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DANTE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

marzo 24, 2020

Portrait de Dante.jpgDomani, mercoledì 25 marzo 2020, sarà il Dantedì: giornata dedicata a Dante Alighieri e alla sua Commedia, sempre attuale giacchè… “l’esperienza dantesca risulta esemplare per ogni uomo che vada alla ricerca di se stesso…”

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di Emma Di Rao

Celebrare Dante Alighieri in piena emergenza, qual è purtroppo quella in cui ci troviamo, potrebbe configurarsi come una colpevole rimozione delle nostre drammatiche priorità attuali, ma se all’intento celebrativo, inevitabilmente limitato alla durata dell’occasione ufficiale del Dantedì, sostituiamo il più costruttivo progetto di leggere costantemente il Nostro al fine di acquisirne un’esaustiva conoscenza, riusciremo di certo a fruire di una preziosa occasione per lenire, seppure in parte, l’angoscia e il disorientamento odierni. L’esperienza dantesca risulta infatti esemplare per ogni uomo che vada alla ricerca di se stesso, gravato da una crisi che, pur riguardando la sua individualità, affonda le radici nel più vasto contesto di appartenenza. D’altronde, il ‘viaggio’di Dante non è forse metafora di quell’attraversamento di voragini infernali nelle quali ciascuno di noi può cadere, senza però rinunciare a sperare, anche laicamente, in una successiva purificazione e persino nella salvezza finale? Una lettura, dunque, che potrebbe in qualche modo rispecchiare il dramma della nostra emergenza esistenziale, anche se si tratta di lettura non facile, soprattutto perché le tematiche assunte da Dante a materia di poesia presuppongono un background culturale e una visione del mondo lontanissimi da noi. Da qui derivano non poche oscurità e veri e propri enigmi che hanno dato luogo a dibattute questioni di natura esegetica e non solo. Eppure, in un momento di profonda crisi quale fu il passaggio dal Medio Evo all’Età Moderna, che la coscienza dei contemporanei avvertì come lacerante trauma, Dante tentò di riproporre e salvaguardare i valori espressi da quella cultura. Un’operazione, per certi versi, anacronistica e votata all’insuccesso, che ha indotto Guglielmo Gorni a ritenere il poeta “un visionario fallito”, un intellettuale sconfitto dagli eventi e dalle proprie errate previsioni. Di contro, c’è chi, a ragione, ha preferito sottolineare che è proprio l’inclusività della remota cultura di Dante a far sì che la sua lontananza divenga garanzia di attualità e di vicinanza alla nostra epoca. In effetti, l’autore della Divina Commedia, pur sembrando un vinto dalla storia, “riesce a sopravanzare il proprio tempo e i tempi successivi e lo fa con un potente sforzo di fantasia che gli consente di dare una rappresentazione universalistica della realtà umana”. Credo sia per questo motivo che nella Commedia rinveniamo tutto ciò che concerne l’essere umano: la nostra grandezza e il nostro tendere verso il bene supremo, ma anche le nostre debolezze, i nostri timori e il nostro irrefrenabile ardore di conoscenza. Quell’ardore di conoscenza che oggi si arresta, vanificato e irriso, dinanzi ad una gigantesca zona d’ombra che sembra insormontabile persino a chi può fare affidamento sulla fede. Una zona d’ombra che ci auguriamo possa essere dissipata mediante i comuni sforzi, ma anche mediante quell’umiltà che Dante riteneva elemento imprescindibile nell’attraversamento del male e nel suo superamento, in quanto correttivo cristiano di quell’eccesso di presunzione che era stato magistralmente simboleggiato nell’episodio del naufragio di Ulisse. E allo stesso modo in cui sulla spiaggia del Purgatorio, raggiunta dopo la discesa nell’umiltà, può attuarsi, come ha osservato Singleton, quella conversione cristiana che “non era riuscita” nella selva oscura, anche questa nostra notte infernale, dopo un cammino aspro e impervio, potrà infine veder rinascere la speranza e la dolcezza della luce.

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