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IL TACCUINO DELL’AMANTE di Giuseppe Lissandrello

maggio 13, 2020

“Il taccuino dell’amante” di Giuseppe Lissandrello (Oakmond Publishing): incontro con l’autore e pubblicazione di un brano del libro

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Giuseppe Lissandrello, siciliano classe 72, psicologo e scrittore, ha fondato con Silvio Aparo la casa editrice indipendente più a Sud d’Italia la “Melino Nerella edizioni”. Collabora come autore televisivo per la siracusana tele città di Luigi Bianca, dove esordisce anche nelle vesti di conduttore in programmi come: ”Frizzy consigli per l’estate” , “La filantropizza in Tv e “La valigia e la luna l’eredità di un sogno”. Negli ultimi anni Direttore artistico del Kerayles Fest e ideatore dell’evento a favore delle eccellenze femminili della provincia di Siracusa “Streghe d’estate”.
Ha al suo attivo la pubblicazione di diversi libri. La sua opera più recente ha visto la luce il giorno di San Valentino  per i tipi della Oakmond Publishing e si intitola “Il taccuino dell’amante

Abbiamo chiesto all’autore di parlarci di questo suo nuovo libro…

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“Il taccuino dell’amante nasce dall’esigenza di fare chiarezza sul sesso e sull’amore”, ha detto Giuseppe Lissandrello a Letteratitudine. “Negli ultimi anni sono state dette a gran voce molte fandonie e nel mio lavoro di clinico ho seguito troppe coppie nella separazione ma soprattutto nel dopo separazione che avevano un’idea errata dello stare insieme. Con sofferenze evitabili se solo si fosse avuta una buona educazione sentimentale. Poi tutti questi casi di femminicidio mi hanno imposto l’obbligo in questa guerra dei sessi di cercare di portare un mio piccolo contributo sul valore dei sentimenti. Il lavoro più difficile come autore è stato quello di interpretare il pensiero femminile. Ma il mio primo romanzo da adulto, avevo 14 anni, è stato Madame Bovary quindi un imprinting al quale non mi sono saputo sottrarre. La storia si svolge a Copenaghen, patria di Amleto e del Dongiovanni di Kierkegaard. Città che ho visitato qualche anno fa e che mi ha affascinato molto sotto tanti aspetti anche esoterici. Precisamente nel quartiere libero di Christiania. La storia ha il format di formazione. Un gruppo di studenti liceali siracusani amanti del filosofo danese Kierkegaard organizzano il viaggio dopo la maturità nella città di Copenaghen e andando alla ricerca della tomba del filosofo s’imbattono invece in un’altra tomba che li colpisce parecchio. La tomba è di una danzatrice del ventre turca che ha vissuto la sua vita da adulta in quella città perché legata sentimentalmente con un danese.  Ed è proprio l’anziano vedovo che l’invita a casa sua nel quartiere di Cristiana proprio per raccontare le gesta di una donna per lui straordinaria, affascinante e un poco strega.

I ragazzi prima timorosi ma poi come tutti i giovani alla ricerca di nuove avventure accettano l’invito. Da quel momento il romanzo si snoda in due letture la prima che parla della storia d’amore fra il marinaio Nielsen e la ballerina Samyr con un analisi del periodo post sessantottino e il secondo il passaggio iniziatico che hanno gli otto giovani della generazione  “millenials” all’amore. In uno spazio temporale breve da uno a tre settimane, il tempo di una vacanza, che cambierà la loro visione del mondo. L’oggetto magico, come un talismano, in questo caso sono dei taccuini segreti appartenuti a Samyr che svelandosi completano la narrazione del vecchio marinaio. Il tratto dei personaggi è stato volutamente abbozzato e non definito così come i luoghi che fanno da sfondo sono dei profili da approfondire dove il lettore forse si sentirà un po’ abbandonato abituato a scritture di romanzi più ricchi di dettagli ma l’amore per il minimalismo carveriano porta la mia scrittura ad essere concentrata anche perché questo è un romanzo per certi aspetti ambientalista quindi se mi permetti la battuta non fa sprechi. Vuole essere un romanzo filoeuropeo perché al di là di tutte le polemiche anche legate al dramma del coronavirus, credo che l’Unione europea rimanga l’unica soluzione per la civiltà futura. Credo che questo romanzo debba essere letto perché al di la del piacere della lettura è un saggio romanzo dove si possono prendere spunti per riflettere soprattutto gli uomini sui ruoli sessuali.  Ed è un invito a tenere sempre un diario perché le parole scritte parafrasando Paolo Conte fanno dannare le dita degli autori ma proteggono come un manto di energia positiva dalle errate interpretazioni della vita”.

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Brano da “Il taccuino dell’amante”

«Il mio nome è Nielsen Swandrupp, ho 75 anni. Sono danese da generazioni. Appartengo a una delle famiglie più antiche della Danimarca quelli che si possono permettere l’appellativo di Vichinghi.»

Esordì in questo modo con un inglese semplice ma fluido accogliendoci nella sua dimora di Christiania.

Avevamo davanti uno dei primi abitanti di quel villaggio anarchico, riempitosi nel tempo di hippie e di freakettoni, pronto a raccontare la sua storia di vita davanti a dei giovani sconosciuti. Come scoprimmo in seguito lui era abituato, a offrire delle birre, esclusivamente danesi, Carlsberg e Tuborg e belle ghiacciate, ai visitatori coraggiosi che negli anni avevano oltrepassato il portale del villaggio. con quella filosofia dell’accoglienza a dire il vero mediterranea.

«Sono danese anche se a mio dire e di Samyr nel mio sangue qualche particella di mare mediterraneo la debbo possedere. Non tutti i Vichinghi che conquistarono le terre del Mediterraneo come la vostra Sicilia rimasero lì, qualcuno fece ritorno con le donne siciliane o arabe con i figli già contaminati da quel sole potente e fiero. Siamo anche discendenti di quelle donne generose e innamorate della vita che profumavano di grano e zagara. Lente negli sguardi ma svelte di mani e piedi.

Nella mia prima vita – disse sorridendo – sono stato un globe trotter.

A 17 anni abbandonai gli studi, avevo preso solo una qualifica tecnica, e pieno d’orgoglio m’imbarcai nella flotta dei pescherecci più forti del mondo. Sapete, vero, che la maggior parte dei merluzzi, come li chiamate in Italia i bastoncini del capitano li peschiamo noi insieme al miglior salmone, vero? Noi siamo i cultori del salmone, gli svedesi e i norvegesi si riempiono la bocca di quello che non hanno. La flotta della croce è la padrona dell’oceano. Come i miei antenati Vichinghi ho navigato tutti i mari della terra, quelli ghiacciati e burrascosi e quelli temperati e caldi. Ho visitato i porti italiani: Genova, Palermo dove lo stupor mundi riposa in pace, Napoli… Tanti ricordi. Tante bevute di vino, qui da noi costa molto.

Delle mie esperienze da marinaio, ci sono aneddoti terribili e straordinari dove le stelle a volte ci guidavano nei sogni di aprire cinture di castità, cuori senza chiavistelli, altre invece si riflettevano mute sulle lame dei coltelli in quelle notti di violenza senza un perché, solo per dimostrare egoisticamente di esistere. Ma a voi giovani voglio solo raccontare quello che per me è stato l’incontro più straordinario in quegli anni di navigazione: le balene. Le balene rappresentano lo spirito di questo mondo, corpi infiniti. Quando passi vicino ad una di loro e ti rendi conto che sono enormi quanto la nave sulla quale sei imbarcato, ti viene un poco di strizza ti senti un essere vivente molto banale. La loro voce così eterea ti fa sciogliere la paura e ti viene da pensare che sono abitate da incantevoli sirene.

Ogni tanto ho desiderato di essere come Pinocchio o papà Geppetto per vivere dentro una balena. Immaginate… poter girare il mondo terracqueo così, protetti in un grande utero, anche se non vedreste nulla, sono convinto che tramite le loro vibrazioni potreste conoscere il mondo:si starebbe benissimo. Non condivido molto il romanzo Moby Dick dove la balena è metafora di qualcos’altro e ha dato un’idea mostruosa della balena. Sapere che vengono assassinate da quei caproni giapponesi mi fa venire rabbia. Per noi erano creature sacre. Guardate qui» disse alzando la manica della camicia e mostrò il suo vecchio avambraccio dal quale guizzava il profilo di un’abbozzata figura di balena.

Era il classico tatuaggio da marinaio molto semplice ma pieno di fascino.

«Questi Giapponesi sembrano così evoluti e poi sono peggio dei Cinesi che si mangiano i cani e i pipistrelli.»

Noi ci guardavamo sottecchi stupiti, conosceva la favola di Pinocchio e sicuramente aveva visto pure il film classico con Nino Manfredi, noi eravamo affezionati a quello della Walt Disney e persino all’ultimo Pinocchio di Matteo Garrone.

Il biondo del gruppo non poté fare a meno di bofonchiare in dialetto «Sti spacchiu i Cinisi»

«What?» chiese lui.

«Nothing» rispondemmo in coro invitandolo a continuare. Lui si schiarì la voce e bevve un po’ di birra.

«Quando alcuni amici d’infanzia diedero vita al magico sogno di Christiania, decisi di fermarmi e di condividere con loro questo sogno di un mondo diverso anche se circoscritto da qualche decina di kilometri quadrati. La mia manualità fu loro d’aiuto. Chi naviga deve saper fare tutto. Fra tutte le altre cose ero un cuoco eccezionale e questa cittadella diventò la mia casa e gli abitanti la mia famiglia.

Per anni con Samyr abbiamo tenuto una locanda che ci ha dato la possibilità di conoscere quasi tutta la gente che è passata da questa porzione di mondo. Cucinavamo le pietanze di ogni continente. Ogni ospite se capace poteva essere lo chef della serata e così potevi trovarti a gustare cibi africani, tropicali o mediterranei Sapete, so cucinare gli spaghetti alla Mergellina, le tagliatelle alla bolognese, la pasta con le sarde e la “matalotta” alla siracusana.»

Uno di noi, sempre il biondo, rispose che lui era il mago con le penne al salmone e panna,ci mettemmo a ridere e lui continuò compiaciuto.

«Che anni splendidi sono stati i primi passati in questo quartiere. Abbiamo lavorato tantissimo per renderla vivibile, eravamo contenti di poter costruire un luogo dove la competizione, le sfide, le invidie non dovevano esistere, dove con il dialogo pacifico si poteva appianare qualsiasi problema che il nostro sistema cerebrale rettiliano provocava.

Vecchi capannoni industriali e militari trasformati in teatri, palestre, laboratori artigianali.

Il colore come un soldato ribelle confinava il grigio dell’acciaio solo in angoli per rendere il tutto più social politik. Oggi la favola si è sbiadita, ma se avete fatto un giro dentro al villaggio,capite di cosa sto parlando. Fu in uno di questi primi happening di derivazione Hippy che incontrai Samyr.»

 

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La scheda del libro: “Il taccuino dell’amante” di Giuseppe Lissandrello (Oakmond Publishing)

Il taccuino dell'amante - Giuseppe Lissandrello - copertinaDopo la maturità classica otto compagni di scuola partono per un viaggio a Copenaghen, città natale del loro filosofo preferito: Soren Kierkegaard. Mentre sono al cimitero monumentale s’imbattono nella tomba di una danzatrice turca di nome Samyr e lì, nel luogo in cui si contempla la morte, incontrano Nielsen Swandrupp l’uomo che con Samyr ha imparato ad amare. Nielsen è ormai anziano ma racconta volentieri ai ragazzi la sua storia d’amore con Samyr mostrando loro addirittura i taccuini che lei ha riempito negli anni e che si rivelano essere una sorta di vademecum dell’arte amatoria. Grazie alla loro lettura i protagonisti del romanzo e il lettore saranno accompagnati in un viaggio iniziatico alla scoperta dell’eros e di un amore consapevole attraverso una testimonianza che conduce senza esitazione alcuna alla dimensione vitale della relazione, intesa come opportunità di crescita non solo individuale ma collettiva a dispetto di qualsiasi forma di rassegnazione. Il taccuino dell’amante ci invita a riflettere e a credere che sia ancora possibile essere padroni e non schiavi non solo dell’eros ma anche e, soprattutto, dei nostri sentimenti.

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