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Pensieri e parole ai tempi del coronavirus #5 (di Loredana Lipperini)

marzo 16, 2020

Dal mondo dei libri, pensieri e parole ai tempi del Covid-19

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di Loredana Lipperini

Care e cari, la cosa più triste che possa accadere è trasformarci in sbirri. Leggo di scrittrici, naturalmente informate dalle chat delle mamme (e chi altri? Le prime, fatelo dire a una vecchia femminista, che si trasformano in branco quando serve) terrorizzate dall’aver visto “vecchi su una panchina” e famigliole col monopattino a spasso. Segnalateli! Strilla la scrittrice. Non puoi andare a prendere il giornale col tuo compagno! Strilla l’altra a una mia amica.
Vi piacciono i delatori? Avete letto Manzoni? Sapete cosa sono gli untori e come si comporta la folla appestata? Cerca colpevoli. Denuncia. Invoca l’autorità. E meno male che al momento non abbiamo un regime militare. Al momento.
Dobbiamo stare a casa e ci stiamo. Sono andata, oggi, a comprare due uova, un flacone di detersivo per i piatti, uno yogurt e, ahi ahi, “bene non necessario”, una bottiglia di vino. Non c’era nessuno. Strade deserte. Solo, nella bottega dove ho comprato le mie cose, sono entrate tre ragazze. Ho detto loro, dietro la mascherina, che eravamo troppi per una bottega così piccola. Sono uscite subito. Non ho denunciato nessuno, né mai e poi mai lo farei.
Ognuno, lo ripeto per la centesima volta, reagisce come può a quel che attraversiamo. Piange, ride, canta, sta male, si fa di antidepressivi, fuma come una ciminiera, medita, prega, mangia, ama. Eccetera, non rifaccio la lista.
La cosa peggiore che ci possa capitare è trasformarci in sbirri. Uso non a caso questo termine: non si tratta di denigrare le forze dell’ordine ma di evocare la parte sinistra del passato lontano. Sbirri e spie. Le regole, se non sono state comprese, si spiegano: non si scrive a Burioni e non si intasano le chat delle mamme che potrebbero essere usate, per una volta, per qualcosa di utile, invece di additare gli altri come il male del mondo, faccenda che, vedo, capita anche in tempo di epidemie.
Ripeto: prudenza, e pietà. Io un mondo salvato pieno di ferocia non so se lo voglio.

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L’introduzione di Massimo Maugeri è disponibile qui

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