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L’ISOLA DELLE MADRI di Maria Rosa Cutrufelli (intervista)

marzo 22, 2020

“L’isola delle madri” di Maria Rosa Cutrufelli (Mondadori)

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di Massimo Maugeri

Maria Rosa Cutrufelli ha curato antologie di racconti, scritto radiodrammi, collaborato a riviste e quotidiani nazionali. Ha fatto parte della redazione di “Noi donne”, fondato e diretto la rivista “Tuttestorie” e insegnato scrittura creativa alla Sapienza. Ha pubblicato diversi romanzi, libri di viaggio, per ragazzi e numerosi saggi. Fra i suoi libri (che hanno vinto diversi premi e sono stati tradotti in varie lingue) si ricordano: “La donna che visse per un sogno”, “Complice il dubbio”, “Il giudice delle donne”.

Il suo più recente romanzo, appena edito da Mondadori, si intitola “L’isola delle madri“. Una storia potente e incisiva incentrata su tematiche di grandissima attualità che vanno dalla catastrofe climatica in atto alla problematica correlata alle nuove nascite. Una storia resa ancora più affascinante e coinvolgente per via dell’utilizzo di un’ottica distopica che, paradossalmente, ci consente di inquadrare la nostra contemporaneità in maniera estremamente lucida e concreta.

Ne ho discusso con l’autrice…

– Cara Maria Rosa, complimenti per questo tuo nuovo romanzo (che, peraltro, è attualissimo sotto diversi punti di vista). Partiamo dall’inizio. Ci racconteresti qualcosa sulla sua genesi?
È vero, il romanzo per molti versi è decisamente attuale. Parla dell’inquinamento, di come gli uomini hanno avvelenato la terra e di come la terra si vendichi avvelenando, a sua volta, gli uomini. Parla di biotecnologie, di riproduzione assistita e degli sconvolgimenti che tutto ciò produce sui tradizionali assetti familiari. Eppure, malgrado questa indubbia attualità, il romanzo nasce da un ricordo antico. Dal ricordo di mio padre, che studiava gli effetti dell’inquinamento già negli anni Sessanta del secolo scorso (era uno scienziato). Non ho mai dimenticato le storie che mi raccontava: storie di pesci mutanti e stormi radioattivi, di erbicidi e veleni chimici profusi ovunque. Storie, in definitiva, di umana cecità. È da questi ricordi che nasce, dopo tanto tempo, il mio romanzo: un omaggio al lavoro di mio padre, che appunto per il suo lavoro ha perso la vita.

– Cosa puoi dirci sul lavoro di documentazione e ricerca propedeutica alla scrittura de ‘L’isola delle madri’?
Maria Rosa Cutrufelli CoverPer questo romanzo non ho dovuto scavare nelle carte del passato, come ho fatto per altri miei libri. Ho dovuto, invece, studiare il presente per potermi prefigurare un futuro (più o meno prossimo). E il vantaggio del presente è che offre una sovrabbondanza di materiali, non solo cartacei. Così mi sono documentata leggendo testi scientifici, ma anche guardando documentari e scovando in rete le analisi e le ricerche di istituzioni internazionali, come l’OMS (l’agenzia ONU per la salute mondiale). E poi ci sono le interviste, le testimonianze delle persone direttamente coinvolte nei processi che descrivo nel libro… Insomma, un materiale enorme.

– In linea generale, a tuo avviso, in che modo la cosiddetta ‘letteratura distopica’ può contribuire a comprendere e meglio interpretare la realtà?
Il genere letterario ‘distopico’ non è che un modo fra i tanti di accostarsi alla realtà per narrarla. Non è migliore o peggiore di altri. Non ha particolari pregi o difetti. È, semplicemente, la ‘forma’ che lo scrittore o la scrittrice ritengono ‘giusta’, in quel dato momento, per quel tipo di narrazione.

– Chi è Rachel Carson, colei a cui hai dedicato il romanzo?
Una grande donna. Una biologa che, nel lontano 1962, scrisse un libro rivoluzionario, “Primavera silenziosa”, che fu il ‘manifesto’ del primo movimento ambientalista. Era un libro scientifico, oggettivo, pieno di dati, ma non era un libro ‘neutro’. In quelle pagine Rachel Carson lanciava un allarme sociale. Per questo, le grandi aziende chimiche cercarono di metterla a tacere, ma non ci riuscirono.

– In che modo la questione ambientale e quella della maternità sono legate?
La sterilità, questo è ormai un dato certo, è strettamente legata a fattori ambientali. Come, per esempio, l’inquinamento, che altera la capacità riproduttiva. Rachel Carson (già nel 1962!) scriveva: “Proprio l’alterazione genetica, attraverso i prodotti chimici che noi stessi sintetizziamo, costituisce la maggiore insidia del nostro tempo”. Il più grande pericolo per la nostra specie.

– Che tipo di luogo è “l’isola delle madri”? Come lo descriveresti ai lettori di questa intervista?
È un luogo simbolico e insieme reale. È, in qualche modo, la trasfigurazione della mia isola natale, la Sicilia. Con i suoi miti e il culto ancestrale delle ‘due dee’: Demetra, la grande madre, e Persefone, la figlia, signora dell’aldilà. È anche, come scrivo a un certo punto, l’isola delle false visioni. L’isola della Fata Morgana.

– Proviamo a conoscere le quattro donne protagoniste del romanzo: Sara, la direttrice della Casa di maternità, Kateryna, la prima ad arrivare sull’isola, e poi Livia e Mariama… Come le descriveresti?
Come si descrivono loro stesse, nel romanzo: una ‘repubblica delle madri’. Un gruppo di donne che il caso, o il destino, accomuna. E che, malgrado la diversa provenienza e le diverse scelte di vita, devono fare i conti con lo stesso problema: essere o non essere madri.

– Cosa significa essere madri nella nostra contemporaneità?
Significa affrontare dei mutamenti enormi, epocali, che mettono in discussione tutte le nostre vecchie certezze. Mutamenti che coinvolgono tanto la maternità quanto la paternità: non è semplice la ridefinizione dei ruoli genitoriali in questa nostra epoca di biotecnologie e medicina riproduttiva. Ma l’importante è, come dicono molti psicanalisti, di non rinchiudere le nuove esperienze “in un silenzio senza parole”. A questo serve la letteratura.

– Grazie per questa chiacchierata, cara Maria Rosa. E tanti complimenti e “in bocca al lupo” per questo libro…

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L' isola delle madri - Maria Rosa Cutrufelli - copertinaLa scheda del libro: “L’isola delle madri” di Maria Rosa Cutrufelli (Mondadori)

Romanzo visionario e terribilmente realistico al tempo stesso, L’isola delle madri è una riflessione necessaria sui cambiamenti che il surriscaldamento globale e le biotecnologie riproduttive provocheranno negli uomini e nelle società, ma è anche un luminoso inno alla vita, che ripone ogni speranza nella capacità delle donne di parlarsi, unirsi, lottare e costruire insieme.

In un mondo sconvolto dal mutamento climatico e definitivamente avvelenato dagli uomini, in un futuro non troppo lontano, un morbo si è diffuso fino a diventare una vera pandemia: la chiamano “malattia del vuoto” ed è l’incapacità di riprodursi, la sterilità. Per avere un domani, l’umanità è costretta a ricorrere in forme sempre più pesanti alle biotecnologie. La società si divide in due fazioni contrapposte che si combattono furiosamente: da una parte ci sono gli “uomini della scienza”, dall’altra gli “uomini della vita”. Ma le donne da che parte stanno? In mezzo al Mediterraneo c’è un’isola conosciuta fin dall’antichità come l’Isola delle madri, e su questo lembo di terra sorge la Casa della maternità, un posto speciale che non è solo una clinica come tante altre, ma anche un centro di ricerca dove si tenta di sconfiggere la malattia del vuoto e in cui prende forma un nuovo modo di spartirsi i tradizionali ruoli familiari. Livia, Mariama e Kateryna hanno storie profondamente diverse e sono cresciute in paesi lontani, ma ognuna di loro – chi per lavoro, chi per mettersi al riparo da una guerra, chi spinta dall’onda lunga dell’emigrazione – è destinata ad approdare sull’isola. Una volta sbarcate, le loro vite si intrecciano inevitabilmente, anche grazie all’intervento di Sara, la direttrice della Casa della maternità. Perché tutte e quattro devono fare i conti con lo stesso problema: la possibilità o l’impossibilità di essere madri. E i tanti modi di esserlo e di diventarlo.

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