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MELUSINE. LA FAVORITA DEL RE di Sibyl von der Schulenburg (un estratto)

aprile 7, 2020

Le prime pagine del romanzo “Melusine. La favorita del re” di Sibyl von der Schulenburg (La Tartaruga)

* * *

1.
Emden, 1680-1690

Ci sono matasse che hanno più di un bandolo e, nel districarle, la fortuna gioca un ruolo decisivo. Melusine tirò un capo della lana tesa sull’arcolaio e subito seppe che prima del buio sarebbe riuscita a terminare il lavoro. «È noiosa questa faccenda, Julia», disse rivolta alla sorella minore di un anno, «e non capisco perché i maschi non la devono fare».
«Il loro compito è studiare e fare i soldati», rispose la dodicenne raddrizzandosi sulla sedia. «Come Matthias e Bodo».
«Anche noi studiamo e il precettore viene quasi tutti i giorni». Lo sguardo dolce di Melusine si soffermò per un attimo sull’altra sua sorella, la più piccola, che, appoggiata alla stufa di maiolica, giocava con i raggi di sole. «E tra poco inizierà la scuola anche lei…» sussurrò, riportando subito lo sguardo sull’arcolaio. «Noi però non potremo mai andare al ginnasio a Magdeburgo o Saumur».
«E cosa ci faresti? Roba da maschi, sai che noia», disse Julia, arrotolando lentamente un filo di lana attorno a un legnetto a forma di stella per iniziare un nuovo gomitolo. «Lo sanno tutti che le femmine non sono fatte per certe cose».
«Per cosa siamo fatte noi?»
«Noi diamo la vita al paese, più dei soldati. Matthias e Bodo possono dare solo una vita sui campi di battaglia, noi faremo figli maschi e ne daremo di più».
«Chi ti ha detto queste cose?»
«La madre».
«Nostra madre è morta, questa è solo la seconda moglie di nostro padre». Melusine riprese il lavoro in silenzio, mentre il pensiero si caricò di ricordi e andò indietro nel tempo, a sei anni prima. Era una notte di aprile del 1674 e il gelo stringeva tra le sue grinfie tutta la Bassa Sassonia, una regione della Marca del Brandeburgo, sul confine con la Polonia. A Emden, il paese in cui sorgeva il maniero della famiglia di Melusine, il ghiaccio aveva lastricato le vie e decorato di gocce lucide i rami spogli dei faggi. Quell’inverno era caduta poca neve, nessuno ricordava che fosse mai accaduto prima, e aveva costretto i contadini a bussare alla porta del padrone e chiedere il permesso di tagliare altra legna per scaldare bambini e anziani. Il signore di Emden, il barone Gustav Adolf von der Schulenburg, aveva acconsentito raccomandandosi di tener pronte le slitte, poiché il cielo plumbeo minacciava di scaricare a terra tutto ciò che non aveva dato nei mesi precedenti. Nella tranquillità dell’antico maniero, interrotta solo dallo scricchiolio delle travi di legno che avevano dato riparo a tante generazioni di Schulenburg, un grido rauco salì dall’ala padronale: «Petronella!» Negli appartamenti delle ragazze, Melusine si era svegliata di soprassalto. Aveva atteso nel silenzio di sentire altri rumori: le capitava spesso di essere svegliata dalle risate e dai richiami di Kasper, ma era la sola a sentirlo. Questa volta, però, qualcuno aveva chiamato la madre. La bambina prese nota mentalmente del respiro tranquillo di Julia e, scivolata giù dal letto a baldacchino, aveva attraversato a piedi nudi la stanza in cui la tata russava accanto alla culla con dentro la piccola Lisa, che aveva poco più di un anno, ed era uscita in corridoio. Aveva fatto per allungarsi ad afferrare la sua mantella appesa al gancio, ma era rimasta immobile, appiattendosi contro il muro, quando aveva sentito il respiro ansimante della fantesca in arrivo.
«Signore, signore santo…» ripeteva la domestica con la candela in mano, passando accanto alla bimba nascosta dal buio.
«Signore santo… la baronessa». Si fermò davanti alla camera di Gertrude e bussò. «Signorina, signorina! Si svegli, la baronessa sua madre… chiede di lei».
Aprendo di colpo la porta, l’adolescente era uscita, aveva indossato la sua cappa e aveva seguito la fantesca in direzione dell’ala padronale. Poi era tornato il silenzio. Melusine aveva sentito il gelo dell’inverno soffiare nel buio. Fu colta da un profondo senso di solitudine, eppure sapeva bene di non essere sola: c’erano gli occhi di decine di suoi antenati che la osservavano dai ritratti appesi alle pareti, e poi c’era Kasper che saltava fuori quando meno te l’aspettavi. Si era allungata di nuovo a prendere la mantella, l’aveva stretta attorno alle spalle e si era diretta verso la camera da letto dei genitori. Dall’uscio semiaperto aveva visto il volto pallido e sudato della madre, sprofondato nei cuscini; la governante che si torceva le mani e alzava gli occhi al cielo in muta preghiera; aveva notato lo straccio intriso di sangue che la domestica aveva sfilato da sotto le coperte per sostituirlo con quello pulito. Il medico del castello scuoteva la testa e accarezzava la mano della baronessa. Gertrude, in lacrime, si era inginocchiata e aveva avvicinato l’orecchio alle labbra della madre. Dal cortile giungevano gli ordini gridati dal barone e lo scalpiccio di un cavallo che usciva dal portone al galoppo.
«Gertrude», aveva sussurrato la baronessa, «pensa tu ai tuoi fratelli, non lasciarli soli. Matthias è forte, Bodo è fragile, Lisa è così piccola e Julia è tanto ingenua. Melusine… dille che verrò».
Melusine si era lasciata cadere a terra piangente, sapeva che non le era concesso disturbare gli adulti in quel momento.
Avrebbe tanto voluto correre accanto alla mamma, baciarla, consolarla, difenderla dal male che, sentiva, l’avrebbe portata via. Ma non c’era nulla che potesse fare, eccetto pregare. Non c’era neppure Matthias, il suo fratello così saggio e granitico, a farle coraggio. Era successo tutto così in fretta. Ai piedi del letto c’era Kasper e la baronessa l’aveva guardato. Dietro a Gertrude si ergeva maestosa una dama vestita di bianco. Quando il cappellano passò di corsa accanto a Melusine, Kasper e la dama svanirono. Gertrude si mise a piangere, riversa sul corpo esanime della madre, il barone strinse i denti per non maledire il cielo mentre, dietro ai vetri della finestra, cadevano grossi fiocchi di neve.

(Riproduzione riservata)

© 2020 La Tartaruga

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LMelusine. La favorita del re - Sibyl von der Schulenburg - copertinaa scheda del libro: “Melusine. La favorita del re” di Sibyl von der Schulenburg (La Tartaruga)

Sono gli uomini a determinare l’inferiorità delle donne: non siamo deboli per natura, ma perché così ci vogliono loro.

La baronessa Melusine von der Schulenburg è giovane, indipendente e ribelle: refrattaria a ogni obbligo, pretende di avere gli stessi diritti dei maschi, vuole studiare, rifiuta sia di prendere marito che di farsi monaca, e sostiene di riuscire a parlare con i morti. Accetta di fare da dama di compagnia alla corte di Hannover solo per incontrare Leibniz, che lì studia. Ma a corte non è facile inserirsi: tutti iniziano a chiamarla, con astio, la Pertica perché alta e slanciata com’è non è certo una bellezza, e le regole imposte dall’etichetta le tolgono la libertà che andava cercando.
Ma è soprattutto l’amore, che aveva a lungo evitato, a sconvolgere i suoi piani. Quando lo incontra, tra lei e re Giorgio nasce un amore improvviso e prepotente, destinato a cambiare la vita di entrambi.
E così Melusine, intelligente ed emancipata, arriva ai vertici di quel potere così ostinatamente negato alle donne, costringendo il mondo a fare i conti con questa amante scandalosa, la favorita del re, capace di reggere le sorti del regno.
Sullo sfondo di un’Europa in bilico fra guerre e imperi in rovina, questo romanzo, ricchissimo e coinvolgente, racconta una storia vera e quanto mai attuale: quella di una donna eversiva, provocatoria, forte, una donna che ha cercato e trovato una via d’uscita alla prigione dorata in cui lei, come tutte le altre, ieri come oggi, sono state rinchiuse.

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Sibyk Von Der Schulenburg, figlia di due scrittori tedeschi, è cresciuta bilingue in Ticino e ha studiato per diversi anni della sua adolescenza in Italia. Dopo essersi laureata in Giurisprudenza a Milano, ha deciso di restare per viverci e lavorarci. Dopo una lunga e positiva carriera imprenditoriale, nel campo dell’alta tecnologia, ha conseguito una laurea in Psicologia e ha iniziato a dedicarsi alla letteratura. Tra le sue opere ricordiamo soprattutto i romanzi storici, che raccontano la storia di alcuni membri della famiglia dell’autrice, Il barone (2010, premio Mario Pannunzio), Per Cristo e Venezia (2015, premio Mario Luzi). Scrive anche testi di saggistica e di narrativa a sfondo psicologico e i suoi libri sono tradotti in tedesco e inglese.
http://www.sibylvonderschulenburg.com

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