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NIDO DI VIPERE di Flaminia P. Mancinelli

giugno 17, 2020

“Nido di vipere. Giulia Magnani e l’omicidio dell’antiquario” di Flaminia P. Mancinelli

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Flaminia P. Mancinelli è nata a Roma e vive tra l’Italia e la Francia. Giornalista, ha collaborato con importanti testate quali Il Sole 24 ore e Data Manager, è da sempre una grande appassionata di nuove tecnologie. Ha pubblicato diversi romanzi tra cui, nel 2017 per l’editore Newton Compton il thriller Inquietante delitto in Vaticano, che ha riscosso notevole successo sia in versione cartacea che in ebook, cui è seguito Senza movente.

Il suo nuovo libero si intitola “Nido di vipere” (Independently published). Abbiamo invitato l’autrice a parlarcene…

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«Nido di vipere è nato dagli stimoli di mia moglie, Dominique Valton», ha detto Flaminia Mancinelli a Letteratitudine. «Lei mi spronava a scrivere un giallo come fosse Letteratura e non fiction.
Io ci ho provato ed è nato Nido di Vipere.
Nella mia vita mi sono cimentata in tante sfide letterarie scrivendo oltre 10 romanzi: dal mio primo romanzo “Gli insofferenti” a “Inquietante delitto in vaticano” un thriller da manuale per arrivare a Ndv, un genere che i francesi definiscono Polar (ovvero poliziesco+noir).
Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)Quando scrivo un poliziesco in primo luogo preparo la sinossi per evitare errori di date e di avvenimenti, perché se sbagli rischi di rivelare troppo al lettore.
In pratica mi racconto tutta la storia, poi la stampo e verifico che tutto funzioni. Segue la suddivisione in capitoli, e solo allora inizio veramente a “scrivere”.
La parte più creativa è inventare la storia, tratteggiare i personaggi, e infine studiare l’ambientazione dove si svolgono i fatti raccontati.
Molto spesso i personaggi delle mie storie sono rubati alla realtà, è come per la costruzione di un puzzle nel quale però si alternano verosimiglianza e immaginario.  Accade a volte che questi personaggi escano dalla rigida scaletta che io ho pensato per loro e agiscano in modo diverso o addirittura opposto, scombinando i piani dell’autrice. Capisco quanto ciò possa sembrare strano, ma a me è capitato più di una volta.
Un altro tratto per me importante, nella costruzione di un Noir, è quello di mantenere una discreta plausibilità delle vicende narrate; non riesco a descrivere il volo acrobatico di un mio protagonista che dopo essere scivolato da un balcone atterra venti metri più in basso con solo qualche livido. Per me è importante il realismo anche se si tratta di una lettura da intrattenimento.
Con Nido di vipere ho introdotto un’attenzione particolare per la psicologia dei personaggi, sia quelli occasionali sia quelli che dovrebbero far parte di un progetto seriale. Da questo dipende, ad esempio la scelta di disegnare in un certo modo la commissaria Giulia Magnani. Senza tanti giri di parole né percorsi tortuosi, è lei stessa presentarsi al lettore per ciò che è.  Non è certo la prima volta che in un romanzo italiano compare una persona omosessuale, ma la mia commissaria è la protagonista di un progetto seriale, nel quale è mia intenzione esporre come sia ancora difficile per una persona del genere collocarsi in modo “normale” all’interno della società in cui viviamo.
La vicenda che la coinvolge, un delitto avvenuto nella notte di Natale nella celebre via degli antiquari di Roma, via dei Coronari, è anche un’occasione per indagare nelle profondità dell’animo umano, nei suoi recessi più reconditi, e di come la famiglia sia troppo spesso, come leggiamo nella cronaca quotidiana, un luogo che anziché proteggere i suoi appartenenti ne acuisca crudeltà e nevrosi.
E anche nel finale, che per ovvi motivi non rivelerò, vuole essere il tentativo di porre il lettore di fronte a una scelta, tra la legge dei tribunali e quella della propria coscienza».

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BRANO DA “Nido di vipere”

«Ho iniziato dalla violenza su Adelaide Diottini», mi racconta Beppe, sedendosi e sfogliando il suo notes, giunto alle pagine finali. «Così lo metto da subito in una posizione di svantaggio, ho pensato… E, invece, chi è intervenuta? La moglie Letizia! Mi si è scagliata contro urlando che quella era una storia finita, per la quale suo marito aveva già pagato. E fosse bastato questo, no. Mi ha gridato che non è che se uno sbaglia una volta, per questo lo si può tormentare a vita! Insomma una furia scatenata.»
«Ma le cosette interessanti di cui mi hai parlato?», chiedo impaziente.
«C’arrivo, c’arrivo… Ogni cosa a suo tempo», mi risponde con fare misterioso. «Allora, tanto per levarmi di torno la moglie, gli ho chiesto quali erano i suoi rapporti con il Morollo, per poi verificare la storia del matrimonio a Bologna. Ma la signora Letizia Gori in Lotti anche su questo aveva da dire la sua e ha cominciato a sbrodolarmi le qualità di Vanni, di come quella brutta esperienza a Rebibbia avesse però regalato al suo Michelangelo un amico sincero e affettuoso, una perla d’uomo: si è espressa proprio così! E poi è andata avanti lei a ricordare del viaggio sfumato: “Tutto per colpa di quel  farabutto  dell’Annibale!       Sempre  a  rosicarti  l’anima  per ricavarci un guadagno, qualcosa che tornasse utile a lui… Ma l’ha pagata, eh se l’ha pagata! E io non sono di quelli che poi se uno muore cambiano parere. Se uno s’è comportato da carogna quand’era vivo, da morto è pure peggio”. E, così per almeno cinque minuti, è stata lì a tirare fuori tutto il veleno che doveva avere in serbo da una vita.»
«E Michelangelo Lotti?», chiedo, pur immaginando la risposta.
«Lui zitto come un pesce in barile. Ho avuto l’impressione che se la ridesse tra sé a vedermi alle prese con la sua consorte. Ma se prima potevo pensare che lui fosse l’assassino dell’antiquario e di Kaya, adesso non ho più dubbi: a meno che a dirigere tutto sia stata sua moglie Letizia, lui è di sicuro innocente. Ma a dirigere nel senso di eseguire con lei il duplice omicidio: lui non muove un passo senza che donna Letizia non lo abbia approvato… E veniamo alle “cosette interessanti”: in mezzo al suo sproloquio, la signora non ha mancato di offrirmi uno spaccato della famiglia del cognato che ha definito un nido di vipere. Non male, Giulia, che ne dici?»
Annuisco. «Sì, una bella metafora, ma dimmi i particolari.»
E a questo punto, consultando il suo notes, il mio vice mi riporta “parola per parola” quanto dichiarato da Letizia Gori in Lotti: «A sentire lei, tutti, ma proprio tutti avevano un motivo per volere morto l’antiquario, tant’è che ha esordito dicendo che siamo proprio delle teste d’uovo, se ancora andavamo a rompere le scatole al suo povero marito invece di interrogare i veri sospetti. E poi giù, un’accusa dietro l’altra, dalla cognata Michèle – che se sente sacrificata a fare la vita da signora che le ha permesso quel cornuto del marito -, alle tre figlie – che io le chiamo “le tre grazie”, proprio perché tutto sono meno che “grazie… Anzi so’ Grazia, Graziella e Grazie al ca’… non mi faccia dire parole grosse, ispetto’ – per non parlare dell’ultimo, l’erede maschio che ha definito “uno smidollato”, senza arte né parte, un pappamolla che non c’ha voglia altro che di bighellonare con i soldi che gli passano mamma e papà! Anche Daniel, che bella delusione è stato per l’Annibale: lui s’aspettava l’erede, quello cui lasciare il suo impero, i suoi affari, e s’è ritrovato per figlio un incapace. Ma fosse stato solo quello… no, il bel ragazzo è pure un viziosetto, uno che gli piace da rimesta’ nelle cose proibite, quelle che fanno sensazione.  Insomma, la cara cognata non ha risparmiato nessuno. Secondo lei, tutta la famiglia aveva uno o più motivi per fare fuori l’antiquario, e il movente principe è il denaro», conclude Beppe richiudendo il suo notes.
Il denaro e una famiglia, che è un nido di vipere: senza rendersene conto la signora Gori–Lotti ci ha dato un aiuto importante, confermando la mia intuizione: il colpevole va cercato tra i familiari della vittima. Ma anche lei e il marito lo sono.

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La scheda del libro
Nella notte di Natale, scoppia un incendio in un negozio di antiquariato della Capitale, in via dei Coronari. A un primo sopralluogo vengono trovati i cadaveri di due uomini, che risulteranno essere il proprietario, Annibale Lotti, e Kamil Kaya, un turco suo socio in affari. Da subito molte domande si affollano nella mente del commissario Giulia Magnani, incaricata dell’indagine: perché questi due uomini sono stati uccisi? Si è trattato di una vendetta personale o di un regolamento di conti della malavita romana? Chi trarrà vantaggio da questi omicidi? Altri delitti inspiegabili hanno luogo, rendendo ancora più complesso il compito del commissario che, dopo i primi accertamenti della scientifica e del medico legale, inizia a cercare il colpevole tra le persone vicine all’antiquario, amici e familiari. Questi ultimi vengono descritti da una teste “un nido di vipere”, e ben presto Giulia Magnani non potrà che condividere questa opinione: tra i figli del defunto, infatti, sembra che sia l’odio il sentimento più diffuso. Un sentimento che non risparmia neppure la vedova, Michèle Fabre; anche se la donna, dopo essersi separata dal marito Annibale, si è trasferita in Svizzera, dove risiede da diversi mesi. Le difficoltà del lavoro si sommano a un periodo difficile per la commissaria che, reduce da un divorzio e da un recente trasferimento dalla questura di via Fatebenefratelli di Milano, si era quasi assopita nel tranquillo tran tran del commissariato di piazza Pasquino; qui il massimo del suo impegno era stato indagare su piccoli crimini. Il duplice omicidio di via dei Coronari, invece, la costringe a mettere in gioco tutta se stessa e le sue capacità, fino alla svolta finale, di fronte alla quale Giulia Magnani dovrà fare anche i conti con la propria coscienza di donna e di poliziotto.

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Flaminia P. Mancinelli è nata a Roma e vive tra l’Italia e la Francia. Giornalista, ha collaborato con importanti testate quali Il Sole 24 ore e Data Manager, è da sempre una grande appassionata di nuove tecnologie.
Con uno pseudonimo ha scritto La profezia della Stella. Ha al suo attivo molte pubblicazioni: nel 1997 con l’Editore Gremese, il romanzo Gli insofferenti; ha ridotto, annotato e curato la riedizione della Storia dei viaggiatori italiani di Gaetano Branca per la collana Biblioteca delle librerie Arion da lei ideata; ha pubblicato racconti su Linea d’ombra ed altre riviste del settore, e sul mensile Fotografare;  nel 2012 ha riedito, in versione e-book, il romanzo Gli Insofferenti, sia in Italiano che in Inglese e ha pubblicato il racconto Di testa nella collettanea Incontrarsi, Ediesse Edizioni; per il  Nido della Fenice nel 2013 ha pubblicato il romanzo Anatomia di un @more; nel 2014 ha pubblicato il romanzo Le nuvole non si fermano mai; nel 2015 ha pubblicato il romanzo Omicidi in Vaticano. I delitti delle catacombe, che è stato per mesi tra i Best seller di Amazon; nel 2015 ha pubblicato il romanzo L’amore in sospeso e nel 2016 il romanzo Amandoti. L’amore in bilico.
Nel 2017 ha pubblicato per l’editore Newton Compton il Thriller Inquietante delitto in Vaticano, che ha riscosso notevole successo sia in versione cartacea che in ebook, cui è seguito Senza movente.
Nel 2020 come Independently published, ha pubblicato il romanzo breve Primo amore – La felicità a tempo e il Polar Nido di vipere.

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