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IL TEMPO UMANO di Giorgio Nisini (intervista)

aprile 17, 2020

“Il tempo umano” di Giorgio Nisini (HaperCollins Italia): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Giorgio Nisini, scrittore e saggista, è autore dei romanzi La demolizione del Mammut (Perrone, 2008), Premio Corrado Alvaro Opera Prima e finalista Premio Tondelli, La città di Adamo (Fazi, 2011), selezione Premio Strega 2011 e La lottatrice di sumo (Fazi, 2015). Per Longanesi ha curato l’antologia Un bacio in bocca (2016). È co-direttore artistico di Caffeina Festival e direttore artistico dell’Emporio Letterario di Pienza.

È appena uscito per HaperCollins Italia il nuovo romanzo di Giorgio Nisini. Si intitola Il tempo umano ed è una storia di amori, tradimenti, trasgressioni e ossessioni… ma è anche una storia sul tempo che scorre e sull’incrocio di destini.

Ho avuto il piacere di discuterne con l’autore…

– Caro Giorgio, partiamo dall’inizio (come spesso mi piace fare). Raccontaci qualcosa sulla genesi di questo libro. Come nasce “Il tempo umano”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
imageTi rispondo con un aneddoto. Nelle prime puntate di una tra le sit-com americane più famose degli anni Settanta-Ottanta, Happy Days, compare un personaggio, Chuck Cunningham, fratello di Richie. La sua presenza non dura molto: per ragioni che non sto qui a spiegare, scompare improvvisamente dalla serie tv senza che venga data una spiegazione. Viene narrativamente “assassinato”. Questo fenomeno si chiama, nel linguaggio televisivo, proprio “Sindrome di Chuck Cunningham”. Ecco, io mi sono sempre chiesto che fine abbia fatto Chuck, in quale spazio-temporale sia finito; ma questa domanda me ne ha posta un’altra: che fine hanno fatto molti personaggi che hanno in qualche modo avuto a che fare con la mia vita? Persone che ho frequentato anche solo per una giornata, e che magari in quella giornata hanno avuto una parte tutt’altro che secondaria. Che fine hanno fatto? Come si è svolto il loro tempo? Perché i nostri destini si sono incrociati anche per un solo attimo e poi separati per sempre? Sullo sfondo di queste domande mi è tornata in mente la prima persona di cui mi sono innamorato, quand’ero ancora un bambino, e che per anni e anni non ho mai più rivisto. Il tempo umano parte da lì, dal ricordo di quel primo amore perduto.

– Dico sempre a chi ci legge che le citazioni inserite in apertura dei libri sono importanti perché in genere forniscono una sorta di chiave di lettura del testo. La citazione che hai scelto di inserire in esergo di “Il tempo umano” è molto suggestiva. È tratta da La morta innamorata di Théophile Gautier ed è la seguente: “Per quanto casto e sereno siate, un solo attimo può farvi perdere l’eternità”. Perché hai scelto di inserire proprio questa frase in apertura del libro?
Questo è un libro sul tempo, ma è anche un libro sull’amore e sul destino. Ci sono attimi che cambiano per sempre il corso della nostra vita, anche se il più delle volte non ce ne rendiamo conto. A volte serve, appunto, la distanza del tempo, il rivedere le cose da una prospettiva diversa e con il senno di poi. Ricorderai senz’altro la riflessione di Pasolini sul piano sequenza: «la morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita: ossia sceglie i suoi momenti veramente significativi». Ma lo fa appunto a posteriori, come solo a posteriori si possono raccordare i famosi “puntini” di cui parlò Steve Jobs nel suo ormai leggendario discorso all’università di Stanford: «non è possibile unire i puntini guardando avanti, potete solo unirli guardandovi all’indietro». La vita dei miei personaggi è segnata da “attimi gautieriani” che la condiziona per sempre, per questo ho voluto utilizzare in esergo quella frase tratta da La morta innamorata. Lo scrittore non può far altro che cogliere quegli attimi e raccordarli in una tela narrativa che faccia luce sulle esistenze dei suoi personaggi.

– Proviamo a far luce sulle esistenze dei personaggi di questo romanzo partendo da Tommaso, docente universitario di letteratura. Che tipo di persona è? Come lo descriveresti?
È un uomo narcisista e sentimentalmente cinico, che si lascia facilmente adulare dalle attenzioni di una ragazza giovane e attraente. Ma non per amore di lei: per amore di sé. L’incontro con una seconda donna molto meno “controllabile” della prima, Maria, lo pone improvvisamente di fronte a un sentimento oscuro e misterioso che gli fa perdere l’orientamento. Tutti i suoi schemi saltano e si ritrova davvero, per la prima volta, di fronte a se stesso. In qualche modo il romanzo racconta la frantumazione del suo specchio ingannatore.

– Approfondiamo la conoscenza di queste giovani donne. Come descriveresti Beatrice, la “studentessa modello” con cui Tommaso inizia, per l’appunto, una relazione amorosa?
Come tutte le persone “modello” anche Beatrice nasconde ombre e misteri che tiene nel fondo della sua anima. Rispetto a Tommaso è una narcisista covert. Del resto è figlia di un grande imprenditore sociopatico, ha una madre impositiva, una sorella molto più fascinosa e spregiudicata. Qualcosa in lei mi ricorda due personaggi femminili straordinari come Sophie e Jeanne, le protagoniste del Buio nella mente di Chabrol: della prima l’arrendevolezza, della seconda la determinazione. Beatrice vive in questo territorio ibrido che depista il lettore e non gli fa comprendere fino in fondo la sua personalità, di cui però sente, come la sente Tommaso, la presenza di un nodo oscuro che mette inquietudine.

– Nell’economia della storia, ne abbiamo già fatto cenno, un ruolo importante è giocato da Maria, sorella di Beatrice. Cosa puoi dirci su di lei?
«La perversa Maria, l’innocente Maria», così la definisce a un certo punto Tommaso, mettendone a fuoco tutta la misteriosa ambivalenza. Anche lei è un personaggio non statico e in evoluzione: all’inizio della storia dimostra una disinvoltura sentimentale che la rende facilmente giudicabile e in apparenza priva di grande spessore emotivo, ma poi, in seguito a un fatto traumatico, raggiunge una saggezza inattesa, una sorta di atarassia che la porta a un’apparente imperturbabilità di fronte ai sentimenti più oscuri.

– Alle spalle delle di Beatrice e Maria c’è la figura del padre. Una figura imponente, importante. Si chiama Alfredo Del Nord ed è un imprenditore di successo. Che tipo d’uomo è?
Alfredo è un uomo ossessionato dal tempo. Tutta la sua vita è una parabola di messa a fuoco di questa ossessione, ma non come potrebbe farlo un fisico teorico o un filosofo, ma un artigiano. Gli orologi di sua produzione non sono semplicemente oggetti tecnologici di estrema precisione e bellezza, sono contenitori di storie. Basti pensare al Dea Nigra Asincronico, un orologio che viene progettato per raccontare la particolare modalità di correre di una mezzofondista americana: le lancette dei secondi sono irregolari come lo è la corsa dell’atleta. Forse la differenza tra Alfredo e gli altri personaggi, a partire da Tommaso, sta qui – la stessa differenza tra la raffinata eleganza di uno Junghans o di un Jaquet dei primi del Novecento e la precisione svizzera del più avanzato cronometro digitale. Gli altri personaggi vivono il loro “tempo umano”, Alfredo lo vive, ma contemporaneamente lo racconta.

– Ci daresti qualche dettaglio in più su la Dea Nigra, una delle più importanti aziende internazionali di orologi di lusso (fondata, per l’appunto, da Alfredo Del Nord)? In che modo la storia di questa azienda incide nell’ambito della narrazione de “Il tempo umano”?
imageSono sempre stato attratto dalle storie aziendali. Nel mio secondo romanzo, La città di Adamo, il protagonista era un importante imprenditore agricolo, mentre nel primo, La demolizione del mammut, lo scenario di fondo era il mondo delle demolizioni edilizie. Ciò che più mi interessa non è tanto la storia imprenditoriale di un self made man, quanto quella umana: l’abilità e la spinta visionaria che portano un uomo a creare dal nulla un impero economico, uno stile, una narrazione del presente. La spinta visionaria di Alfredo prende avvio da un vecchio orologio che acquista da ragazzino su una bancarella di oggetti usati. Un orologio epifanico e misterioso che canalizza le sue compulsioni e gli fa intravedere il destino che lo attende. Non a caso una parte del libro s’intitola Storia di un impero cronologico.

– Nella scheda del libro sono citati Philip Roth e Ian McEwan. Che tipo di connessione esiste tra “Il tempo umano” e le opere di questi maestri della letteratura mondiale?
Difficile fare dei collegamenti, non sono stato io a scegliere questi richiami letterari. Il Roth che più ondeggia dietro il mio romanzo è forse quello de L’animale morente, anche se le suggestioni narrative più forti mi sono arrivate da Javier Marías (Gli innamoramenti e Berta Isla), Goffride Parise (Sillabari) e da un’ampia serie di classici erotico-sentimentali come Follia, Il danno, Un amore senza fine. Ma non si tratta di modelli, né sono gli unici che potrei mettere in campo, quanto di storie che insieme a un ampio ventaglio di film, musiche, immagini, esperienze, hanno contribuito a mettere a fuoco quello che stavo cercando di raccontare.

– Che posto occupa “Il tempo umano” all’interno della tua poetica? Ci sono collegamenti con gli altri tuoi libri pubblicati in precedenza?
I miei primi tre romanzi hanno ruotato intorno a un tema centrale, quello del dubbio, tanto che io stesso li ho immaginati dentro un’ipotetica “trilogia dell’incertezza”. Anche nel Tempo umano il dubbio continua ad avere un ruolo centrale, ma l’asse di attenzione si è spostato più verso l’analisi delle ossessioni e della percezione del tempo. Sullo sfondo resta un’idea molto chiara di letteratura che cerco di portare avanti: continuo a credere fortemente nel romanzo di narrazione e delle sue possibilità. Non mi interessa una narrativa che interpreti, racconti, documenti il presente, né una narrativa che lo denunci o lo sveli. Mi interessa una narrativa che metta drammaturgicamente in scena delle storie, ma non solo e semplicemente per raccontarle, ma per far sì che attraverso quel racconto si metta a fuoco qualcosa della realtà che sfugge. Voglio mostrare il visibile per vedere l’invisibile.

– Chiuderei con una domanda che, in certo senso, ci riporta all’inizio. Mi riferisco al titolo del romanzo: “Il tempo umano”. È un titolo incisivo, che rimane nella memoria. L’hai scelto tu? L’ha scelto la casa editrice? E come lo commenteresti? Che relazione esiste tra “tempo” e “umanità”?
Il titolo originario era un altro, che però non mi convinceva fino in fondo e non convinceva, devo dire a ragione, anche la casa editrice. Ho proposto una serie di titoli possibili, tra cui il Il tempo umano. Nella struttura narrativa del libro ho provato, attraverso rallentamenti d’azione, accelerazioni, ellissi, ma anche attraverso ritorni in flashback su piani temporali già visitati, che ho ripercorso attraversi punti di vista differenti, a far emergere un’esperienza un po’ bergsoniana del tempo e del suo scorrere. In questo senso entra in gioco il rapporto “tempo” e “umanità”, che è un rapporto direi ontologico, tanto che al di fuori dell’uomo non siamo più certi che il tempo esista davvero (e qui potremmo aprire una lunga parentesi che dalla teoria della relatività ci porterebbe alla gravità quantistica a loop). Il tempo è una categoria liquida, che ci sfugge di continuo, si dilata e si restringe a seconda dello stato d’animo. Eppure nella nostra esperienza umana il tempo è forse l’elemento che più radicalmente ci condiziona.

– Grazie mille, caro Giorgio. Ancora tanti complimenti per questo tuo nuovo romanzo a cui auguriamo tanta strada…

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La scheda del libro: “Il tempo umano” di Giorgio Nisini (HaperCollins Italia)

Il tempo umano - Giorgio Nisini - copertinaTommaso insegna letteratura all’università, in una città di provincia dell’Italia centrale. Il suo corso è frequentato da Beatrice, timida e preparata, una studentessa modello, che però sembra nascondere emozioni profonde e solo apparentemente sopite. In giro tutti sanno chi è: la figlia di Alfredo Del Nord, una leggenda locale, l’imprenditore nato dal nulla che, a partire dalla sua ossessione per il tempo, ha fondato la Dea Nigra, una delle più importanti aziende internazionali di orologi di lusso. Dopo che Beatrice si è laureata, Tommaso inizia una relazione con lei, cominciando così a frequentare la grande Villa Del Nord, ai margini del paese, affascinato dal mondo ricco e silenzioso della ragazza, dai modi gentili di sua madre, dalla figura carismatica e misteriosa del padre. Ed è proprio alla villa che Tommaso conosce Maria, la sorella di Beatrice, che sembra il suo perfetto opposto. Quanto Beatrice, come promette il suo nome, è dolce e angelica, tanto Maria è sfrontata e irriverente. Tommaso e Maria vengono travolti da un amore violento, ambiguo e irrinunciabile. Nisini, con maestria, alterna il resoconto delle tappe della passione – desiderio, conquista, tradimento, trasgressione – con il racconto della nascita della Dea Nigra, a partire da un vecchio orologio acquistato a una bancarella dell’usato: un oggetto che nasconde un mistero e che forse riesce a dare un senso al microcosmo in cui i protagonisti di questo romanzo si trovano catapultati. Così, sullo sfondo di una provincia italiana dai tratti stranianti e metafisici, le vite di Alfredo e Tommaso si sfiorano quel tanto che basta per entrare in rotta di collisione. E da quel momento in poi nessuno di loro sarà più lo stesso. «Il tempo umano» è un gioiello letterario, una riflessione narrativa sul tempo e sull’amore, sul modello di grandi scrittori contemporanei quali Philip Roth e Ian McEwan. Il risultato è un libro universale e appassionante che sa unire un’altissima qualità letteraria a un intreccio coinvolgente e ricco di colpi di scena che tengono il lettore avvinto alla pagina.

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