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LA RAGAZZA CON LA MACCHINA DA SCRIVERE di Desy Icardi

febbraio 26, 2020

“La ragazza con la macchina da scrivere” di Desy Icardi (Fazi): incontro con l’autrice e stralcio del libro

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La ragazza con la macchina da scrivere: c’è chi scrive la storia e chi si limita a trascriverla, ma a gran velocità!

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Desy Icardi è nata a Torino, città in cui vive e lavora, è formatrice aziendale, attrice e copywriter. Nel 2004 si è laureata al DAMS e dal 2006 lavora in teatro anche in qualità di autrice e regista. Con Fazi Editore, nel 2019, ha pubblicato L’annusatrice di libri, un romanzo che ha avuto un grande successo di critica e di pubblico e i cui diritti sono stati venduti anche all’estero (ce ne siamo occupati qui).

Da pochi giorni è uscito il nuovo libro di Desy Icardi, intitolato La ragazza con la macchina da scrivere(pubblicato da Fazi, come il precedente).

Anche in questa occasione abbiamo invitato l’autrice chiedendole di parlarci di questo nuovo romanzo…

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«Si parla spesso della scrittura come di un atto creativo, emotivo e liberatorio», ha detto Desy Icardi a Letteratitudine; «ciò che invece talvolta viene trascurato è il suo aspetto materiale e sensoriale.
La scrittura non è soltanto un prodotto della mente ma anche del corpo, ed è questo il principio ispiratore de “La ragazza con la macchina da scrivere”.
Se col mio precedente romanzo, “L’annusatrice di libri”, ho voluto raccontare l’amore per la lettura attraverso l’olfatto, ne “La ragazza con la macchina da scrivere”, uscito a febbraio per Fazi editore, celebro la scrittura non soltanto dal punto di vista intellettuale ma anche – e soprattutto – da quello fisico e tattile.
Desy IcardiPer raccontare la scrittura come esperienza sensoriale sono partita dalla vecchia e fascinosa macchina da scrivere, uno strumento rivoluzionario, quasi magico, che col suo melodioso ticchettare ha accompagnato la stesura delle più grandi opere del ‘900.
Seppur il legame tra scrittori e macchina da scrivere sia indiscutibile, non è a loro che ho voluto dedicate “La ragazza con la macchina da scrivere” la cui protagonista non è una scrittrice, bensì una semplice dattilografa.
Dalia, la protagonista del romanzo, non scrive storie ma si limita a trascriverle e lo fa a una velocità inarrivabile, picchiettando sui tasti della sua Olivetti MP1 rossa.
La macchina da scrivere percorre con Dalia gli anni dell’ascesa fascista, il secondo conflitto mondiale, il dopoguerra, sino a giungere agli anni Novanta, quando le macchine da scrivere si stanno estinguendo a causa dell’avvento dei personal computer, e l’ormai anziana dattilografa viene colpita da un ictus che offusca parte della sua memoria.
I ricordi di Dalia non si sono però dissolti, essi sopravvivono nella memoria tattile delle sue agili dita, dalle quali possono essere liberati soltanto grazie al contatto con i tasti della Olivetti rossa.
Attraverso la macchina da scrivere, l’anziana dattilografa ripercorre la sua esistenza: la giovinezza trascorsa in provincia, il suo primo e travolgente amore per un affascinante scrittore di romanzi d’appendice e gli anni della guerra trascorsi a Torino, sotto la costante minaccia dei bombardamenti.
Un unico ricordo manca tuttavia all’appello; un ricordo importante, in grado di cambiare la su vita, ma Dalia è decisa a ricostruirlo grazie agli indizi che il caso, o forse il destino, ha disseminato nella sua esistenza».

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Un estratto del libro

Capitolo 1

(…) «La macchina da scrivere è come un pianoforte», ti ripeteva la signorina Pellissero, l’insegnante di dattilografia con la quale hai studiato. «Se smetti di usarla le dita perderanno la loro agilità».
La signorina Pellissero al tempo delle tue lezioni avrà avuto una sessantina d’anni, forse qualcuno di più o magari molti di meno, ma a te, che di anni ne avevi solo tredici, sembrava una sorta di antica sfinge. Portava un cappello a scodella sulla sommità dei capelli grigi, aveva dita lunghe e scheletriche che piroettavano sui tasti a una velocità inarrivabile, e ostentava una devozione al suo mestiere che è difficile riscontrare persino nei medici o nei sacerdoti.
Ti ha addestrato alla macchina da scrivere con la stessa inflessibile disciplina che un caporale avrebbe riservato a una recluta: «Non guardare la tastiera, Dalia!», ti ordinava. «Le vere dattilografe non hanno bisogno di cercare i tasti con gli occhi, le dita hanno una memoria portentosa, l’importante è consentirgli di svilupparla».
Tu cercavi di obbedire, ma i tasti lucidi e rotondi dell’Olivetti mp1 erano una tentazione troppo forte per il tuo sguardo curioso di ragazzina.
La signorina Pellissero si era così risolta a bendarti, costringendoti per settimane a picchiettare sui tasti in completa cecità. I metodi della severissima insegnante, tuttavia, avevano dato i loro frutti: nel corso della tua carriera hai battuto a macchina nelle condizioni più disparate, persino in piena guerra durante le notti di oscuramento, quando occorreva rimanere tappati in casa a luci spente, affinché i bombardieri inglesi non venissero attirati dalle finestre illuminate, come le falene verso la fiamma di una candela. Dopo il matrimonio, quando ti sei trasferita a Torino, delle volte hai battuto a macchina persino sotto ai bombardamenti. Quando nottetempo suonava la sirena antiaerea, tu non te la sentivi di scapicollarti giù per le scale con lo scialle sopra la camicia da notte, per poi pigiarti in una cantina insieme a decine di altre persone terrorizzate, che avevano tante probabilità di salvarsi quante di fare la fine dei topi, imprigionati dalle macerie o asfissiati dal fumo degli incendi che si scatenavano a ogni crollo. Quando la sirena antiaerea ti destava dal tuo sonno sempre leggero e agitato, preferivi sederti davanti alla macchina da scrivere e, avvolta nel buio, far volare le dita sulla tastiera. Trovandoti nell’oscurità, non potevi trascrivere testi e completare i lavori di battitura che avevi in corso, ti limitavi a eseguire gli esercizi di dattilografia che ti aveva insegnato la signorina Pellissero, o a battere parole e frasi a caso, lasciando le dita libere di correre dietro alla tua immaginazione. Non era ciò che scrivevi, quanto piuttosto il contatto dei polpastrelli sui tasti freddi dell’Olivetti mp1 a rilassarti e a farti attraversare, con relativa calma, quei momenti oscuri non soltanto per l’assenza di lume. (…)

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La scheda del libro: “La ragazza con la macchina da scrivere” di Desy Icardi (Fazi)

La ragazza con la macchina da scrivere - Desy Icardi - copertinaDopo L’annusatrice di libri, sul senso dell’olfatto e la lettura, un romanzo appassionante sul tatto e la scrittura, un viaggio a ritroso nella vita di una donna sulle tracce dell’unico ricordo che valeva la pena di essere conservato.

Cosa ricordano le dita? Se la memoria scompare, possono gli oggetti aiutare a ritrovare i ricordi?

Sin da ragazza, Dalia ha lavorato come dattilografa, attraversando il ventesimo secolo sempre accompagnata dalla sua macchina da scrivere portatile, una Olivetti mp1 rossa. Negli anni Novanta, ormai anziana, la donna viene colpita da un ictus che, pur non rivelandosi letale, offusca parte della sua memoria. I ricordi di Dalia tuttavia non si sono dissolti, essi sopravvivono nella memoria tattile dei suoi polpastrelli, dai quali possono essere liberati solamente nel contatto con i tasti della Olivetti rossa. Attraverso la macchina da scrivere, Dalia ripercorre così la propria esistenza: gli amori, i dispiaceri e i mille espedienti attuati per sopravvivere, soprattutto durante gli anni della guerra, riemergono dal passato restituendole un’immagine di sé viva e sorprendente, la storia di una donna capace di superare decenni difficili procedendo sempre a testa alta con dignità e buonumore. Un unico, importante ricordo, però, le sfugge, ma Dalia è decisa a ritrovarlo seguendo gli indizi che il caso, o forse il destino, ha disseminato lungo il suo percorso. La narrazione alla ricerca del ricordo perduto si arricchisce pagina dopo pagina di sensazioni e immagini legate a curiosi oggetti vintage: la protagonista del libro ritroverà la memoria anche grazie a questo tipo di indizi, che appaiono ogni volta in luoghi inaspettati, in una specie di caccia al tesoro immaginaria, tra realtà e fantasia.

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