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FIUTANDO IL VENTO di Maria Elisa Aloisi

aprile 9, 2020

fiutando-aloisi-cover-tralerighe“Fiutando il vento” di Maria Elisa Aloisi (Tralerighelibri)

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di Alessandro Russo

Continuano nel salotto virtuale di Scritturiamo, le chiacchierate a proposito di libri e di letteratura. Oggi è la volta di Fiutando il vento (Tralerighelibri Ed, €18), opera prima dell’avvocato penalista Maria Elisa Aloisi, un cunto affascinante che si attorciglia nel tempo tra mirabili pennellate d’una Catania esoterica. Una favola ambientata ora in un paese di mare, ora in uno di montagna con  Montalbano Elicona, Acicastello e l’amore per il mondo animale a far da primattori.

«Ho trovato questo libro – apre le danze Luana Paladino – una gradita sorpresa e non mi stupisce che abbia vinto il premio “Il Borgo italiano 2019”. Quattrocento pagine in stile fantasy che strizzano l’occhio al ventunesimo secolo facendo viaggiare il lettore in tempi antichi per poi riportarlo ai nostri giorni. Grazie a una vicenda dinamica e ricca di colpi di scena, si attraversano i secoli senza avvertire la stanchezza del viaggio. “Fiutando il vento” ti tiene sempre sulle spine facendoti venire fuori i lacrimoni, ma non mancano le pagine che ti faranno ridere. È la magia che regola gli equilibri della vita dei personaggi di questo romanzo; come avviene nella vita reale veniamo uniti e intrecciati ad altra gente e si originano così quelle connessioni che diventato necessarie per i nostri affetti quotidiani. Soprattutto ho amato in questo libro la presenza di molti animali che con le loro caratteristiche aggiungono ulteriore valore; complimenti a Maria Elisa per la cura minuziosa con cui ha trasmesso la storia della nostra bella isola.»

«Vincere il premio letterario “Il Borgo Italiano” – interviene ora in chat l’autrice di “Fiutando il vento”- mi ha dato una visibilità che da esordiente non speravo. Il mio libro ha vinto nella sezione romanzo inedito e già all’indomani della premiazione sono stata seguita e sostenuta. Grazie al premio sono stata intervistata nel programma “Paese Mio” su Radio Rai Live, e nel mese di ottobre scorso Borghi Magazine, rivista diffusa su tutto il territorio nazionale e tradotta all’estero, ha dedicato molto spazio al romanzo annunciandone l’imminente pubblicazione. Queste premure hanno concesso a “Fiutando il vento” una vetrina importante, sono state sostenuta durante tutta la fase dell’editing e, dopo la pubblicazione, sui canali social del premio e della casa editrice, Tralerighe Libri editore; a loro devo tantissimo.»
«La ricerca storica -parola di nuovo a Luana Paladino- può aprire nuovi percorsi e far cambiare la direzione originaria di un libro?»
image«Certo, –conferma Maria Elisa Aloisi- ma nel mio caso poco. Mi spiego meglio, io mi documento a monte e approfondisco in base a quelle che sono le direzioni da prendere; in questa fase, sì, posso decidere di modificare il progetto iniziale. Ma solo appena ho le idee chiare e ho finito la fase della documentazione inizio a predisporre la scaletta e il sistema dei personaggi.
È chiaro che in corsa può avvenire qualche modifica, ma cerco di evitarle, perché a volte, all’interno di una trama complessa anche un piccolo cambiamento può avere un effetto domino sugli altri eventi, cosa che preferisco evitare. Per tale ragione medito molto prima di passare alla stesura, a volte anche per mesi. Forse dipende dal mio carattere, sono per natura organizzata, così solo quando tutto è ben delineato e conosco il tragitto da percorrere, inizio a scrivere e questo mi permette di farlo in modo rilassato perché so che difficilmente si presenteranno scogli da superare relativi all’andamento della trama.»
«Maria Elisa – le domando ora io – daresti tre consigli alle nuove generazioni di scrittori?»
«Non ci sono scorciatoie – risponde la Aloisi- lavoro duro e studio anche se un po’di fortuna non guasta mai. Non dico niente di nuovo, il consiglio è leggere molto e scrivere molto. Scrivere ogni giorno, leggere non solo da semplice lettore ma con l’occhio dello scrittore. Cercare di capire perché una frase è stata costruita in un certo modo anziché un altro.
Interrogarsi sulle scelte dello scrittore, perché, ad esempio, ha deciso di raccontare la sua storia in prima persona oppure in terza, perché ha deciso di alternarle.
Personalmente mi interrogo molto su questa scelta. Medito a lungo a quale personaggio affidare la narrazione. Mentalmente provo a immaginare la storia raccontata in prima persona da diversi punti di vista (e cerco di individuare i problemi che possono presentarsi) poi ricomincio immaginandola in terza e solo alla fine inizio a scrivere. Finita la prima stesura arriva il lavoro duro, quello della riscrittura; in questa fase ogni parola dovrebbe essere rimeditata alla luce della ricerca “della parola giusta” direbbe Flaubert. Limitare l’uso di avverbi, di troppi aggettivi, delle c.d. “filter words”, può spesso conferire allo stile insicurezza. Io elimino tutto ciò che non porta avanti la narrazione, a volte è un sacrificio, come si dice: kill the baby, ma è necessario. Infine cerco di eliminare ogni parola fuori registro, la storia è affidata al mio narratore e mi piace l’idea di sparire dietro il suo racconto lasciando a lui la scena.»

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