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I PADRI E I VINTI di Giovanni Mastrangelo (recensione)

marzo 18, 2020

“I padri e i vinti” di Giovanni Mastrangelo (La nave di Teseo)

La Storia e Bastian Contrario

di Daniela Sessa

È un gioco il Bastian Contrario. Un gioco solitario e invisibile agli altri. Ma qualcuno deve pur insegnarti la regola. Ad Antonio la insegnò da piccolo il nonno Pietro, che gli fece da padre. Il gioco consiste nel fare l’opposto di quello che fanno gli altri: ribaltare la musica e farla diventare nuvola, ridere a un funerale, avere una risposta da Dio quando serve. Si può, per gioco, far fare al Tempo l’inversione di marcia, dire che la Storia si arrotola su se stessa, negare ai Padri il dovere di garantire ai Figli un futuro diverso. Tra Padri e Figli il campo è di Edipo. Il Padre sconfitto dentro il destino del Figlio disvela nel farsi tre di Antonio la topica freudiana e il corpo di Cristo: l’Es trinitario, prima sulla croce con le unghie nere nel quadro dell’infanzia e alla fine purificato d’unghia nella tela di Mantegna, risolve il conflitto nel principio di morte come anamnesi del reale: la morte presuppone la Resurrezione dell’Io ribelle alla norme morali. Così la Rivoluzione di Bastian Contrario conduce Antonio a sospendere il giudizio o il pregiudizio sui fatti e a liberarsi dalle catene del “trittico” (o trinità?) borghese Stato, Chiesa, Famiglia. Uscito fuori dall’inganno del pensiero, Antonio, esistenza letteraria dell’uomo contemporaneo, si scrollerà di dosso il Mercato, il quarto lanternone: il teosofismo pirandelliano qui si presta almeno alla sottile, anzi sottilissima quasi invisibile come il gioco paterno, ironia che scorre nel racconto della vita di Antonio: l’ironia non è anch’essa un Bastian Contrario? Ogni Rivoluzione è antiborghese, ogni Rivoluzione ha un Messia. Nella vita di Antonio il Messia è Gordon Jeffers, il carismatico capo della Viners’ Brotherhood, quel sistema new-age californiano che regge il primo seducente romanzo di un’annunciata tetralogia di Giovanni Mastrangelo, che ora torna in libreria con “I Padri e vinti”, storia di Antonio prima dell’incontro con Gordon. Così Mastrangelo fa suo il gioco di Bastian Contrario, già rovesciando su Dostoevskij (beffardo, il capitombolo) il titolo alla Turgenev: arrotola passato e futuro fuori e dentro il testo e crea un libro-ragnatela dove temi, eventi, parole, riflessioni, piani narrativi restituiscono al lettore una trama impegnativa e contesta di simboli e rimandi persino allegorici, sorretti da una scrittura limpidissima, anche nel malioso uso della punteggiatura. Architetto di plot, il ragno Mastrangelo colloca le parti della sua narrazione in un incastro tra Storia e personaggi, scrive una saga familiare del tutto antieroica, immette nel tessuto narrativo elementi allogeni (un grafico, dei disegni) e citazioni, per raccontare quarant’anni di Storia italiana, dal 1945 al 1985, anni attraversati da un dualismo ideale e ideologico mai risolto. “Oggi la scelta non è più tra essere fascisti o antifascisti [….] L’unico vero problema di coscienza è la fedeltà ai principi”. Tutti i personaggi del romanzo di Mastrangelo, come eroi tragici, sono spinti all’indietro dalle due forze contrapposte della coscienza e dell’ideologia. Pietro Cristaldi, capostipite di una famiglia infelice, al sogno fascista della nazione borghese trionfante e bella è stato fedele, finché Piazzale Loreto ha capovolto quel sogno nel corpo, appeso per i piedi, del Capo. Vera, la figlia di Pietro, alla sua Guerra Partigiana è stata fedele, finché Piazzale Loreto ha capovolto il suo sogno nell’assenza di pietà della folla vittoriosa e volgare e finché quell’Edipo arrabbiato del padre l’ha riportata in seno alla famiglia, da Alberto, l’etereo e spezzato fratello, che la imprigiona in un sentimento anch’esso capovolto, stravolto, imperdonabile fuori dal grumo di affetti e segreti che rendono unite le famiglie. Antonio, infine, ago di una bussola identitaria impazzita: figlio degli anni di piombo, degli espropri proletari, di una palingenesi guasta, dell’eroina. Flora, la madre, personaggio apparentemente sfumato, è l’unica custode della fedeltà: a Dio, alla Famiglia, all’amore. E’ un romanzo pieno d’amore “Padri e vinti”. C’è l’amore coniugale di Pietro e Flora, di Vera e Hans. C’è l’amore libero di Velma, Rocco, Upupa e Antonio avviluppati dentro i sacchi a pelo delle case occupate. C’è l’amore pietoso e incestuoso e qui, come nel racconto dei corpi umiliati di Mussolini e Claretta, la scrittura s’inarca in pagine di crudezza sensuale e ferina. C’è l’amore interrotto di Vera e Valerio anche quando erano Annamaria e Vento. C’è pure questa cosa dei nomi nel romanzo di Mastrangelo: nomi finti e nomi di battaglia, identità duplici buone a proteggersi dai sentimenti o a crearsi vite di comodo, quando svelarsi è una sfida. Nomi come battesimi della coscienza, quando questa si muove nello spazio malagevole del tradimento, del pentimento e del perdono. “Non c’è nessuna differenza tra perdonare e pentirsi, Antonio [..]Se ti penti per davvero perdoni e se perdoni ti penti per forza. Tuo nonno e io ci siamo perdonati a vicenda, anche lui come me si è pentito nel profondo del cuore”. Dopo queste parole Vera svela il nome del poveraccio che aveva assassinato mentre era Annamaria. Più avanti Gordon rivelerà ad Antonio il nome di quando non era Gordon. Nomi che attraversano e adulterano il tempo e il Tempo letteralmente circonda le vite narrate in “Padri e vinti”. Il movimento del Tempo è Storia e contro Storia, leggenda e memoria. Il biologo Hans, marito di Vera e padre dell’età giovane di Antonio, è il movimento del Tempo dai secoli bui del Medioevo nordico al bombardamento di Amburgo del 1943 e alla guerra partigiana, cui aderisce con il nome di Juan. Il Tempo messo in gioco da Mastrangelo risponde alle due dimensioni della memoria e impone al romanzo l’aura di un classico del Novecento. La memoria storica è dovere di ricordare come spinta propulsiva a una pacificazione, oggi troppo di là a venire, se non si prende coscienza (ancora la coscienza) che bisogna superare gli steccati ideologici, rispetto ai quali ci siamo rivelati vinti. La voce di Mastrangelo è giudizio netto su un Paese immobilizzato dentro la sua stessa Storia, con un regime e un conflitto mondiale che ad oggi rende anacronistico il tessuto sociale e il dibattito politico; con quegli anni Settanta su cui si è forse troppo poco voluto riflettere: come mai una generazione che aveva sognato la libertà, il popolo, l’immaginazione al potere, la ribellione si è bruciata nell’eroina e nelle bombe o se l’è svignata nella tana della rispettabilità borghese, tornando ai Padri? “Padri e vinti” prende su di sé il carico della storiografia “creando divieti e possibilità”, come ebbe a scrivere Carlo Ginzburg confutando le tesi di Hayden White, tanto da relativizzare il documento del tradimento (una lettera confessione di Pietro) in una doppia verità “Gordon gli disse che per quanto riguardava il passato di suo nonno ciò che lui considerava reale era solo un’interpretazione personale”: come in Rashomon di Akira Kurosawa la verità è numericamente uguale ai suoi racconti. Un altro film degli anni ’50, citato invece nel romanzo, “Ordet” di Carl Theodor Dreyer sposta la dimensione dal tempo storico al tempo soggettivo, alla memoria interiore. Valerio (ex Vento) vede a Venezia il film di Dreyer dove Johannes, ritrovata la fede, resuscita l’amata Inger. Ma la sua Inger sarà resuscitata dallo scienziato Hans (la nemesi onomastica!). Hans annullerà i Padri di Antonio e pronuncerà la parola che capovolge il titolo: speranza. La speranza slancia in avanti la coscienza di sé e rimette in moto il processo storico. Gordon pronuncerà la stessa parola davanti al Cristo prima della Resurrezione, tanto da suscitare il sospetto che nella ragnatela di Mastrangelo ci sia un’ultima coppia di Padri e figli. Mastrangelo nel “Il sistema di Gordon” capovolgerà pure il terzo Antonio? Si avvererà la tesi di Hans sulle eosinofoli? “Sono cellule evolute che si occupano delle emergenze quando arriva un virus…il futuro degli eosinofoli coincide con la speranza degli esseri umani”. Leggere anche il primo romanzo a questo punto e in questo momento è un felice dovere. Una speranza.

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La scheda del libro: “I padri e i vinti” di Giovanni Mastrangelo (La nave di Teseo)

Un romanzo avvolgente che racconta tre generazioni attraverso la grande narrazione del Novecento: indagando tra i segreti di Pietro, Vera e Antonio, Giovanni Mastrangelo dà voce alla materia silenziosa di cui è fatto l’amore che ci tiene in vita.

La resistenza partigiana, l’esecuzione sommaria di una spia, la desolazione della guerra, l’odio e le fratture che separano una famiglia. Comincia così la saga dei Cristaldi: Pietro, Flora, Vera e Alberto scappano l’uno dall’altro per evitare il confronto diretto in un’Italia attraversata da profonde divisioni ideologiche e politiche, per tornare a inseguirsi negli anni della ricostruzione, provando sulla loro pelle il dolore e l’amore, il pentimento e il perdono, e inevitabilmente anche il distacco. Il dopoguerra porta con sé un effimero desiderio di normalità che viene spazzato via dagli scontri di piazza degli anni Settanta: Antonio, il figlio di Vera, cresce a Milano durante le lotte studentesche e si avvicina alle frange più estreme dei movimenti. Quando scopre che la storia della sua famiglia è macchiata da un tradimento vergognoso, che la sua stessa esistenza è forse una grande menzogna, il suo mondo va in pezzi. Saranno la ritrovata vicinanza del patrigno e l’incontro con un maestro dal fascino misterioso a dargli la forza per uscire dal buio e ricostruire, tessera dopo tessera, la sua vita e la storia della sua famiglia.

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Giovanni Mastrangelo ha vissuto per più di vent’anni in Africa dove ha lavorato come fotoreporter. Tornato in Italia, dalla fine degli anni Novanta vive e lavora a Roma. È scrittore, autore di documentari, sceneggiatore. Ha collaborato tra gli altri con Bernardo Bertolucci alla stesura del soggetto del film Piccolo Buddha. Negli anni ha pubblicato racconti sulle riviste “Linea d’Ombra”, “Nuovi Argomenti”, “linus” e “Corto Maltese”. Tra i suoi libri ricordiamo Bratto, illustrato da Copi, Il piccolo Buddha (nuova edizione La nave di Teseo, 2016), Il coupé scarlatto, African soap (selezione Premio Strega 2003), Henry (nuova edizione La nave di Teseo, 2016) e Il sistema di Gordon (La nave di Teseo, 2016).

 

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