Home > Articoli e varie > SCIROCCO E ZAGARA di Antonino Genovese

SCIROCCO E ZAGARA di Antonino Genovese

maggio 19, 2020

“Scirocco e zagara. Un giallo siciliano per il maresciallo Mariangelo” di Antonino Genovese (Fratelli Frilli)

 * * *

di Massimo Maugeri

Antonino Genovese, classe ʹ84, è Anestesista, Rianimatore e Algologo. Ha pubblicato per ragazzi Il Principe Marrone (Ed. Il Foglio 2007), Il Dottor Maus e il settimo piano (Ed. Smasher 2009), Il Nonno è un pirata! – Il diadema, la lancia e l’uncino (Ed. Il Foglio 2017), Il Nonno è un pirata! – Il Guardiano del tempo (Ed. Il Foglio 2019). Il racconto Zanne è incluso nell’antologia Mosche contro vento (Morellini 2019). Nel 2005 ha vinto il concorso “Racconti Corsari” presieduto da Bruno Gambarotta. Nel 2017 ha vinto il IV concorso letterario “M. Pietrini” organizzato dall’Ass.ne Ca.Le.Co. di Caltagirone (CT) con il racconto Discesa. Nel 2018 il romanzo Il Nonno è un pirata! – Il diadema, la lancia e l’uncino ha ricevuto una menzione al “Premio al valore sociale-AFAP” organizzato da Paginascritta. Nel 2019 si è classificato secondo al premio letterario “Tutti i sapori del giallo” in collaborazione con Il Giallo Mondadori. È stato il il direttore artistico della prima edizione del Gioiosa Book Festival.

Di recente è uscito un nuovo libro di Antonino Genovese: un giallo per i tipi di Fratelli Frilli (casa editrice che l’anno scorso, come è evidenziato dal logo sulla copertina del libro, ha festeggiato i vent’anni di attività) intitolato “Scirocco e Zagara“.

Ho incontrato Nino Genovese per porgergli qualche domanda su questo suo nuovo libro e sul personaggio letterario che esordisce tra queste pagine: il maresciallo Mariangelo…

– Caro Nino, partiamo dall’inizio. Come nasce “Scirocco e Zagara”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
Nino GenoveseScirocco e Zagara nasce dal bisogno di raccontare e raccontarsi. Il giallo e il noir sono generi per cui nutro da sempre una grande passione. Sono un divoratore di libri di genere da Simoneon a Luceri, da Ellroy a Roberto Mistretta, da Andrea Franco a Nicola Verde, passando per Ian Ranking e Valentina Gebbia. La lettura mi ha insegnato che utilizzando un genere a me congeniale posso dire ciò che penso e riflettere insieme al lettore su temi che mi stanno a cuore. Nel caso di Scirocco e Zagara: la violenza sulle donne e l’immigrazione.

– Il maresciallo Mariangelo, protagonista della tua storia, entra a far parte della fitta schiera di investigatori che popolano le pagine della narrativa siciliana, nazionale e internazionale. Nella tua storia di lettore, quali sono stati gli investigatori “personaggi letterari” che hai amato di più?
Il maresciallo Bonanno, nato dalla penna di Roberto Mistretta, Costate e Serravalle, partoriti dalla mente geniale di Vincenzo Maimone, il commissario Portanova, figlio di Alberto Minnella, il commissario Buonocore, il mons. Verzi di Andrea Franco, ma anche John Rebus di Ian Rankin e l’ispettore Lojacono, protagonista de I Bastardi di Pizzofalcone.

– Come scrittore hai già un’esperienza collaudata nella letteratura per ragazzi (basti pensare alla saga de “Il Nonno è un pirata” pubblicata dalle Edizioni Il Foglio di Gordiano Lupi). A livello di impostazione di scrittura, e dei meccanismi narrativi, che differenza c’è tra scrivere per i ragazzi e scrivere un giallo/noir come “Scirocco e Zagara”? (ricordo peraltro che ti sei classificato secondo all’edizione 2019 del premio letterario “Tutti i sapori del giallo”)
Scrivere non è mai facile, dietro c’è un lungo percorso di studio e applicazione. Letture e riletture. In fondo non c’è molta differenza, ma allo stesso tempo tra i due mondi letterari c’è un abisso. La narrativa di genere impone delle regole ferree. Non voglio dire che la letteratura per ragazzi non ne abbia, ma di certo posso concedermi qualche libertà in più e dare più sfogo alla parte fantasy della mia anima. Con i gialli invece… basta poco per cadere in errore.

– Parliamo del maresciallo Mariangelo? Che tipo di persona è? Quali sono le sue caratteristiche?
Gianluca è il maresciallo che tutti possono incontrare per strada. Non è un super-eroe, né un detective dal fiuto infallibile. È animato dal senso del dovere ed è afflitto dalle problematiche in cui tutti noi possiamo incappare: litigi con la moglie, vizio del fumo e poi ha paura del mare!

– Cosa puoi dirci di più preciso sulla vita famigliare di Gianluca Mariangelo?
Gianluca è sposato con Giuseppina. Non riescono ad avere figli e questo rende la moglie isterica e la spinge a tornare a Lipari, sua città natale. Il maresciallo soffre questo allontanamento, ma allo stesso tempo starle lontano gli darà modo di gettarsi nell’indagine anima e corpo.

– Il titolo del romanzo è molto suggestivo e fornisce indicazioni piuttosto chiare. Ma come descriveresti i luoghi dove il romanzo è ambientato (che poi sono i tuoi luoghi) ai lettori di questa intervista? In che ambiente si muove Mariangelo?
Gianluca vive a Barcellona Pozzo di Gotto, la città in cui vivo e che è conosciuta per gli omicidi di mafia, ma Barcellona non è solo quello che i media hanno propinato nel tempo. Siamo un popolo di lavoratori e siamo animati da un grande fermento culturale. Barcellona è stata la città natale di Bartolo Cattafi, Placido Mandanici, Emilio Isgrò, Melo Freni, Beppe Alfano, Nino Leotti, e tanti altri che a vario titolo ci hanno resi orgogliosi di vivere alle pendici del Peloritani. Ho scelto di ambientare i miei romanzi a Barcellona Pozzo di Gotto per due motivi. Innanzitutto un buon giallo ha un personaggio che non è affatto secondario a nessuno: l’ambientazione. E quindi dovevo scegliere luoghi, atmosfere, odori, sapori e colori che conoscevo bene. E poi volevo che la mia città avesse il ruolo di riguardo che merita. Siamo secondi solo a Messina come numero di abitanti in provincia, abbiamo delle spiagge meravigliose (Spinesante) e un’economia fiorente. Dobbiamo solo credere di più in noi stessi e abbandonare alcuni retaggi che ci portiamo dietro da secoli per spiccare definitivamente il volo.

– Parlaci di un altro personaggio di questo romanzo: il brigadiere Fascia…
Fabio Fascia è un uomo buono e assomiglia molto a un caro amico infermiere che mi ha aiutato ad ambientarmi durante un periodo della mia vita lavorativa in cui prestavo servizio a San Giovanni in Fiore, in Sila. Se mi consenti un’espressione dialettale: Fabio è un patri ‘i famigghia.

– Veniamo alla vittima. L’indagine di Mariangelo parte dal ritrovamento del cadavere di un sacerdote, padre Giovanni Rossi. Che tipo d’uomo è costui?
Padre Giovanni è uno stereotipo. È il carnefice. Gli uomini di chiesa spesso non pagano per le loro nefandezze e quindi ho voluto essere io giudice per una volta. Ma questo non vuol dire che non ho stima per i parroci che prestano il proprio servizio con amore e dedizione.

– Quali sono gli scenari che si aprono a mano a mano che le indagini procedono? Che genere di “vaso di Pandora” si appresta a essere scoperchiato?
Più che un vaso, Mariangelo si troverà dentro un abisso dal quale è difficile uscirne indenni. Massoneria. Poteri forti. Vittime silenziose.

– C’è qualche altro elemento della storia a cui vorresti accennare (senza rischiare di rubare il “piacere della scoperta” ai nostri amici lettori che vorranno immergersi nelle pagine del tuo romanzo)?
Il romanzo profuma di Zagara e spero sia potente come lo Scirocco.

– Leggeremo nuove storie del maresciallo Mariangelo?
Mariangelo è un personaggio che amo. Spero proprio di sì. Lo devo a me stesso e anche a chi si è innamorato di questo maresciallo che mi assomiglia un po’ come caparbietà e testa dura, ma soprattutto lo devo a chi fin dalla prima riga è andato al di là del testo e ha compreso chi è davvero Nino Genovese.

– In bocca al lupo a te e al maresciallo Mariangelo, caro Nino.

* * *

Scirocco e zagara. Un giallo siciliano per il maresciallo Mariangelo - Antonino Genovese - copertinaLa scheda del libro: “Scirocco e zagara. Un giallo siciliano per il maresciallo Mariangelo” di Antonino Genovese (Fratelli Frilli)

Mariangelo mastica amaro. Il cadavere di padre Giovanni Rossi, noto alle cronache per i suoi affari con la malavita locale e l’accoglienza dei migranti, viene trovato nella piscina della sua lussuosa villa. Mentre le alte sfere ecclesiastiche chiedono una rapida risoluzione del caso, il maresciallo Mariangelo e il brigadiere Fascia si fanno largo tra prostituzione, mafia, traffico di migranti e un progetto di accoglienza per orfani. Finiranno in una fiaba nera come la notte più buia, un inferno dal quale non vi è uscita e le nefandezze umane sono lame nel costato dei giusti. Nell’oscurità del crepuscolo le acque del lago si increspano. Una sirena, catturata nelle reti di un pescatore, è costretta a vivere lì, mentre un mostro a sei zampe la osserva, pronto a stringerla nella sua morsa. È proprio il mostro a stuzzicare la voglia di giustizia del maresciallo. Sullo sfondo della città di Barcellona Pozzo di Gotto, tra i sapori di una Sicilia che profuma di Zagare, granite, mentre il sole ottunde le menti e il sangue scorre, invadendo il letto del Longano, Gianluca dovrà sfidare la sua angoscia per il mare e salvare quel che resta del suo matrimonio con Giuseppina, desiderosa di un figlio e di vivere nella sua città natale: Lipari. È proprio nel mare della paura che si nasconde la soluzione alla prima indagine del maresciallo Mariangelo.

* * *

© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: