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VALERIA CORCIOLANI tra “E come sempre da cosa nasce cosa” e “Mai perdere la testa”

marzo 6, 2020

Due nuovi libri per Valeria Corciolani, scrittrice nata a Chiavari, dove vive

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Valeria Corciolani ha esordito nel 2010 per Mondadori con il romanzo “Lacrime di coccodrillo”. Per Amazon Publishing ha pubblicato i romanzi “Acqua passata”, “Non è tutto oro” e “A mali estremi”.

Di recente la scrittrice chiavarese è tornata in libreria con due nuove opere: un romanzo (“E come sempre da cosa nasce cosa” – vol. 4 della serie de La colf e l’ispettore, edito da Amazon Publishing come i precedenti) e un libro per bambini (“Mai perdere la testa”, edito da Grappolo di Libri).

Abbiamo invitato Valeria Corciolani a parlarcene, nell’ambito di questo servizio…

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“E come sempre da cosa nasce cosa”
E come sempre da cosa nasce cosa (La colf e l'ispettore Vol. 4) di [Corciolani, Valeria]Tutto ha inizio all’alba di una fresca mattina di settembre, quando Jill – reduce da un rave dove si trovava per ascoltare nuovi gruppi emergenti e scrivere un articolo per la rivista con cui collabora – si schianta sul letto sfranto di sonno e dimentica sul davanzale la piantina di marijuana ricevuta in dono come gadget della serata.
Quattro mesi dopo un vecchio Ford Transit con tre cadaveri e un grosso carico di marijuana si capotta nel bosco lungo la provinciale che attraversa la Val Graveglia.
Cosa diavolo ci fa tutta quella roba tra i faggi e i castagni di una bucolica valle nel cuore dell’entroterra ligure?
Ecco che in un attimo l’ispettore Jules Rosset si trova catapultato in un’indagine dai contorni sfocati, dove tutto pare continuamente correre in bilico tra lecito e illecito, giusto e sbagliato, tacere o parlare, mettendo a dura prova anche le sue più solide certezze.
Anche Alma, la colf dallo “sguardo” speciale, pare nervosa e sfuggente più che mai, combattuta tra il lasciarsi andare e restare salda alla sicura e prevedibile “normalità di sempre”.
Incontreremo il dottor Alfredo, farmacista da generazioni, che si scorna con la burocrazia rigida che gli impedisce di fare il suo lavoro come vorrebbe. Ci sono Ernesto e Delia, insieme da una vita e insieme anche difronte a ciò che la vita impone, come il ritrovarsi faccia a faccia con il “signor Parkinson”. Ma ogni cosa è unita da un unico filo, un filo verde in bilico tra bene e male, proprio come questa strana erba, la cannabis, osteggiata come droga e osannata come fitoterapico portentoso.
In una manciata di giorni tutto si srotola imprevedibile e sfuggente, fino a un epilogo che pare soddisfare e rispondere solo in parte le domande di Jules e i suoi collaboratori, aprendo però uno sguardo che va al di là delle certezze, delle convinzioni e dei preconcetti.
Ma è anche vero che ogni apertura lascia spazio al “potrebbe”, e poi si sa: da cosa nasce cosa, o no?

Come è nata l’idea del romanzo
Tante volte ti domandi (e ti domandano) come nasce l’idea di un romanzo.
Per gli altri non so, ma nel mio caso… be’ si tratta sempre di un caso: la frase di una canzone, il fotogramma inquadrato dal finestrino del treno, il dialogo origliato in attesa dal medico, una notizia di sfuggita al TG mentre stai preparando la cena. Insomma, una scheggia di niente che per qualche motivo fa tana tra le volute cerebrali e resta lì, a fermentare.
E questa volta uguale: mi sono trovata a sfogliare una rivista alla ricerca di tutt’altro, invece zac, mi cade l’occhio sull’articolo dossier sulla cannabis terapeutica e i suoi stigmi culturali. Dopo neppure dieci righe la scheggia aveva già messo le tende nella mia materia grigia, pronta a lievitare per srotolarsi tra le pagine del nuovo romanzo. Certo, poi mi sono documentata ancora, ho letto dispense mediche, ascoltato numerose interviste di pazienti e setacciato il web… Ehm, ho pure tediato farmacisti e tampinato tecnici di laboratorio, lo ammetto, e vorrei anche rassicurali che sì, ora possono stare tranquilli: è finita, e no, non verranno più importunati da una tizia che li rincorre brandendo quadernetto, penna e la falsa promessa di un ingannevole “ti chiedo ancora questo e poi basta. Giuro!”.
Questo per dire che scrivere ti porta a studiare, documentarti, scavare e domandare, sempre. Però è giusto avvertire che spesso e volentieri scrivere ti porta a spremere chi ne sa per scoprire fin dove puoi spingerti a piegare la scienza a uso e consumo della trama che hai in testa, questo per dire che sempre di romanzo si tratta eh, e come tale va letto.

Ambientazione
Non sono trascorsi neppure tre mesi dalle vicende che hanno visto protagonisti l’ispettore Jules Rosset, valdostano auto-trapiantatosi a malincuore in Liguria, e la colf Alma Boero, e di nuovo li troviamo a barcamenarsi tra lavoro e famiglia, questa volta non solo a Chiavari in riva al mare, ma anche tra i boschi fitti di castagni, faggi e lecci della Valgraveglia, il suo affascinate e misterioso entroterra.

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“Mai perdere la testa”
E se ti domandassero di scrivere e illustrare una favola?
E ogni favola che si rispetti, si sa, deve avere il suo eroe.
E se l’eroe fosse un nutrito gruppo di succulente (ma decisamente poco popolari) verdure?
Perché a volte può capitare che un risoluto Cetriolo, due lucidi Peperoni, un tenero Lattughino, un Sedano spettinato, un timido Pomodoro, un Aglio perplesso, un’affascinante Cipolla e un Basilico un po’ marpione finiscano davvero nei guai, soprattutto se decidono di spuntare nel giardino della terribile Regina di Fiori davanti la sua corte formata da cento cuochi più uno.
Come andrà a finire? Perché la lunga lunga e secca secca Regina di Fiori, cugina della ben più famosa Regina di Cuori, non è mica una che va troppo per il sottile eh!, quando si arrabbia (e succede spesso, credetemi) le teste volano via che è un piacere.
Ecco quindi che le tanto odiate verdure si rimboccano le maniche per muoversi tra le pagine con ironia e divertimento, per farsi guardare dai giovani lettori con occhi nuovi e perché no, anche con un po’ di acquolina in bocca!
La collana “Grappolina e le favole dei Grandi” delle edizioni “Grappoli di Libri”, si propone come viaggio nel piacere della lettura e, per renderla accessibile a tutti, utilizza opportune caratteristiche grafiche e di impaginazione. Perché leggere è una passione che va coltivata da subito e con gusto!
“Mai perdere la testa” è una favola gioiosa, buffa e appetitosa, con tante illustrazioni e un testo rapido, chiaro e in stampatello, adatto per i giovani lettori dai cinque anni ai… novantanove ;).
E sì, a scriverla e disegnarla mi sono davvero divertita un mondo, si era capito?

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