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Pensieri e parole ai tempi del coronavirus #8 (di Helena Molinari)

marzo 17, 2020

Dal mondo dei libri, pensieri e parole ai tempi del Covid-19

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di Helena Molinari

Un tempo questo nostro tempo, che ai miei occhi somiglia tanto al Qoelet, un bellissimo libro della Bibbia, che vivamente consiglio, indipendentemente dalla propria appartenenza o non appartenenza religiosa.
Un tempo che azzera il tempo restituendolo più giusto, più sensato, più godibile?!
Non ci è dato saperlo, ma possiamo crederci.
Non c’è nulla di più spaventoso di ciò che non vediamo e non è pienamente conoscibile per l’uomo di oggi, l’uomo che deve conoscere ogni cosa per conoscersi, per sopravvivere…
Vivere è ben altro e la paura ne fa parte.
Vivere questo tempo è difficile perché guardare da un vetro l’immobilità dell’uomo e nel frattempo lo scorrere della natura e l’eclissi dei giorni nei minuti dilatati come ore e ore espanse allo sfinimento è fatica e smarrimento.
L’informazione poi sovrasta, soverchia, opportuna e scomoda.
Si ha il vero polso dell’utilità, ma anche della pericolosità dei media a tutti i costi, il prezzo altissimo in termini di salute mentale: la desertificazione delle proprie idee.
Non è la psicologia disciplina di mia competenza, sono un’umanista.
Scrivo, faccio radio da una vita, conosco l’antropologia e i cantautori.
Solamente e fermamente asserisco qui che credo oggi più che mai che la bellezza delle nostre fragilità vada accolta come un seme tra le mani e attesa. Se può servire…
Quando il tempo come questo tempo annulla, accendiamo candele o luci sì, aggrappiamoci orgogliosi al nostro tricolore, ma sentiamoci del mondo e per una volta non prepotentemente nel mondo, lasciamoci fermare, annullare.
Leggiamo se ci sentiamo di farlo, se sentiamo il richiamo spontaneo di un viaggio.
Parliamo solo se vogliamo affinché lo starci vicini tra quattro pareti sia lo stare, l’esserci.
Annaffiamoci quanto basta come fiori anche se ci parrà il deserto. L’acqua che basta, il tempo che basta.
Non ostiniamoci, facciamoci sorprendere come campi sotto il cielo.
Questo tempo non è fine a se stesso.
Nessun campo è arido, nessun tempo lo è.

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L’introduzione di Massimo Maugeri è disponibile qui

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