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Emergenza coronavirus: la crisi del libro e la chiusura delle librerie

marzo 14, 2020

Ripetuti appelli lanciati dall’Associazione Italiana Editori (Aie) e dall’Associazione Librai Italiani in seguito alla crisi legata all’epidemia da Covid-19

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Coronavirus: -25%, con punte del -50% per il mercato del libro

Meno 25 per cento in media, con punte del 50 per cento e oltre in Lombardia, Veneto ed Emilia. Questa la prima fotografia dell’impatto dell’emergenza sanitaria da Coronavirus sul mondo e sul mercato del libro. “Sono dati che parlano da soli e che disegnano un quadro che non sapremmo definire altro che di crisi, grave e profonda – ha dichiarato il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Ricardo Franco Levi-. Profonda perché tocca tutti, dagli autori e dagli editori sino ai punti vendita finali. E grave, non solo per i primi dati sulle vendite, ma per le onde lunghe, oggi largamente imprevedibili e che, se non contrastate, potrebbero seguire: calo dei consumi, delle prenotazioni, delle tirature, delle novità. Con un impatto pesante sulla lettura, vera e costante emergenza nazionale”.

Convocato per una riunione straordinaria, il Comitato di Presidenza di AIE, in rappresentanza di tutte le componenti dell’Associazione – editori grandi e piccoli, di libri di varia, di libri per la scuola, dell’università e del professionale – ha deliberato di presentare con urgenza al Governo lo stato di gravissima sofferenza del settore: “Guardando ai lettori, ai consumatori, alle famiglie ancor prima che alle proprie aziende, nello spirito di coesione nazionale richiamato e auspicato dal Presidente Mattarella, l’Associazione Italiana Editori – prosegue il presidente Levi –  chiede che vengano posti in cima alla lista delle misure da adottare con urgenza la deduzione fiscale degli acquisti dei libri, la ricostituzione della dotazione originaria della carta cultura per i giovani (la cosiddetta 18App), un rafforzamento del fondo destinato alle famiglie bisognose per l’acquisto dei testi scolastici fermo da vent’anni alla cifra di 103 milioni di euro”.

“A nome e in rappresentanza delle imprese editoriali, AIE chiede inoltre che per tutto il mondo produttivo e, dunque, in forma universale e senza distinzione di settori o di aree geografiche, si adottino inoltre – continua Levi – con altrettanta urgenza strumenti per contrastare i prevedibili contraccolpi sulla liquidità delle aziende con la sospensione degli obblighi contributivi e per consentire una più sostenibile ed equa gestione del personale”.

“Infine AIE – prosegue il presidente -, chiede con urgenza alle autorità pubbliche indicazioni precise sulle modalità e possibilità di partecipazione alle fiere del libro e dei festival letterari, strumento fondamentale di promozione industriale e culturale del libro, ma nel rispetto del dovere di contribuire alla tutela della salute delle proprie aziende e nella società nazionale”.

“Al centro di queste irrinunciabili misure non è solo un settore produttivo ma davvero – conclude – il futuro culturale del Paese e l’impatto ulteriore sulla lettura come strumento di crescita”.

 

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Levi (AIE): “Stop librerie ulteriore colpo pesantissimo. Il governo sostenga la domanda di libri per aiutarci a ripartire”

“L’editoria italiana chiede immediate misure di sostegno per l’intera filiera del libro, così da ripartire dopo lo stop per l’emergenza Coronavirus”: lo dichiara l’Associazione Italiana Editori (AIE) dopo il decreto del governo dell’11 marzo che impone la chiusura delle librerie fino al 25 marzo.

“Affrontiamo l’emergenza, come tutti, con spirito di sacrificio e responsabilità – spiega il presidente di AIE, Ricardo Franco Levi –, ma è indispensabile e urgente che il governo e il parlamento facciano tutto ciò che serve per far sì che il mondo del libro, con tutte le sue imprese e i suoi lavoratori possa, al pari e insieme a tutta l’Italia e tutti gli italiani, reggere e superare questo difficilissimo momento. Tutto ciò che serve. Niente di meno”.

“Già prima dei decreti che hanno limitato e quindi sospesa la libera circolazione dei cittadini in Lombardia e poi in tutta Italia – continua Levi – avevamo segnalato un calo di vendite del 25% con punte del 50%. La chiusura totale avrà conseguenze gravissime per noi editori e rischia di compromettere la rete delle librerie fisiche, già in forte difficoltà prima dell’emergenza Coronavirus, e dell’intero sistema”.
“I danni che questa crisi potrebbe avere non sono solo economici: è in gioco la tenuta culturale del Paese” spiega Levi. AIE chiede in particolare il sostegno della domanda di libri: “Deduzione fiscale per gli acquisti di libri, ricostituzione della dotazione originaria della carta cultura per i giovani (la cosiddetta 18App), un rafforzamento del fondo destinato alle famiglie bisognose per l’acquisto dei testi scolastici fermo da vent’anni alla cifra di 103 milioni di euro”.

AIE chiede inoltre, accanto alle altre associazioni confindustriali, strumenti per far fronte alla crisi di liquidità e ammortizzatori sociali in grado di preservare ogni professionalità interna al settore e scongiurare così perdite di posti di lavoro.

La chiusura delle librerie non è il solo grave danno che sta subendo il settore, oggi alle prese con la cancellazione e la riprogrammazione delle Fiere e dei Saloni nazionali e internazionali. “Stiamo rischiando – spiega Levi – un circolo vizioso fatto di calo dei consumi, cui segue diminuzione delle prenotazioni, delle tirature, quindi del lancio delle novità. Questo si può tradurre in un calo della lettura i cui bassi indici già adesso segnalano che siamo in emergenza. L’Italia che uscirà dalla crisi Coronavirus non può permettersi di ripartire senza libri e lettori”.

(Fonte: Aie)

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Lo scrittore Maurizio de Giovanni: librerie non restino chiuse, posticipare le uscite dei nuovi libri ed eventi come il Salone Torino

Risultato immagini per maurizio de giovanniE’ “una cosa fuori dal mondo” la chiusura delle librerie per Maurizio de Giovanni. “Le librerie vanno tenute aperte e se rimangono chiuse non dovrebbe uscire nessuna novità editoriale”, ha dichiarato all’Ansa. “Tutti dobbiamo abituarci a fare un passo indietro in questo momento, ma non capisco perchè le librerie siano chiuse e le tabaccherie e i negozi di elettronica restino aperti. il mercato editoriale è già così instabile e in difficoltà che ogni evento imprevisto causa un ulteriore fase recessiva.”
Intanto de Giovanni ha chiesto alla Rizzoli di far slittare il lancio, previsto il 31 marzo, del suo nuovo romanzo: “Una lettera per Sara”. Per quanto concerne il Salone del libro di Torino, lo scrittore napoletano ritiene sia meglio rinviarlo in autunno, giacché con l’estate e l’arrivo del caldo non si potrebbe fare.

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