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COME UNA STORIA D’AMORE di Nadia Terranova (recensione)

maggio 14, 2020

“Come una storia d’amore” di Nadia Terranova (Perrone)

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“Come una storia d’amore”: il viaggio di Nadia Terranova nella città di R.

di Daniela Sessa

Come una storia d’amore” è un titolo furbastro, ruffiano, seduttore, malizioso e smaliziato.  Perciò, prima di mettersi a leggere i dieci racconti che raccoglie è bene sapere che la storia d’amore non si dimena solo lungo le deliziose pagine del nuovo libro di Nadia Terranova ma le scavalca, quelle pagine, e si piazza tra lettore e libro. Piazzare, con la sua idea di staticità, magari non sarà l’espressione migliore per un libro che racconta un viaggio dal tragitto solo all’apparenza breve (nello spazio tra due quartieri, il Pigneto e il Ghetto) né si possono impunemente attribuire all’amore qualità immobili. Ma, finita l’ultima pagina di “Come una storia d’amore”, solo un lettore sprovveduto non avrà capito che attraverso la cura delicata e perspicace della parola, i personaggi policromi, una narratrice raggomitolata nel proprio io spezzato e tagliente, Nadia Terranova la storia d’amore l’ha cercata proprio con chi legge. Dopo averlo catturato nella rete di dieci piccole storie che sono un’unica storia: una giovane donna, dopo dieci anni vissuti a Roma, si trova nella necessità o desiderio di rimettersi in moto, per cominciare un altro viaggio. I dieci racconti, cristallini e rapidi come un’epifania, ripercorrono, nella memoria e nelle intermittenze del cuore della protagonista, le strade e le piazze, le persone, i desideri, i sogni, i fatti, le delusioni e le illusioni, la malinconia e le incomprensioni, le occasioni mancate, le scelte, l’infanzia e l’età adulta, la solitudine, la noia, l’ipocrisia, le abitudini. Un lungo elenco di cose che fa cadere anche chi scrive nell’inciampo delle enumerazioni (così care alla narrativa contemporanea) che brillano nel libro, insieme a quegli spostamenti di senso che caratterizzano la scrittura di Nadia Terranova.  Voce tra le più fascinose e colte della narrativa italiana, Nadia Terranova ha il pregio non solo di calare la dimensione onirica nelle cose e di raccontare l’amalgama di sorriso e dolore del nostro tempo ma anche quello di risolvere la materia narrativa nella ricerca di un linguaggio che evoca quando nomina, che alloggia la poesia nel rigo. Se è vero che la felicità di un libro sia il linguaggio, la prosa di Nadia Terranova in “Come una storia d’amore” si impone per la forza descrittiva delle parole. Qui spicca l’urgenza intima dell’alfabeto cui Terranova ha abituato i suoi lettori già in “Gli anni al contrario” e “Addio fantasmi”, nei libri per l’infanzia, negli articoli che rinnovano la nobile tradizione dell’elzeviro. Nel racconto “Il Ghetto” l’anonima narratrice decide di imparare l’ebraico e la felicità, tutt’assieme, perché una lingua al contrario (l’espressione insieme a fantasmi, svela il minimo contrattuale di citazioni) offre “il frasario minimo” dell’errare, dello scetticismo verso forme di resurrezione da trovare solo nella memoria. La memoria, la felicità, l’appartenenza e la solitudine: se c’è un quartiere che la protagonista percorre è questo quadrilatero. Con il disincanto dell’Ulisse joyciano, l’irrequietezza di Jo March e la seduzione immaginifica del Marco Polo di Calvino, la protagonista (una, nonostante i tentativi di depistare il lettore in sospetto di autobiografia come in “La Sconosciuta”) comincia il suo viaggio in compagnia di personaggi ordinari e storie comuni, avvertendo che vuole sottrarli alla pasolinità. Ci riesce, perché i suoi personaggi sono leggeri pur nella fatica quotidiana del vivere. Sono due sorelle in fuga da uno dei tanti Natali da cartolina familiare; sono due corvi che strepitano libertà sopra il cielo di un ristorante dove una coppia pranza in silenzio “Guardo me e lui, indecifrabili ponti tra ieri e oggi, macchie di non appartenenza in un quartiere di appartenenze”; sono la donna che rivuole il primo giorno di scuola e le due scontente proprietarie di lavanderia, le due esistenze dentro la bacheca di Facebook, la parrucchiera incapace di superare il dolore della morte del compagno. Ci sono pure il nonno spurio e il trans assassinato, i coniugi anziani e infine c’è Carlo, l’uomo che si identifica con la città in cui la protagonista è rimasta incastrata. Eccola la città di R., questa Roma dalla doppia identità al centro del più bello dei racconti “Lettera a R.”. Si sa che di Roma ci si innamora sempre. “La luce di Roma è una stronza, è colpa sua per ogni cosa che mi è successa”. Roma è una città in cui perdersi, è la città caotica e ridanciana “la spocchia e la spiritosaggine forzata”, ipocrita e genuina. Una città più di stratificazioni che di contraddizioni. Per questo a noi mediterranei piace, perché ha il tempo isolano che “costringe a un continuo presente”. Terranova la definisce “una città di giocattoli” per il pudore, magari, di sentirsi Lucignolo e Pinocchio insieme. Ma la sua Roma è una città invisibile quanto basta per essere metafora del tutto e del niente: “Dentro di te hai cominciato a chiamarla R., un modo per illuderti, per odiarla in pace senza schierarti e amarla in pace senza celebrarla. Hai partorito una città fatta di niente”, scrive a R. la donna. Accade che questa donna (di cui sappiamo tutto: centellinato nei vari racconti, soprattutto la solitudine e l’infelicità, la famiglia traumatizzata e l’amore finito) diventi il viaggiatore calviniano che costruisce nell’immaginazione un catalogo di città tutte mentali, oniriche e surreali, proiezioni urbanistiche dell’anima. R. è un po’ Eutropia, la città dei traslochi perenni o Fedra, la città che mancò la giusta forma o le due Valdrade, le città gemelle. Forse R. è Isidora, la città dei sogni. Come per Marco Polo Isidora, così per la viaggiatrice urbana di “Come una storia d’amore” R. non ricompone il sogno dell’infanzia e R. tornerà a essere Roma. Nadia Terranova non vuole altri segni per raccontare la sua città se non le parole: diversamente dall’esploratore di Calvino che rinuncia alle parole, la sua protagonista deborda così tanto nella scrittrice che diventa forte la suggestione di pensare questi dieci racconti alla stregua di un cantuccio del cuore, un abitacolo delle emozioni, un resoconto sentimentale e letterario, un biglietto di ritorno.

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La scheda del libro: “Come una storia d’amore” di Nadia Terranova (Perrone)

Come una storia d'amore - Nadia Terranova - copertinaL’unica è raccontarsela come una storia d’amore, Roma, e per farlo si deve partire dalle assenze, dalla mancanza, dai fantasmi. La scommessa dell’identità strepita coi corvi del Pigneto, nella gramigna di una pensilina a Porta Maggiore la mattina di Natale, andando incontro all’età adulta, ride forte nelle lavanderie di quartieri multietnici, sognando l’altrove. Roma, come ogni storia d’amore, necessita di un linguaggio privato che la renda segreta, tua. I personaggi di Terranova sono spezzati, sulla soglia di un cambiamento, congelati in un ricordo. Aspettano di essere liberi, immaginano vite negli occhi degli altri, interrogano l’esistenza in una lingua che non conoscono e scoprono, a volte, che la felicità è un difetto della vista e che, a volte, è necessario perdersi.

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Nadia Terranova (Messina, 1978), si è laureata in filosofia e si è dottorata in storia moderna. Per Einaudi ha scritto i romanzi “Gli anni al contrario” (2015, vincitore di numerosi premi tra cui il Bagutta Opera Prima, il Brancati e l’americano The Bridge Book Award) e “Addio fantasmi” (2018, finalista al Premio Strega, vincitore del premio Subiaco Città del libro, del premio Alassio Centolibri, del premio Nino Martoglio e del premio Mario La Cava). Ha scritto anche diversi libri per ragazzi, tra cui “Bruno il bambino che imparò a volare” (Orecchio Acerbo 2012), “Casca il mondo” (Mondadori 2016) e “Omero è stato qui” (Bompiani 2019, selezionato nella dozzina del Premio Strega Ragazzi), e un saggio sulla letteratura per ragazzi, “Un’idea di infanzia” (ItaloSvevo 2019). Le sue opere sono tradotte in tutto il mondo.

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