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CADUTA DENTRO UN NO di Barbara Garlaschelli

marzo 12, 2020

“Caduta dentro un no. Ballate” di Barbara Garlaschelli (Morellini – a cura di Elena Mearini)

Pubblichiamo l’introduzione firmata da Elena Mearini e un paio di liriche tratte dal volume “Caduta dentro un no. Ballate” di Barbara Garlaschelli, edito da Morellini. Cronaca, arte, sentimento: la raccolta di 120 ballate di Barbara Garlaschelli, tra le autrici più interessanti del panorama letterario italiano. Con oltre 20 tracce audio di reading musicati. Su questo il link è possibile ascoltare le tracce audio da Spotify

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Con uno stile asciutto ma allo stesso tempo lirico Garlaschelli – scrittrice di romanzi, pamphlet, libri per ragazzi – narra la sua visione del mondo esteriore e interiore, lasciandosi condurre a volte dai temi della cronaca più attuale, come la violenza di genere o la problematica dell’immigrazione, a volte dalle vicende di vita privata e familiare, altre ancora dall’indagine del proprio corpo che diviene luogo di conflitto e di amore, lotta e riconciliazione. Legate da una forte tensione emotiva oltreché narrativa, alcune delle ballate saranno lette da attori e da lei stessa, e accompagnate da musiche originali. Al volume sono collegate una selezione di 22 tracce audio di reading musicati scaricabili da Spotify tramite un qr code presente nel libro.

Un progetto con la collaborazione di: Stefania Virginia Carcupino (fisarmonica e voce); Viviana Gabrini (voce), Michael Fortunati (chitarra e voce); Giovanni Rosa (voce).

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La parola di Barbara

di Elena Mearini

Ho incontrato la parola di Barbara nell’angolo fiorito di un vicolo cieco. Stava tra le primule cresciute in mezzo al cemento, una parola in fasce, con il corpo di figlia e la faccia di madre.
Mi sono avvicinata piano, io che non mi sento né figlia né madre, l’ho presa tra le braccia per essere due volte donna.
La parola di Barbara ha mani piccole, i pugni di un bebè che sferrano colpi di tenerezza, la pelle di ovatta che tampona la commozione degli occhi, lo stupore della fronte.
Ci ho messo la mia faccia intera, in quelle mani.
Ho capito subito che dei suoi palmi mi potevo fidare, perché loro sono recipienti attenti a non perdere neanche una goccia di me, questo ho pensato.
La parola di Barbara non ti lascia cadere, mai.
Ti porta lungo i tratti più malandati del mondo, dove il vento strattona le ossa e la terra graffia la carne, ti trascina per il fondo dei mari, dove il corallo taglia e l’alga brucia, ti lancia a ridosso del sole, a un passo dall’abbaglio, a un respiro dall’ustione, ti mostra il sopra e il sotto del mondo, il così alto e così basso in cui da soli non ci si va, perché da soli fa paura.
Ma con la parola di Barbara la paura scompare, perché lei non ti lascia cadere, mai.
Ho incontrato la parola di Barbara e l’ho guardata negli occhi.
Occhi pieni di spazio e culle infinite per ospitare tutti i nuovi nati. Sì, la parola di Barbara ti mette al mondo, quando la guardi nasci di nuovo, pure se non ne hai voglia, sbuchi alla vita dal principio.
Ti ritrovi figlio in mezzo ad altri figli, nel grembo dell’unica madre che vorresti avere, quella che dice il non detto di ognuno e libera le bocche di tutti.
La parola di Barbara ha un corpo che contiene i gesti abbandonati, i movimenti reclusi, i battiti calpestati e poi i seni offesi, il latte rigettato, l’umano mandato alla discarica da chi compie il crimine del disamore.
E’ un corpo che danza il giusto e il fragile, restituendo il passo a chi si è visto togliere ogni strada da sotto i piedi.
Noi, tra le sue braccia, possiamo finalmente aprire gli occhi, vedere e scegliere. Chi essere e chi non essere.

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Caduta dentro un no

Cammina strascicando i piedi.
Si porta dietro, intrecciati
alla coda del vestito,
tutti i silenzi ricevuti
e le risposte in bilico
e le bugie.

Attraversa la piazza assolata,
scende lungo una strada vuota
domandandosi dove sia finito
il resto del mondo.

Guarda una finestra buia,
si ferma.
Dentro quel buio, una piccola luce brilla.
Qualcuno sta fumando.
La piccola luce si fa più intensa poi sparisce.

Di nuovo sola,
trascina la lunga coda
del vestito bianco
sull’asfalto.
Oggi ha perso l’equilibrio
ed è caduta dentro un “no”.

* * *

La nuova terra*

La vedi la terra?
La vedi l’erba alta?
Guarda sempre lì
perché è lì che ti porterò.

Stai tranquilla,
ci sono io.

Non temere l’acqua.
Stai vicino a me.

Pensa a quando ti raccontavo
le favole.
Pensa a quelle che ti racconterò,
in una nuova lingua,
in una nuova terra.

Guarda l’erba sulla sponda
del fiume e sta’ tranquilla.
Ci sono io.
Pensa a quando rideremo
di questa nuotata folle
e tu la racconterai
ai tuoi figli.

Pensa a questo
e non aver paura.
Ci sono io vicino a te.
Proprio vicino.
Nello stesso fagotto
di stracci.
Nella stessa pelle.
Stammi allacciata
che la nuova terra
è vicina.
Proprio come e te, figlia.

 

La nuova terra, Michael Fortunati (voce), Mikeless (chitarra) e Stefania Carcupino (fisarmonica)

* “La Repubblica”, 26 giugno 2019.
L’ultimo abbraccio di padre e figlia in fuga dalla miseria (e quella canzone «profetica» di Springsteen)
I due corpi sono a faccia in giù, immersi nell’acqua di un canneto sporca di fango, trasportati a riva dalla corrente sulla sponda sud del fiume Rio Grande: l’immagine è destinata a diventare il simbolo della tragedia dei migranti in Centro America.

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Barbara Garlaschelli è nata a Milano e vive a Piacenza.Tra le sue pubblicazioni: Ladri e barattoli(Marcos y Marcos, 1996), Nemiche(Frassinelli, 1998), Il pelago nell’uovo(Mobydick, 2000), Sirena. Mezzo pesante in movimento (Mobydick, 2001, vincitoredel premio “Fenice Europa 2002 sezione “Claudia Malizia”; ed. Salani, 2004; premio Desenzano Libro Giovani 2006; TEA 2007), Alice nell’ombra (Frassinelli,2002), Sorelle (Frassinelli, 2004 vincitore del premioScerbanenco 2004); L’una nell’altra (Dario Flaccovio, 2006); FramMenti. Storie di un fortino di periferia (Mobydick, 2006). Ha curato e partecipato all’antologia noir Alle signore piace il nero (Sperling & Kupfer, 2009). Suoi racconti sono presenti in varie antologie (Einaudi, Mondadori, Il Saggiatore, Cairo editore e numerose altre) e su quotidiani e riviste. Ha scritto libri per ragazzi, tutti editi da EL, vincendo numerosi premi. Ha diretto la collana “I corti” (EL). Autrice insieme a Nicoletta Vallorani dello sceneggiato radiofonico Mi chiamano Bru in onda su Radio2. È tradotta in molti paesi d’Europa. Il suo romanzo Non ti voglio vicino (Frassinelli, 2010) è stato tra i dodici finalisti deI premio Strega 2010. Ha scritto inoltre Il cielo non è per tutti (Frassinelli, 2019).

 

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