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UN CUORE PER LA SIGNORA CHIMENTO di Gianni Bonina (recensione)

giugno 6, 2020

“Un cuore per la signora Chimento” di Gianni Bonina (Marlin editore)

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di Alfio Siracusano

I libri seriali, con personaggi fissi e ambienti predefiniti, non importa quanto reali, obbligano sempre a un certo tipo di lettura, che non può non essere per categorie. E intendo dire che c’è sempre, in essi, una rappresentazione del mondo per come lo si ricostruisce dentro confini necessariamente “esemplari”. Dove il termine esemplari sta per paradigmatici, cioè sintesi assai più che geografica di un’idea della gente e della storia che vi si vive e giorno dopo giorno vi si costruisce.
In questo libro di Gianni Bonina, terzo della serie di Natale Banco, il giornalista che conduce le sue inchieste in lotta coi poteri forti, i confini “esemplari” si chiamano Catania per un verso e per l’altro le categorie dentro cui si inscrivono le vicende narrate dall’autore. Che sono poi quelle dei due primi romanzi: il bene e il male, l’etica del giornalismo e il tradimento di quest’etica, il cinismo dei potenti e la deriva dei deboli fatti diventare strumento di illeciti arricchimenti, le miserie morali di uomini e donne che prostituiscono la loro dignità e, di contro, il senso morale di chi non deflette mai da un rigore comportamentale che nulla scalfisce. E infine, sfondo nello sfondo, la presenza opprimente della mafia, parca occulta che gestisce i fili del destino di tutti. Insomma, com’è nelle sue corde ed è anche nella cifra della sua biografia, Bonina fornisce al lettore una visione del mondo semplificata, che può a volte sembrare manichea, ma corrisponde a ciò che la vita ci mette sotto gli occhi giorno dopo giorno. E che va dai piccoli eventi di paese ai grandi accadimenti della storia. Di ieri come di oggi. Sempre che quel che “è” si voglia vederlo, giudicarlo e poi decidere se subirlo o opporglisi.
Lo sfondo primo del quale si diceva è Catania, ed è chiaro che Banco ne vive gli angoli, e le vie e i pub e i parchi e le strade e i quartieri e i mercati, la montagna fotografata ogni mattina, con gli occhi dell’innamorato. Deluso, ovviamente, amareggiato. Vi scorre, e il libro la racconta, una vita caotica, vociante, annoiata, ma c’è dentro una vitalità fatta di tante cose, di lavoro onesto che magari non appare ma c’è, e insieme di corruzione nascosta, o a volte ostentata, e le persone che la percorrono hanno volti che possono non corrispondere a quello che sono nella realtà, con la conseguenza che nell’articolarsi dei fatti scopriamo d’un tratto che l’amico carissimo è in realtà il nemico ferocissimo, e che la moglie puttanissima ha anch’essa una motivazione che non ne salva l’anima ma ne mostra la contorta necessità costrittiva.
Stavolta l’inchiesta di Banco incappa in una storia di malaffare che interessa la sanità e ruota intorno a strane morti per stent difettosi colpevolmente acquistati da un commissario traffichino che fanno nascere sospetti perché quattro pazienti ne sono restati vittime, e poi si allarga ad altri strani traffici che riguardano la donazione degli organi, i trapianti e i loschi traffici che possono esserci dietro. E sfiora anche il dibattito politico-sanitario sull’argomento, in appoggio alla tesi che può essere pericoloso non far dipendere il prelievo dalla certificazione della morte cardiaca invece che dalla sola cessazione delle funzioni cerebrali. Ne viene fuori un quadro spaventoso di quello che può essere oggi quel mondo che la casualità di questi giorni, che incentra gli sguardi sul problema del coronavirus, ha fatto diventare immediatamente di strettissima attualità.
Naturalmente non racconteremo la trama, perché i libri, i gialli in specie, vanno letti fino all’ultima pagina fatale. Ma occorre anche dire che la visione deprimente che i fatti ci trasmettono va oltre i fatti stessi. Investe infatti anche quella che De Sanctis chiamava la “pianta uomo” dell’essere cittadino di questo mondo. Nel caso nostro di un paese deprivato del nerbo delle ideologie. Bonina affonda le mani nella melma della politica, nel modo servile di essere di certo giornalismo, nel disprezzo assoluto che certi ambienti vocati al rispetto di Ippocrate mostrano di avere nei confronti del loro codice etico, nella lordura di un modo di essere della famiglia, con l’uso disinvolto della corruzione sessuale, dell’etica minima delle convenzioni sociali. Il tutto nello stile asciutto di chi non va oltre i fatti verosimili perché oggettivamente veri, sperimentati nelle frequentazioni cui la professione di cronista ha portato l’autore.
Che certo si riconosce nel protagonista, ma ad esso aggrega altri comprimari di uguali dimensioni etiche e capaci di suscitare qualcosa che vorrei definire disperate speranze. Nell’inchiesta hanno una parte rilevante carabinieri che non si vendono, giornalisti e aspiranti tali che non si lasciano corrompere, e poi quella figura strana ma molto significativa, quasi un’entità misteriosa ma risolutrice, che è Rosa Bartolotta col suo retroterra fatto di mafia coraggiosamente ripudiata e di legami con un mondo a sé, quello degli extracomunitari, portatori di un’etica che agisce in contrasto col “mondo che mal vive”, come diceva il Poeta. E aiuta, a volte in maniera rocambolesca, quasi sempre in termini risolutivi. il solo averlo recuperato alla letteratura, questo mondo, sta certo a significare che in esso l’autore pone qualche speranza di recupero rigenerante. Anche se la buona coscienza di chi ha svelato le trame lascia trasparire che il potere occulto vero, che è la mafia onnipotente e raffinatissima, non cede niente del suo dominio, continuando a mantenere irredimibile la sventurata isola e l’ancor più sventurata Catania.
Il libro si legge d’un fiato. Bonina ha una notevole capacità affabulatoria, è quello che si dice un cronista di razza, riesce spesso a sorprendere il lettore, a volte lo spiazza, e riesce più che non sembri a fare dei suoi personaggi qualcosa di più delle figure fisse di un gioco investigativo. Dentro di loro pulsa pure un cuore con sentimenti che vengono da lontano.

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Un cuore per la signora Chimento - Gianni Bonina - copertinaLa scheda del libro: “Un cuore per la signora Chimento” di Gianni Bonina (Marlin editore)

L’incontro fortuito con un vecchio conoscente di gioventù schiude a Natale Banco uno scenario inquietante sul mondo sanitario. Il giornalista catanese si trova a indagare su un traffico di stent cardiaci scaduti e sulla morte di quattro cardiopatici a cui erano stati impiantati. Parallelamente il trapianto di cuore alla moglie di un potente parlamentare maschera un omicidio e allunga ombre su “La Tribuna”, dove Banco lavora e dove scopre che l’editore ha voluto la morte del barista del giornale perché il suo cuore fosse donato all’importante beneficiaria. Intanto l’amico di gioventù del giornalista viene trovato ucciso e le indagini portano a scoprire un fondo scellerato di nefandezze e di atrocità. Banco viene accusato di favoreggiamento, mentre la vicenda sulla quale indaga minaccia addirittura di travolgerlo, montando progressivamente in un vortice di sangue e di cinismo. In questo stato diffuso di illegalità, il giornalista deve fare i conti con una realtà nella quale la facilità del mercimonio degli organi umani agisce al contrario dell’inamovibilità che riguarda gli organi dirigenti della società, non certo espiantabili né trattabili, tuttavia intesi a perpetuare un dominio che non ammette deroghe e ripudia i precetti della coscienza. Con notevole perizia Bonina sviluppa il racconto avvalendosi di una scrittura tersa, senza concessioni, che appassiona il lettore facendolo penetrare nel ventre di una Catania di collusioni e malaffare.

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Gianni Bonina vive e lavora a Catania. Ha pubblicato i romanzi Busillis di natura eversiva (Lombardi, 1997; Barbera, 2008), I sette giorni di Allah (Sellerio, 2012), Cronaca di Catania (Mursia, 2013), La scoperta della mafia (Barbera, 2014), Morte a debito (Mesogea, 2016) e Ammatula (Castelvecchi, 2019); il reportage L’isola che trema (Avagliano, 2006; Premio Alvaro 2007), il libro-inchiesta Il fiele e le furie (Hacca, 2009); i saggi letterari I cancelli di avorio e di corno (Sellerio, 2007), Maschere siciliane (Aragno, 2007; Premio Adelfia 2007), Il carico da undici. Le carte di Andrea Camilleri (Barbera, 2007) e Tutto Camilleri (Barbera, 2009; Sellerio, 2012); il volume di racconti Fatti di mafia (Theoria, 2019). Scrive di cultura su “la Repubblica”, “Reset”, “Doppiozero” e “Letteratitudine”.

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