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L’INFINITO DI AMARE. DUE VITE, UNA NOTTE di Sergio Claudio Perroni

maggio 28, 2020

“L’infinito di amare. Due vite, una notte” di Sergio Claudio Perroni (La nave di Teseo)

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A un anno dalla scomparsa, avvenuta il 25 maggio 2019, arriva in libreria il libro postumo dello scrittore e traduttore Sergio Claudio Perroni. Si intitola “L’infinito di amare. Due vite, una notte” e lo pubblica La nave di Teseo.

Abbiamo incontrato la poetessa Cettina Caliò, moglie di Sergio, e le abbiamo chiesto di parlarci di questo libro (e di Sergio). Ringraziamo infinitamente Cettina per le parole che ci ha donato e che pubblichiamo qui di seguito.

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di Cettina Caliò

L’infinito di amare è un cantico all’incanto del sentimento. “Io dormivo e il mio cuore vegliava” è detto nel Cantico dei Cantici. È un periplo della memoria. Lo sguardo dell’io narrante è quello cauto e stupito della veglia quando è ancora a ridosso del sogno. È la narrazione di un tempo sospeso, il tempo dell’anima di due persone che sono state uno, e continuano ad appartenersi a dispetto di una vita altra.
Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)Quando Sergio consegnò questo testo al suo editore (Elisabetta Sgarbi), tre giorni prima del 25 maggio, le disse: “È una storia in cui succedono solo i pensieri di due amanti al risveglio”. A me disse, molti anni prima: “Solo per il piacere assoluto di scrivere senza pensare a niente”.
L’infinito di amare è un testo che Sergio ha iniziato a scrivere circa trent’anni fa e al quale è sempre ritornato come a un luogo sicuro dove custodire cose che gli dispiaceva perdere. Risponde a quel suo dire costante: “Scrivo solo del teatro della mente e della resistenza umana”, e dimostra la sua passione per il rigore e la bellezza della lingua e la sua brillante capacità di descrivere i movimenti dell’anima seguendone la traccia fino in fondo.
Quando, qualche anno fa, mi mostrò (ancora) una delle tante versioni di questo testo, gli dissi che lo trovavo ostico perché (per scetticismo) immaginavo il lettore medio alle prese con il flusso di coscienza. Ma Sergio ci teneva troppo a questo lavoro e a marzo del 2019 lo riprese e continuò a lavorarci. “Forse non lo pubblichiamo, ma per noi è già pubblicato”, mi disse il 25 maggio mattina, Poi mise su il caffè e Can’t take my eyes off you nella versione di Frankie Valli.
Devo ringraziare Elisabetta Sgarbi (anche a nome di Sergio), che è un grande editore e prima ancora una grande donna, per avere mantenuto le promesse. Come posso e dove posso, io cerco di tenere in vita il lavoro e la memoria di Sergio, perché lo merita. E pertanto ringrazio Elisabetta Sgarbi ed Eugenio Lio perché mi aiutano a mantenere le mie promesse.

Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)Quanto a me e Sergio, ci siamo conosciuti una sera di fine estate di circa undici anni fa. Una sera in cui nessuno di noi due doveva essere dove si trovava. Provai per lui un’antipatia colossale. In seguito mi contattò per lodare i miei versi e aggiunse: “Peccato che lei vesta come un parcheggiatore e fumi come un tassista”. Mi ha chiesto di sposarlo, dopo nove anni di convivenza, al binario uno della stazione di Taormina. Aveva in mano un pupazzetto di peluche (il mio primo regalo), mi disse: “Sposami perché tu sei me”.
Chi lo conosce, sa con quanta eleganza sapesse stare nel mondo; quanto fosse brillante, sensibile, divertente, quanto sapesse essere carta vetrata, anche (posso dire cagacazzi?). Lavorava con passione e rigore. Era molto severo e lo era prima di tutto con se stesso. Era affascinato dal tema del doppio, gli piaceva avere un alter ego, tanto che per i lavori di traduzione usava anche lo pseudonimo di Vincenzo Vega. Il nome è quello del personaggio (Vincent Vega) interpretato da John Travolta nel film Pulp fiction di Quentin Tarantino.

(Riproduzione riservata)

© Cettina Caliò Perroni

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Testi estratti da “L’infinito di amare. Due vite, una notte” di Sergio Claudio Perroni (La nave di Teseo)

(Dall’incipit)
Fa finta di non conoscerlo, fa finta di non riconoscerlo, non lo riconosce davvero perché è molto cambiato, non lo riconosce perché così uguale ad allora non può essere davvero lui.
Aveva desiderato non vederlo più, non vederlo mai più, vederlo almeno una volta per dirgli mai più.

(Dalla Sezione centrale)
Lui sente la forza della loro intesa esaurirsi, e se stesso come alle prese con quei romanzi cui azione e pagine finiscono prima di avere avuto il tempo di smaltire l’emozione maturata nel seguirli: romanzi che in genere abbandona un po’ prima della fine, per non trovarsene di colpo e irrimediabilmente senza.
Lei si rende conto di stare assistendo al farsi di un ricordo, uno di quei momenti cui si pensa soltanto dopo, rammaricandosi di non averne vissuto il decorso con la coscienza della loro importanza se non altro di momenti cruciali. E anche: si sente come alla stazione a salutare qualcuno che si ama, quando il treno tarda a partire e si rimane a guardarsi dal finestrino, pieni di cose da dire ma senza più frasi che siano del taglio adeguato al momento – e, benché a malincuore, non si vede l’ora che il treno si muova.

(Sorride adesso lei, con una tempestività che il sonno impedisce a lui di distinguere se sia conseguente
al proprio sorriso o se invece lo prevenga – e perciò si sente sorridere anche lui).

(Dall’Epilogo)
La scena si svolge altrove, si svolge là fuori, si svolge con una rapidità tale che potrebbe essere dappertutto, la scena si svolge interamente nella mano di lui che sospinge il gomito di lei mentre attraversano la strada, mentre escono dall’ascensore, mentre entrano nel bar, mentre si avvicinano al laghetto.

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L' infinito di amare. Due vite, una notte - Sergio Claudio Perroni - copertinaLa scheda di “L’infinito di amare. Due vite, una notte” di Sergio Claudio Perroni (La nave di Teseo)

Lei e lui si svegliano al mattino l’uno accanto all’altra. Ogni cosa nei loro gesti, nel destarsi dei corpi – che si rieducano alla veglia, dice di una forza magnetica e accidentale che li ha condotti sin lì. I due amanti si osservano, si esplorano, si ripensano e si riconoscono secondo una mappa interiore e fisica da sempre già scritta, e ancora, in fondo, sconosciuta.

Ma il tempo dell’amore è fragile, la perfezione dell’amore provvisoria, e così il risveglio è già presagio del ricordo, e già distanza dalla bellezza del presente. Lei e lui cercano di leggere, l’uno negli occhi dell’altra, il senso della loro relazione, gli indizi che facciano intuire future distanze o ulteriori prossimità. Ma forse – per due amanti – distanza e prossimità sono soltanto uno stato dell’anima, un passaggio del respiro.

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Sergio Claudio Perroni è stato traduttore, scrittore, e curatore di libri. Ha pubblicato Non muore nessuno (2007), Raccapriccio. Mostri e scelleratezze della stampa italiana (2007), Leonilde. Storia eccezionale di una donna normale (2010), Nel ventre (2013), Renuntio vobis (2015), Il principio della carezza (2016), Entro a volte nel tuo sonno (2018).

Cettina Caliò è nata a Catania nel 73. Si occupa di insegnamento on line della lingua inglese e traduce dal francese. Scrive poesia e prosa. Ha pubblicato Poesie (Ibiskos 1995), L’affanno dei verbi servili (Bastogi 2005), Tra il condizionale e l’indicativo (Ennepilibri 2007), Sulla cruda pelle (Forme libere 2012), La forma detenuta (Le farfalle 2018).

Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)

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