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Pensieri e parole ai tempi del coronavirus # 16 (di Daniela Sessa)

marzo 23, 2020

Dal mondo dei libri, pensieri e parole ai tempi del Covid-19

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La Primavera e il virus

di Daniela Sessa

Anche la Primavera resta a casa. Non ce la fa proprio a venire fuori. Tiene al di qua delle finestre e dei balconi i fiori di mille colori e di mille odori. Nasconde tra le pieghe della sua veste i prati verdi e il mare blu. Chiude il becco alle rondini. Impiglia tra i suoi ricci il sole e il cielo azzurro. Non è ancora tempo. Non le importa se l’orologio delle stagioni le chiede da due giorni di uscire. Lei resta lontana. Manda solo un pennello bigio a ingrigire i fiori, i prati, il mare, le rondini, il cielo. Il sole per pudore non fa nemmeno capolino. Il pudore. Il disagio della Primavera a esplodere di vita mentre tanto e troppo muore. Piove rado e silenzioso nel secondo giorno di primavera: guardo fuori dalle persiane il cortile umido del mio palazzo, lo squarcio umido di campagna che, però, quando l’orizzonte è limpido ti conduce lontano fino all’Etna, ti allunga lo sguardo fino al cratere che ogni tanto sbuffa. Lungo, ampio, grande: forse perderemo l’uso di queste parole o magari le pronunceremo con titubanza. Come quelle formule magiche invitanti e allo stesso tempo temibili. Perché schiudono un mistero. Questo mistero, con un dispettoso nome regale, si muove nell’aria e nel respiro e nella mano. Ha occupato il nostro spazio e lo ha fatto diventare limitato, stretto, piccolo. Lo spazio adesso confina con le pareti delle nostre case, con il perimetro delle nostre stanze, con il tragitto dalla porta alla strada più vicina, al supermercato più vicino, alla farmacia più vicina. Tutto essenziale, tutto angusto, tutto chiuso.
“Chiuditi in casa!” si ordina a chi rischia oppure si consiglia a chi non sa vivere in mezzo agli altri. Ora in questo tempo sospeso l’ordine e il consiglio si equivalgono e sono l’eufemismo della salvezza. Se lo spazio è piccolo, il tempo è grande, dilatato, immenso. Fermo. Sospeso. Ecco le parole che speriamo di usare pochissimo, domani. Sostituirle- lo vogliamo- con frenesia, irrequietezza, velocità, fretta. “Com’è passata in fretta questa giornata!”: lo sentite il suono argentino di questa frase? E di questa? “Non ho fatto in tempo!” Echi di giornate in cui non facevi in tempo a stare nell’oggi che era già domani. Ora tutto è solo presente. Un monotono tempo di attesa. La bolla in cui ci ha costretti il virus ha stravolto la categoria spaziotempo, il cronotopo idillico si dice in letteratura. Ma di idillico per ora non c’è nulla. C’è solo una Natura che ha le sue leggi e che ci chiede di preservarci, di adattarci all’ambiente e di vincere. Alla sua legge la Primavera in Sicilia, a Siracusa pare essersi ribellata. E se domani dovrà tornare a obbedire, sarà bello pensare che il 22 marzo, in mezzo alla bufera dell’anima e dei corpi, ci ha dato una carezza. Un abbraccio per non restare distante da noi.

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L’introduzione di Massimo Maugeri è disponibile qui

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