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SOMMERSIONE di Sandro Frizziero: incontro con l’autore

aprile 28, 2020

“Sommersione” di Sandro Frizziero (Fazi): incontro con l’autore e uno stralcio del libro

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Sandro Frizziero è nato a Chioggia nel 1987 e insegna Lettere negli istituti superiori della sua città. Per Fazi Editore, nel 2018, ha pubblicato Confessioni di un NEET, finalista al Premio John Fante 2019.

Il nuovo libro di Sandro Frizziero si intitola “Sommersione” ed è, come il precedente, edito da Fazi.

Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…

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«Sommersione racconta una storia che va a ritroso», ha detto Sandro Frizziero a Letteratitudine, «che si attorciglia intorno alla giornata di un vecchio pescatore a cui il narratore dà del tu. Un uomo cinico, misantropo, disilluso, la cui mente è continuamente attraversata, per meglio dire sommersa, dal peso di una colpa che ritorna e che non smette di trascinarlo nell’orrido della sua coscienza. È certamente un antieroe, il vecchio pescatore, che non può amare e non può essere amato, ma a cui non manca il coraggio di guardare l’abisso nel quale è precipitato senza infingimenti, senza fare sconti a se stesso e agli altri.
Sandro FrizzieroSommersione è poi il racconto di un’umanità disperata, brutale, impegnata nel nutrire maldicenze, rancori, invidie, paure ancestrali. Uomini e donne che trovano soltanto nell’odio reciproco il motore della loro esistenza; ed è, infine, la descrizione di un’isola che emerge a malapena dal mare e che dal mare, due volte al giorno viene significativamente sommersa. Un luogo reale tanto quanto immaginario, che imponendo la sua ostinata orizzontalità, non contempla alcuna trascendenza, alcun pensiero che non sia terragno e meschino.
Il protagonista, e il lettore con lui, a un certo punto si ritrovano con le spalle al muro, costretti a guardare negli occhi l’esistenza scarnificata, l’assoluta banalità, e inesorabilità, del male. Al vecchio pescatore, però, oltre ai suoi inutili e sterili desideri di vendetta, rimane ben poco, contrariamente al lettore che, mi auguro, possa riemergere da Sommersione con qualcosa in più».

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Dal romanzo “Sommersione” di Sandro Frizziero (Fazi)

Hai solcato il mare per tutta la vita. Da giovane, ti eri imbarcato su una nave che smaltiva gli scarti di lavorazione delle industrie della Terraferma. Avevi contribuito, così, ad arricchire l’acqua marina di fluoro, arsenico, mercurio e cromo, nel pieno rispetto delle normative dell’epoca, s’intende. Allora tutto il mare intorno all’imbarcazione diventava rosso come durante una mattanza. Solo più tardi, quando già cominciavi a soffrire di inspiegabili e allucinatori mal di testa, avevi deciso di impiegarti nella pesca. A bordo dell’Audace, il più bello e il più grande peschereccio dell’Isola, gettavi le reti nello stesso tratto di mare che avevi avvelenato poco tempo prima.
Certo, i frutti inquinati delle tue fatiche non tolgono nulla alla grandiosità del mestiere di pescatore. Sarà forse per il loro particolare rapporto con il mare, da sempre fonte di misteri e avventure, oltre che di traffici illeciti e osceni contrabbandi; sarà per la loro faccia, che, modellata, anzi, per meglio dire, corrosa dal salso e dal sole, è attraversata da profondissimi canyon; sarà per le loro mani piene di ferite provocate dalle reti o dalle pinne dei pesci, o forse per la loro indubbia fama letteraria, ma i pescatori, tutti i pescatori, sono in fondo eroi da poema, niente di meno.
Per questo, non sarebbe sbagliato considerare Ulisse un pescatore oltre che il re di Itaca, o immaginare che gli antichi navigatori, ancor prima di dispiegare le vele, sfidassero il mare con la lenza. Perfino Gesù Cristo aveva affidato la diffusione del Verbo a uno di loro, ottenendo, a conti fatti, dei buoni risultati.

(Riproduzione riservata)

© Fazi editore – © Sandro Frizziero

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La scheda del libro: “Sommersione” di Sandro Frizziero (Fazi editore)

Sommersione - Sandro Frizziero - copertina“In fondo all’Adriatico, a nord, esistono isole filiformi che separano il mare dalla laguna veneta. In una di queste esili terre Sandro Frizziero ha trovato il suo tesoro. Non un forziere di zecchini d’oro, ma qualcosa di infinitamente più prezioso per un romanziere (e dunque anche per noi lettori): uno scrigno di passioni brutali e primarie, di ipocrisia, maldicenza, invidia, avidità; vale a dire, tutti i sinonimi dell’amore malinteso. Conosco l’Isola a cui si è ispirato l’autore, perciò posso apprezzare quanto l’abbia trasfigurata in una sua potente iperbole poetica, facendola diventare uno stemma di malumori e malamori universali. Un posto da cui si riescono a vedere le stelle del cielo, sì, ma solo perché «sono i lumini di un cimitero lontano». Sommersione racconta la giornata decisiva di uno dei suoi abitanti – un vecchio pescatore – forse il più odioso; certamente quello che sa come odiare più e meglio di tutti gli altri: la vicina con il suo cane; la moglie morta; la figlia a cui interessa solo la casa da ereditare; i vecchi preti dementi ricoverati in un ospizio; qualche assassino e qualche prostituta; i devoti di un antico miracolo fasullo, inventato per coprire una scappatella; i bestemmiatori che spesso coincidono con i devoti; i frequentatori della Taverna, unico locale dell’Isola oltre all’American Bar, ma di gran lunga preferibile perché «all’American Bar non c’è ancora un sufficiente livello di disperazione». Su tutto ciò il vecchio pescatore ha rancori da spargere, fatti e fattacci da ricordare; e però gli resta da fare ancora qualcosa che sorprenderà gli abitanti dell’Isola, lettori compresi. Questo romanzo gli dà del tu, perché Frizziero ha il dono dell’intimità con i suoi personaggi, ne è il ritrattista inesorabile. Sotto le sue frasi – o dovrei dire meglio: sotto i suoi precisi e ben dosati colpi di martello – l’umanità resta inchiodata al livello più inerziale dell’esistenza: l’altro nome di quest’Isola, infatti, potrebbe essere Entropia. Una formicolante, disperata, indimenticabile Entropia”. Tiziano Scarpa

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