A casa quando è buio” di James Purdy (Racconti, 2019 – traduzione di Floriana Bossi – illustrazioni di Simone Massi)

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Anomalie a luci spente: l’oscuro universo letterario di Purdy

di Riccardo Piazza

Estratto sintetico di una polpa letteraria inconsueta, James Purdy fa parte di quella carsica nicchia di speleologi dell’epifenomeno noir. L’opera dell’autore è audace. Siamo a fronte del primo grande incunabolo poietico lontano dalla percezione comune della cultura pop statunitense. Nessun cartiglio coinvolto e disinvolto del Dopoguerra, soltanto un lento incedere magmatico sotterraneo che affonda le sue virulenze nelle atrocità mondane.
Ardimentosa è quindi la scelta della casa editrice Racconti concernente questa serie di novelle brevi, «A casa quando è buio», seguito ideale e filo di Arianna di una raccolta precedente «Colour of Darkness» (1957), in parte già strutturata. all’interno della antesignana trasposizione narrativa italiana «Non chiamarmi col mio nome».
Purdy si esprime per enigmi fiabeschi, nel qual caso metafore, enigmi e meteoriti di sofferenza vividissima e pragmatica senza apparente soluzione di continuità. Tali espedienti rendono etereo il lettore quasi fosse parte stessa del bel gioco dei fantasmi nonché di un sottilissimo ménage avvenuto a luci spente.
In questa turbinante mosca cieca letteraria, una dopo l’altra, le perle della mappa cognitiva di Purdy conducono attraverso traumi infantili, violenze domestiche private, consunzioni dell’identità che il Common sense a stelle e strisce, valente figliolo della vittoria all’interno della Seconda guerra mondiale tutto soldi, ricostruzione e Zio Sam occhieggiante, certo non avrebbe potuto sopportare.
Ecco perché James Purdy, con forse l’unica eccezione della lieta compagnia di Capote e di Salinger, rappresenta una ics impazzita, fuori dal testo e dal contesto. Gestore oculato delle tribolazioni altrui, nello stillicidio dei sensi egli sembra godere e muoversi verso una dantesca discesa agli inferi. Eppure, in tale esplorazione, il nostro affezionatissimo esula dal ruolo di Virgilio, lasciando che l’affresco si componga della concreta materia vergata.
Purdy invita a curarsi di loro, anomalie del buio, anomalie a luci spente, ed è in quelle strane forme discinte, topologicamente frattali e atipiche che è curioso insistere, seppur con la dovuta pazienza speculativa, tanto da giunger a temere che al fin si possano anche soltanto riveder le stelle: quella fastidiosa, quanto consueta, luce diafana.

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James Purdy
A casa quando è buio
pp. 144
Racconti, 2019

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A casa quando è buio - James Purdy - copertinaLa scheda del libro: “A casa quando è buio” di James Purdy (Racconti)

Chissà che non siano le stesse ordalie dell’autore, quelle di un disperato che barricato dentro una cabina telefonica cerca qualcuno a caso a cui poter raccontare una storia, la sua, fatta di una moglie stanca di topi, pappa d’avena e appartamenti fatiscenti.

James Purdy del resto ha faticato a incontrare il gusto del grande pubblico e il suo seguito è sempre stato costituito da un manipolo di devoti ben nascosti. Fuori da tutti i giri e alieno alle mode letterarie, come scrive Giordano Tedoldi nella postfazione a questo libro, Purdy non ha fatto parte nemmeno di una controcultura; piuttosto è sempre e” stato contro la cultura stessa. I racconti contenuti in “A casa quando è buio” sembrano confermare questa sua tensione verso un’aporia finale, una continua evocazione di spettri e assenze attraverso la parola e il simbolo. La scrittura di Purdy è cava, i suoi sono sempre incontri mancati e su di essi aleggia incombente un senso di minaccia. Dialoghi platonici irti di “non sequitur” che indagano il baratro, il cuore oscuro dell’uomo, la sua vulnerabilità, e i desideri che si agitano sotto maniere e abiti inappuntabili. Non sappiamo se sia Mr Diehl, oscenamente bagnato come un tritone, a impartire una lezione alla povera Polly, ma leggendo la storia di questo alterco a bordo piscina la nostra quiete è incrinata. Quando due amici discettano a pranzo di un collega culturista il realismo borghese è solo apparente e il quotidiano sconfina nell’onirico. Un attraversamento che diventa definitivo nell’ultima storia di questa raccolta, un sermone all’umanità firmato da Lui in persona.

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