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LA LICENZA di Mario Falcone (recensione e intervista)

maggio 11, 2020

“La licenza” di Mario Falcone (Oakmond Publishing)

 * * *

di Simona Lo Iacono

Il viaggio inizia.
Enea Crisafulli lo decide dopo notti visionarie, lasciandosi alle spalle il sommergibile che lo ha portato a vivere una guerra sommersa, affogata dal mare.
Sarà forse perché uccidere non gli pare più un dovere a cui obbedire, e il sangue versato lo interroga sul senso di quell’immane distruzione, sul mistero di ogni guerra.
Una cosa, però, è chiara. Da qualche giorno, fiuta un pericolo che aggredisce quanto ha di più caro. Che pare fagocitare non solo una persona, ma un intero mondo.
Sua madre.
Il sogno è sempre lo stesso. Un’idra dalle fauci aperte sembra ingoiarla, e lui è ammorbato da un incubo che non lo lascia più, che gli mette addosso un senso di minaccia incombente. Basta, non può più resistere e decide di partire.
Ottiene la licenza.
Con quest’atto formale, che sugella una sorta di pausa drammatica mentre l’Italia è cosparsa da rovine e si avvia verso l’armistizio, Enea Crisafulli inizia una lunga discesa da Pola verso la Sicilia.
E’ un siciliano fiero, figlio unico di genitori che si sono amati visceralmente, Mimmo e Gemma. E’ stato cresciuto da frotte di parenti amorevoli, in una Sicilia calda e profumata, dove ha sognato e ha covato il sentimento della Patria.
Quando il padre Mimmo muore in un incidente, non si tira indietro. Interrompe gli studi, si improvvisa uomo di famiglia. Cerca di restituire alla mancanza uno sfogo di autentica gratitudine.
Poi, però, la guerra incombe e la Storia lo chiama. All’inizio le fanfare del duce inneggiano come sirene incantatrici. In apparenza è solo un distacco che sarà lambito dalla gloria. Enea parte e lascia la madre. E, con la madre, l’isola fastosa e povera, arrogante e umile, bellissima e atroce. Un mondo di contrari e di buio su lame di luce.
Il rientro, dunque, è un approssimarsi non solo verso il genitore, ma verso una condizione dell’anima, verso un’abitazione fatta di insufflate di gelsomino, di ondosi sospiri di pesci.
La licenza non apre valichi di terra, ma di cielo.
Il viaggio però è come un’altra vita.
Una lunga discesa che da un lato lo avvicina e da un altro lo riempie, inaspettatamente, di altri viaggi.
Prima a Faenza, dall’amico fraterno Vittorio, dove viene incantato dalle braccia di Tilde. Poi a Firenze, dove incontra un bambino indimenticabile, Diego. E a Napoli, a cui giunge in modo fortunoso in un tram stipato e arrangiatissimo.
Lì c’è Nora ad amarlo, senza chiedergli in cambio nient’altro che i suoi baci.
In Calabria giunge su una Balilla, scrutando con apprensione il cielo e temendo possibili incursioni aeree alleate.
In Sicilia approderà su un peschereccio per la pesca a strascico che punta la prua verso Capo Peloro.
Il primo sguardo sulla sua terra è attonito. I villaggi dei pescatori sono spezzati, trafitti dai bombardamenti.
Mentre lui si dirige finalmente verso casa, però, un’altra storia si compie. Sua madre assiste come infermiera il soldato James Scandaliato e qui la storia cambia….

-Caro Mario il viaggio a ritroso e di nuovo verso nord di Enea per tentare il salvataggio della madre non è meno pericoloso, meno colmo di insidie e di svolte di quello che lo ha portato in Sicilia. Una odissea che lo mette faccia a faccia con il dirupo in cui la guerra ha fatto precipitare la penisola, con il dramma dell’olocausto (finisce in un treno che deporta ebrei in Germania), con la povertà e la tenacia degli italiani. Il viaggio di Enea è un percorso di formazione, da figlio a uomo, da sognatore a umile portatore di ferite, di squarci. Sembra di vederlo Enea, è un nuovo eroe mitico, ma di una epica molto amara, fatta di tradimenti della Storia. Parlaci di lui.
imageIn Enea s’incarna il destino e la vita di tanti giovani, nati e cresciuti durante il fascismo. Giovani che, senza chiedere nulla, hanno regalato i loro anni migliori a un sogno che presto si trasformerà in un incubo senza fine, consegnandosi alla follia della guerra come vittime sacrificali (basti vedere la disastrosa campagna in Russia). Rispetto a qualche suo amico d’infanzia o commilitone, Enea ha in più l’arma della consapevolezza; lui vede e decide, inconsciamente sente l’arrivo della tempesta che spazzerà via tutto e tutti e agisce di conseguenza. Le drammatiche vicende che lo vedono protagonista, però, gli fanno scoprire lati del suo carattere e della sua personalità che non credeva di possedere, tra cui la capacità di provare odio, questo sentimento malato che sarà un compagno di viaggio fedele per molti lunghi mesi. Enea diventa uomo, suo malgrado, e accetta ciò che la vita ha in serbo per lui ma non lo fa passivamente, intuisce che se vuole può cambiare la rotta già tracciata del suo destino. Non sa come andrà a finire, ma ci prova, perché solo accettando la sfida lanciatale dalla vita forse riuscirà ad emergere dall’abisso in cui scelte scellerate di altri lo hanno gettato.

image-E’ anche un romanzo di donne e di seduzioni. Enea le ama, le sue donne, sia quando si unisce a loro fuggevolmente, sia quando consegna il cuore. Sono donne generose, capaci di donarsi senza chiedere niente, che lo ameranno fino alla fine, anche quando si ritroveranno anziane, con un passato ormai depredato dagli eventi. Tra esse la figura della madre, di Gemma, assurge a metafora di ogni tenerezza. Parlaci di lei, questa donna che sembra incarnare la Sicilia.
Ne “La Licenza”, molti episodi sono mutuati dalla vita spericolata e avventurosa di mio padre prima sommergibilista e poi alla scuola per cannonieri di Pola – infatti il romanzo è dedicato a lui – e la Gemma della finzione altri non è che mia nonna Maria. Il viaggio al sud e il ritorno al nord, purtroppo per loro, è tutto vero. Mio padre era figlio, unico. Suo padre era morto che lui era molto giovane, di conseguenza il legame che aveva con la madre era unico, esclusivo. Mia nonna era una donna energica, pratica, siciliana di quell’entroterra montagnoso al confine tra le province di Messina e Catania. A Faenza dove il figlio la portò, mia nonna si trovò benissimo nonostante le ovvie difficoltà del periodo drammatico attraversato dal Paese e, in breve si fece, benvolere da tutti, pur vivendo con l’ansia di non rivedere più il figlio che intanto tra, una gita in treno per la Germania, e un’escursione in montagna con i partigiani, cercava di riportare a casa la pelle.
Come sempre ho cercato di mischiare sapientemente diversi ingredienti, tra realtà e fiction, proprio come un alchimista, spero solo di esserci riuscito. In quanto alle altre donne presenti nel romanzo, a cominciare dall’angelica e bellissima Tilde e finendo alla colta e sensuale Nora, ho lavorato per archetipi. Inoltre, la facilità relazionale di quei tempi, credo fosse l’effetto più immediato e visibile della caducità del momento che si stava vivendo.

-E la grande Storia, che si intrufola nella piccola storia. E’ da un gesto di pietà che il destino di Enea e Gemma viene segnato. Una lettera consegnata in punto di morte. Pare incredibile come da gesti estremi, accolti per amore, si sollevi lo scandalo del male. Tu sei riuscito a mescolare queste due dimensioni con dolore ma anche con compassione. Il gesto di Gemma sul letto di morte del soldato James Scandaliato è materno, tutto venato di sollecitudine. Ma è da esso che proromperà una immane persecuzione. Come mai?
https://letteratitudinenews.files.wordpress.com/2018/09/fb_img_1536149069887.jpgQui ho agito su due versanti: principalmente sentivo l’esigenza di innestare nella trama principale un backstory che alla fine si congiungesse con essa, poi proprio in quel periodo mi capitò di leggere sulle pagine culturali di un noto quotidiano delle testimonianze di soldati italiani che erano scampati ai massacri perpetrati dai soldati americani giunti in terra di Sicilia. Era ed è ancora una storia misconosciuta (ne parlò solo Alfio Caruso, giornalista e scrittore siciliano, in uno dei suoi bellissimi romanzi storici) e credevo fosse giusto riportarla alla luce. Un massacro di gente inerme è un massacro, sia che a compierlo siano i nazisti, sia che i responsabili siano i soldati americani. Ovviamente l’intreccio che segue è frutto del mio mestiere di sceneggiatore. Spero di non sbagliare nell’affermare che il risultato finale può definirsi buono, perché sorpresivo, inaspettato.

-Infine grazie, carissimo Mario, per questo libro che ci riannoda a un’Italia molto simile a quella di oggi. Solidale e sofferente, armata di speranza e con alle spalle molti lutti. Un’Italia che sa piangere i suoi morti, ma che anche al limitare delle tombe, innalza canti di resurrezione.
Dopo la morte c’è la resurrezione e la vita. Inizio l’ultimo capitolo con una canzone di Mina che parla d’amore non a caso. Senza spoilerare nulla, dico solo che, secondo me, la scena finale è una delle più belle che io abbia mai scritto, perché ha il sapore di un nuovo inizio pieno di speranza.
Concludo dicendo alla cara amica Simona Lo Iacono che è stato un grande onore e un grande privilegio essere intervistato da lei e un’immensa gioia sapere che il mio romanzo le sia piaciuto.
Un grazie speciale al mio caro amico Massimo Maugeri, per l’ospitalità nelle pregiate pagine del sul bellissimo Blog.

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La scheda del libro: “La licenza” di Mario Falcone (Oakmond Publishing)

La licenza - Mario Falcone - copertinaIn un’Italia stremata dall’incubo della guerra, il siciliano Enea Crisafulli, marinaio sommergibilista di stanza a Pola, approfittando di una licenza segue Vittorio, suo commilitone e amico fraterno, a Faenza. È l’estate del 1943 e il giovane, sordo ai consigli di chiunque, decide di tornare a Messina, già occupata dagli anglo-americani, per andare a prendere sua madre e portarla al Nord dove è convinto che starà più al sicuro. È così che inizia il viaggio di Enea lungo un paese dilaniato dalla guerra e sfiancato dai bombardamenti che ne hanno cambiato la fisionomia. Ma l’8 settembre, travolto insieme con altri seicentomila soldati dall’armistizio che disgrega lo Stato chiedendo a ciascuno dei suoi abitanti, civili e militari, di decidere da che parte stare anche Enea è costretto a compiere una scelta. La licenza è un affresco a tinte fosche che non lascia respiro ai personaggi che ne abitano le pagine costringendo il lettore a una lettura serrata. Con uno stile asciutto e dialoghi impastati dei tanti dialetti quante sono le regioni attraversate da Enea nel suo viaggio, il romanzo racconta come si sia disgregato il folle sogno imperialista italiano, come si sia passati dalla guerra coloniale d’Etiopia all’impietosa lotta fratricida che non risparmierà nessuno.

[La biografia di Mario Falcone è disponibile qui]

 

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