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CIELO, LA MIA MUSICA! di Leonardo Lodato (intervista)

marzo 1, 2020

“Cielo, la mia musica!” di Leonardo Lodato (Domenico Sanfilippo Editore)

Venerdì 13 marzo presso la Sala Harpago (Via Vittorio Emanuele II, 67, Catania) si svolgerà la presentazione ufficiale del libro e l’apertura delle celebrazioni per il 75° anniversario del quotidiano La Sicilia.

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di Massimo Maugeri

Esiste una relazione tra Cielo e Musica? Sì, esiste. E ce lo dimostra il nuovo libro del giornalista – capo servizio Cultura e Spettacolo del quotidiano “La Sicilia” di Catania – Leonardo Lodato. Il volume, intitolato “Cielo, la mia musica!” (Domenico Sanfilippo Editore), contiene interviste a dodici musicisti siciliani (tutte inedite e strutturate in maniera originale e incisiva): da Bob Salmieri a Andrea Cantieri, da Caterina Anastasi (Babil On Suite) alla Compagnia D’Encelado Superbo, da Giuseppina Torre a Lello Analfino (Tinturia), da Marian Trapassi all’ex Denovo Mario Venuti, da Paolo Buonvino a i Pupi di Surfaro, da Roberta Finocchiaro a Rosalba Bentivoglio.
La prefazione del libro è firmata dal tastierista dei mitici Rockets, Fabrice Quagliotti.
Ho avuto il piacere di rivolgere a Leonardo Lodato (che passa, dunque, dal ruolo di intervistatore a quello di intervistato) qualche domanda sul libro. Una chiacchierata incentrata sulla musica pop (e non solo) siciliana, nazionale e internazionale…

– Caro Leonardo, partiamo dall’inizio: come nasce il tuo interesse per la musica?
Sulla mia culla, almeno questo è quel che mi raccontava mia madre, c’era un carillon che suonava Fréres Jacques. È stato il mio primo contatto con la musica. Avevo 6/7 anni, invece, quando ho cominciato a distruggere i dischi di mio padre. A casa c’era di tutto, lirica, sinfonica, jazz, Tony Dallara e tutti gli “urlatori” del momento, da Celentano a Betty Curtis. Ma soprattutto c’erano i Beatles. Mio padre mi regalò un loro 45 giri. Mi ricordo che mi entrò in loop nel cervello “Girl”, la trovai straordinaria nella sua semplicità. A otto anni, erano gli albori delle radio cosiddette libere, ho cominciato a trasmettere. Cuffia nelle orecchie e microfono davanti, conducevo una trasmissione per bambini ma “rubavo” i dischi dei “grandi”. Mi incuriosivano le cose più strane, dai Pink Floyd ai Tangerine Dream, i Perigeo, i Genesis, la PFM. Poi, pian piano, sono arrivati il jazz con quel nome che mi risuonava nelle orecchie: Nat King Cole. C’era un amico di mio padre che, nella stessa radio in cui trasmettevo io, conduceva un programma dedicato al jazz. E quel nome, Nat King Cole, mi affascinava, era più musicale della sua musica. Poi è arrivato il momento del punk, la scoperta dei Sex Pistols e dei Clash, fino al rock duro. Altro discorso per i cantautori (ma questa è tutta colpa di mio fratello).

– Chi sono i tuoi “punti di riferimento” musicali (italiani e stranieri)?
Facile dirti il primo nome in assoluto, i Motorhead, la più rumorosa rockband al mondo. Loro, e soprattutto il leader Lemmy Kilmister, sono stati il mio punto di riferimento dai 12 anni in poi. Purtroppo i tre mebri originari della band sono morti, ma io continuo ad ascoltare la loro musica che, per me, è religione. Con loro sono cresciuto, forse maluccio ma sono cresciuto. Ma la mia passione per la musica mi ha portato anche a confrontarmi con mostri sacri del calibro di John Coltrane e Joe Henderson, con il Richard Wagner de “Le Fate” e il Debussy de “L’apres midi d’un faune”. Sul versante italiano, come ti dicevo, ho subito un po’ l’influenza di mio fratello appassionato di cantautori come Lolli e Guccini. In realtà, mi sono sempre piaciuti, anche se non li definirei dei veri e propri punti di riferimento, Pino Daniele, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, sia dal punto di vista compositivo che per il modo di utilizzare la scrittura, per l’approccio alla composizione, per la commistione di generi che li ha sempre spinti a sperimentare e a confrontarsi con colleghi provenienti da esperienze totalmente diverse.

– Qual è stato, e qual è oggi, il ruolo giocato dalla musica siciliana nel panorama nazionale?
Credo che non ci sia più necessità di parlare di musica siciliana. O, comunque, lo possiamo fare se facciamo riferimento ad una “scuola” così come esistono le scuole genovesi o milanesi o romane. La musica proveniente dalla nostra isola ha varcato qualsiasi confine, penso ad artisti del calibro di Franco Battiato, Juri Camisasca, Carmen Consoli, Mario Venuti, Luca Madonia, Levante. Siciliani fino al midollo ma con una propensione all’internazionalità “ostacolata” soltanto dall’uso della lingua italiana.

– Veniamo a “Cielo, la mia musica!”. Come nasce l’idea di questo libro? E come si è sviluppata?
Guardavo il cielo stellato e ascoltavo la mia musica preferita. E’ nato un gioco. Ogni stella veniva associata ad un artista o ad una canzone che avesse a che fare con il cielo, con la luce, con i colori. All’improvviso mi è venuto un flash e ho pensato: ma perché non costruire una piccola costellazione di artisti siciliani? E questo è il risultato. In fondo, al di là di questo, ritengo che il cielo sia una fonte d’ispirazione infinita. Nel libro c’è una dedica ad una persona speciale a cui tengo molto, una suora di clausura, Madre Paola, che mi ha insegnato a guardare dentro di me nel modo più profondo e a scoprire il mio cielo, a costruirmi quello che potremmo definire, per dirla con i Depeche Mode, “my personal Jesus”.

– La prefazione è firmata dal tastierista dei Rockets, Fabrice Quagliotti. Come la commenteresti?
Un colpo di culo! Ah! Ah! Ah! I Rockets fanno parte della mia “cultura” musicale degli anni Ottanta. Li ascoltavo sempre, avevo ed ho ancora tutti i loro dischi. Conservo ancora il manifesto del loro concerto a Catania per il “Galaxy Tour”. Qualche anno fa, tramite Facebook, ho fatto amicizia con il tastierista, unico reduce della vecchia e storica line up. Al contrario di tante amicizie strette su FB, la nostra è diventata reale. Mentre scrivevo il libro, pensavo a chi avrei potuto affidare la prefazione. Mi è sembrato naturale proporlo a lui in quanto “super partes” non essendo siciliano ma, soprattutto, in quanto… extraterrestre. Commento finale: quella prefazione è un pugno nello stomaco a chi ancora non ha capito che per salvare il mondo dobbiamo impegnarci tutti in prima persona.

– C’è qualcosa che accomuna le varie interviste presenti nel testo?
Tutto parte da una domanda comune: qual è il tuo cielo? Ognuno, poi, dà una lettura personalissima, dettata dal proprio background musicale ma non solo, visto che è stato bellissimo scoprire come ognuno degli intervistati coltivi passioni differenti. Il destino comune di tutti gli intervistati è stato quello di spogliarsi senza paura, di lasciarsi “scannerizzare”. E ognuno lo ha fatto, chi più sinceramente chi meno…

– Come immagini il futuro della musica italiana (in generale) e siciliana (in particolare)?
Partiamo dal più recente Festival di Sanremo. È quella la musica italiana di oggi? No. Mi spiego meglio, Amadeus e Baglioni prima di lui, hanno cercato di portare sul palco dell’Ariston differenti espressioni musicali, dalle più classiche, quelle degli artisti che si vedono semel in anno, a fenomeni del momento come rapper e trapper. A fini dello spettacolo tutto ok. Il discorso, però, è molto più profondo, perché in Italia ci sono alcuni tra i più grandi jazzisti al mondo che su quel palco non salgono perché nessuno li tiene in considerazione. Ci sono grandi interpreti lirici, c’è un mondo sotterraneo che ruota intorno al rock più oltranzista. Questo fa sì che diventi sempre più difficile etichettare gli artisti italiani che, in ogni caso, e qui mi ripeto, non hanno nulla da invidiare a cantanti e musicisti stranieri supportati da una comunicazione molto più aggressiva. Lo stesso vale per gli artisti siciliani. Sono tanti e si esprimono nei loro linguaggi. Noi spesso li ignoriamo per poi scoprire che all’estero li adorano.

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La scheda del libro: “Cielo, la mia musica!” di Leonardo Lodato (Domenico Sanfilippo Editore)

Il confine tra mare e cielo è lieve. Acqua e aria si confondono. Quanto influiscono la luce del sole, il suo calore, nell’essere siciliani? E, ancor più, quanto conta se si è musicisti? E il cielo, soprattutto, come lo vede chi suona, chi canta, chi compone? Per dare una risposta a queste domande (e a tante altre), Leonardo Lodato, giornalista del quotidiano di Catania “La Sicilia”, capo servizio di Cultura e Spettacolo, ha intervistato 12 musicisti siciliani. Quasi un calendario che, mese dopo mese, artista dopo artista, scandisce il nostro cammino tra le pieghe di chi l’arte la fa.
Interviste, tutte inedite, fuori dai canoni del giornalismo di routine, quando si è chiamati, da un lato a domandare e dall’altro a rispondere, soltanto di un nuovo disco o del tour imminente.
Stavolta, Bob Salmieri, Andrea Cantieri, Caterina Anastasi (Babil On Suite), Compagnia D’Encelado Superbo, Giuseppina Torre, Lello Analfino (Tinturia), Marian Trapassi, l’ex Denovo Mario Venuti, Paolo Buonvino, i Pupi di Surfaro, Roberta Finocchiaro e Rosalba Bentivoglio si sono prestati a questo gioco, a stendersi sul lettino dello psicanalista o, addirittura, a lasciarsi andare nel segreto del confessionale. Ognuno con i propri vizi e le proprie virtù, con i propri sogni, con le proprie certezze e con i propri desideri.
La prefazione del libro è curata da un vero e proprio “extraterrestre” della musica: il tastierista dei francesi Rockets, Fabrice Quagliotti che, negli anni Ottanta, con i suoi compagni di viaggio, ha conquistato l’Italia decretando il successo dello Space Rock.

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Leonardo Lodato, giornalista, è capo servizio Cultura e Spettacolo del quotidiano “La Sicilia” di Catania. Ha cominciato la sua carriera collaborando alle pagine del quotidiano del mattino di Palermo “L’Ora”, per poi trasferirsi a Catania dove ha prima collaborato all’emittente televisiva Antenna Sicilia e, poi, entrando a fare parte della redazione del quotidiano “La Sicilia”. La musica è la sua grande passione insieme al mare (è un subacqueo “profondo”) e al tè (possiede una sterminata collezione di tè provenienti da tutto il mondo). Ha ideato, per conto dell’azienda italiana Vulcan, un piatto per batteria denominato “Sonar”, esposto di recente al NAMM show, la più importante fiera di strumenti musicali degli Stati Uniti, nel quale, con la collaborazione degli artigiani turchi che lavorano per conto di Vulcan, è riuscito a riprodurre il tradizionale suono del sonar dei sottomarini.
“Cielo, la mia musica!” è il suo secondo libro dopo “Storie di Uomini e di Navi – Un’avventura chiamata Veniero” (Ed. La Mandragora), scritto a quattro mani con il collega di immersioni Guido Capraro.

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