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Pensieri e parole ai tempi del coronavirus # 13 (di Lella Seminerio)

marzo 21, 2020

Dal mondo dei libri, pensieri e parole ai tempi del Covid-19

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di Lella Seminerio

Oggi sono stata a fare la spesa. Dopo dieci giorni di isolamento volontario, sono dovuta uscire. Le strade deserte e il sole assente trasmettono una malinconia palpabile. Al supermercato intanto dovevo andarci, erano finite le proteine e le verdure. Attendo il mio turno in fila poco tempo per la verità. Una signora si tira sul naso il maglione a collo alto prima di entrare. Qualcuno ha la mascherina, qualcun altro no. Io no, ho solo i guanti. Ma adesso che ho toccato il carrello, forse dovrei tirarli via prima di prendere i prodotti. Ne indosso un altro paio di quelli a disposizione nell’ortofrutta. Poi passo in rassegna i reparti. Le scorte ci sono ancora e soprattutto c’è quasi tutto quello che mi serve. Incrocio altri carrelli, tutti ci teniamo a debita distanza l’uno dall’altro, sospettosi. Prendo frutta, verdura, pesce e carne. Non mi sono mai piaciute le proteine surgelate, tollero solo le verdure. Beh, pazienza, me le farò piacere.

Non si può fare altrimenti. Il pane di segale è finito. Mangerò quello che è disponibile, oppure proverò ad impastare io una farina che mi convinca. Allora prendo anche il lievito. Esco. Butto via guanti indossati per ultimi e torno a casa. Catania nell’ora di punta è una metropoli caotica. Non oggi, non di questi tempi. Il rumore della mia macchina è l’unica cosa che si sente per strada. Entro in casa lasciando le scarpe sul pianerottolo, non si sa mai chi è passato di lì. Mi spoglio all’ingresso, mettendo i vestiti direttamente in lavatrice. Porto il giubbotto sul balcone e lo appendo nello stendino. Resterà lì almeno un paio di giorni, tanto non mi servirà: non andrò da nessuna parte. Miscelo acqua e alcool in una bacinella e disinfetto tutto ciò che ho comprato, compresa la mia borsa e il cellulare. Non si sa mai. Mi infilo sotto la doccia e mi lavo il viso con il sapone. Mai fatto in vita mia. Uso detergenti delicati, con componenti di base non alcolici. Ma questo era prima, adesso è tutto un altro tempo. A proposito, sto finendo la crema antirughe. E vabbè, me ne verrà qualcuna. Pazienza. Chissà perché mi viene in mente mia nonna. Una donna forte e risoluta. Lei aveva superato due guerre, con la determinazione e il coraggio della sopravvivenza sua e della sua famiglia come unico scopo. L’acqua mi bagna i capelli e il viso. Scivola via. Mi bruciano gli occhi per il sapone. O forse non solo per il sapone. Che ne abbiamo fatto delle nostre vite, della nostra maledetta routine, del lavoro che ci sfiancava, della scocciatura quotidiana della sveglia. Dei nostri grandi futuri progetti, l’acquisto di una casa o di una macchina nuova, per esempio. O anche degli aperitivi al tramonto, delle feste di compleanno, degli abbonamenti al cinema o al teatro. Ci siamo creduti invincibili e invece ci siamo scoperti profondamente vulnerabili. Adesso tutto è diverso. Anche il sole del mattino o le luci della sera. Anche i discorsi tra noi, sembra che abbiamo poco da raccontarci. L’argomento è spesso uno solo. E tutto ha assunto un altro colore. E un sapore incredibilmente amaro. Mi asciugo e mi guardo allo specchio. Mi scuoto. Non posso deprimermi. Finirà, mi dico, vedrai che finirà. Ma non dovrò dimenticare. E soprattuto dovrò rendermi conto che ogni singola, piccola, stupida cosa che avro’ ogni santissimo giorno, sarà un dono.

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L’introduzione di Massimo Maugeri è disponibile qui

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