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LE COSE DA SALVARE di Ilaria Rossetti (recensione)

marzo 29, 2020

“Le cose da salvare” di Ilaria Rossetti (Neri Pozza)

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di Simona Lo Iacono

Un pericolo che sta per travolgerci. Un taglio, netto e rovente, con le abitudini del passato. Il tempo che cambia e innalza uno svettante edificio tra il prima e il dopo. Il colpo d’accetta ci spacca come un tronco.
È la vita, quando decide di rivelarsi per quello che è. Fragile, precaria. E bellissima. Ma di una bellezza disperata e mai veramente accolta nell’attimo in cui si manifesta. Una bellezza destinata ad essere sempre rimpianta, e che riesce a parlare in tutta sincerità solo se viene perduta. E allora intona il suo vero linguaggio. Quello della nostalgia.
Così come nell’Italia di questi giorni, martoriata dall’epidemia, nel magnifico libro di Ilaria Rossetti (“Le cose da salvare”, Neri Pozza), ciò che era ordinario, si rivela straordinario. Ciò che si viveva con noia, vibra di mancanza. Il tralasciato evolve in sublime. E pesano i baci non dati. Gli abbracci negati. I rituali rinviati. Improvvisamente le cose si trasformano in testimoni. E i testimoni sono i custodi dei ricordi.
E allora come scegliere tra essi? Proprio ora che riesumarli serve a resistere, ora che privarsene sarebbe come morire. Ora che le cose inutili ridono di ingenuità, di dolore, di tenerezza. Non sono cose da salvare, sono frange di noi. Pezzi del nostro destino. Clamorosi lasciti della nostra esistenza nel mondo. Saranno forse azzoppati, feriti e sciupati. Ma ci rivelano, ci disarmano.
È impossibile rinunciare anche solo ad uno di essi.
Allora è meglio riannodare la memoria, andare a quel prima ormai cambiato, a quella sua parentela necessaria con l’infanzia, la stagione più intatta, quella in cui la bellezza non ha bisogno di essere perduta per gridare. È quello il luogo in cui non si esercita la nostalgia, ma la speranza. È quello il luogo in cui si è custoditi e non si sa di dover custodire. È quello anche il luogo dell’approssimarsi. Un passo, poi un altro, e infine eccola, l’età adulta.
Quasi sempre coincide con l’arrivo di un dolore.
Per questo motivo quando il ponte crolla alle spalle di Gabriele Maestrale, lui – che pure ha il nome di un vento vigoroso e intransigente – non si muove. Non sente l’urgenza della fuga. Non è capace di imbastire un addio. Resta là dove anche le sue cose hanno piantato radici. Là dove la sua vita si è comunque dipanata. Tra le voci che ancora tremano sulle scorsoie del ponte. E poi più giù. Dove le macerie fumeggiano ed esalano resti.
Così lo trova Petra Capoani, giornalista di una piccola testata, venuta a cogliere la voce dell’uomo che non abbandona i luoghi del disastro. Così lo avevano lasciato i vigili del fuoco, la polizia. Incastrato tra le costole del ponte. Incapace di abbandonarlo.
Con “Le cose da salvare” (ed. Neri Pozza) Ilaria Rossetti tesse un canto altissimo e poetico.
La resistenza che Gabriele Maestrale ingaggia con le cose e con le mancanze, si rivela profetica. Sembra parlare di noi. Dei nostri difficili giorni.
Come lui, sappiamo di voler resistere. Di voler rappezzare i cocci rotti. Di sfoderare la tenacia del reduce.
Come lui, preferiamo la quotidianità sfaldata di un destino che non abbiamo scelto, ma che continua ad identificarci.
Come Gabriele, anche noi siamo sempre in punto di redigere il vero inventario che dovrebbe accompagnare il cuore di ogni sopravvissuto.
Cose sbagliate, rotte, amate, sognate.
Le uniche che valga davvero la pena salvare.

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Le cose da salvare - Ilaria Rossetti - copertinaLa scheda del libro: “Le cose da salvare” di Ilaria Rossetti (Neri Pozza)

Proposto per il Premio Strega 2020 da Wanda Marasco.

Romanzo vincitore della quarta edizione del Premio Neri Pozza, Le cose da salvare tratta di un tragico evento reale come soltanto la letteratura può fare: mostrando le crepe e le ferite, e le vie di salvezza, che lascia nell’anima degli individui e nel cuore di una comunità.

Il Ponte è appena crollato. È venuto giú in un vortice di calce e blocchi di cemento. Affacciato alla finestra della cucina, il sessantaquattrenne Gabriele Maestrale osserva incredulo la voragine che si spalanca ai piedi del suo condominio, un edificio scheletrico con cinque balconi su cui incombe l’ombra spezzata del Ponte. Dal baratro si levano grida, deboli, incredule. Voci angosciate echeggiano nella tromba delle scale. Durante la loro corsa a precipizio, alcuni si fermano a picchiare alla sua porta: «Forza, raccolga quel che può e scenda, qui potrebbe venire giú tutto!». Gabriele, però, non riesce a muoversi, preda di un dilemma che non lo fa respirare: quali sono le cose da salvare? Gli oggetti utili, prima di tutto: il portafogli, i documenti, la giacca cerata, un paio di scarpe… Poi, forse, le fotografie, il cellulare, il libretto degli assegni, quel romanzo di Pavese appartenuto a Elisabetta, prima che se ne andasse… Che cosa salvare di una vita intera, quando tutto crolla, quando il mondo è ingombro di rovine prive di senso? Incapace di decidere che cosa portare con sé, Gabriele si lascia cadere sul divano; non si alzerà. Non si alzerà nemmeno all’arrivo dei vigili del fuoco, della polizia, di chiunque venga a intimargli di abbandonare la sua casa e mettersi al sicuro. Un anno dopo, la giornalista Petra Capoani viene incaricata dal direttore della Voce, una piccola testata di provincia, di scrivere la storia dell’uomo che dal crollo del Ponte vive asserragliato nella propria casa, circondato dalla desolazione e dalla solitudine. Da poco rientrata in Italia dopo diversi anni di lavoro a Londra, Petra accetta l’incarico senza entusiasmo, ma dovrà ricredersi quando Gabriele Maestrale le aprirà la porta della sua casa e, insieme, della sua esistenza. Tra quelle mura pericolanti, la giovane apprenderà, incontro dopo incontro, quanta vita è racchiusa in un appartamento e come la memoria di «tutta la tragica bellezza di ciò che è passato» – come scrive Cristina Campo nella frase che fa da esergo a queste pagine – sia piú importante dell’insensatezza della Storia.

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Ilaria Rossetti è nata nel 1987. Ha vinto il Premio Campiello Giovani 2007 con il racconto La leggerezza del rumore (Marsilio Editore). Con Giulio Perrone Editore ha pubblicato Tu che te ne andrai ovunque (2009) e Happy Italy (2011). Con Le cose da salvare ha vinto la quarta edizione del Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza 2019.

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