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IL DONO DELLA TIGRE di Bianca Garavelli: incontro con l’autrice

giugno 30, 2020

IL DONO DELLA TIGRE di Bianca Garavelli (Giuliano Ladolfi Editore): incontro con l’autrice e uno stralcio del libro

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Bianca Garavelli è narratrice, critico letterario ed elzevirista di “Avvenire”.

È autrice di alcuni commenti alla Divina Commedia (Rizzoli Educational 2003 e Rizzoli BUR 2015); legge e divulga l’opera dantesca; ha curato il saggio di Étienne Gilson Dante e Beatrice (Medusa 2004). Suoi articoli e interviste a protagonisti della letteratura internazionale si trovano nel volume Nelle pagine dell’anima, Moretti & Vitali 2010).
Ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Il mistero di Gatta Bianca (Laterza 1999), Beatrice (Moretti e Vitali 2002), Il passo della dea (Passigli 2005, Emma Books 2014), i racconti L’oscurità degli angeli (Ladolfi 2013, Premio Città di Fabriano 2013), Le terzine perdute di Dante (Rizzoli BUR 2015, Premio Prata 2016).

Il suo nuovo romanzo si intitola Il dono della tigre (Ladolfi 2020): abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Il dono della tigre nasce intorno a un sogno», ha detto Bianca Garavelli a Letteratitudine. «Dalla potenza incredibile di un sogno, che è in grado si cambiare la vita di Alberto: un uomo arrivato alla maturità fra successi e certezze, ma che è colpito da una perdita che lo mina nel profondo.
La fonte della sua sofferenza è l’incapacità di comunicare il suo amore alla figlia Simona, che in famiglia, non sa nemmeno perché, hanno sempre chiamato Simonetta, tanto che prova un forte disagio al pensiero che non sia il suo vero nome. Quando sua moglie Francesca, fidanzata con lui dai tempi dell’università, lo lascia, in Alberto scatta un senso di smarrimento che non si aspettava. E da allora comincia il suo sogno ricorrente, che lo visita sempre più spesso, provocandogli un assurdo terrore.
In sé, questo sogno non ha nulla di terribile: una donna sconosciuta, dallo sguardo di un’intensità che lo soggioga, gli si avvicina. Non una minaccia, dunque, come nemmeno l’azione che compie quando gli è vicina: gli sorride. Eppure, Alberto a quel punto è soffocato dall’angoscia e si sveglia di soprassalto, sudato e ansimante. Come se nel sorriso di quella misteriosa donna si nascondesse qualcosa di essenziale per lui, qualcosa che non riesce né a capire né a ricordare.
Proprio quando è al culmine dell’ansia, gli viene in soccorso Chiara, la giovane assistente alla regia della trasmissione radiofonica che lo ha reso famoso. Chiara gli suggerisce di rivolgersi a una psicologa il cui metodo di lavoro è basato sui sogni, Anna Panebianco.
E a questo punto sulla vicenda famigliare si innesta l’avventura: dentro la mente, e al tempo stesso esotica. Perché Alberto si trova alle prese con un’antica tecnica di sogno lucido, elaborata da un popolo malese che aveva impostato tutta la propria vita sui sogni, interpretandoli come messaggi divini. Porterà così dentro la propria esperienza quella degli antichi Senoi, arrivando quasi a fondersi con un giovane guerriero che nel sogno lotta contro la sua paura, e la sconfigge. Ricevendo in cambio un dono inatteso, che lo accompagnerà per il resto della vita».

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Uno stralcio del libro dal capitolo 6: “Il dono della tigre” di Bianca Garavelli (Ladolfi)

Se fosse un giornalista di cronaca nera, magari adesso sarebbe avvantaggiato nella ricerca degli indizi, pensa mentre inizia a prepararsi per la nuova giornata. Doccia, deodorante coordinato con l’acqua di colonia. Una fragranza che ha scelto Francesca, naturalmente. Non gli è mai dispiaciuta, ma gli vengono in mente le immagini di altri flaconi, che qualche volta ha notato in profumeria, quando ha accompagnato sua moglie a fare rifornimento di prodotti di bellezza, di sabato pomeriggio. Occasioni rare. Intimità distratta, sguardi vaganti su oggetti colorati, il naso riempito da profumi sensuali che non conosceva. Immagini ammiccanti alle pareti: volti di uomini e donne giovani, occhi azzurri e castani che ti fissano, corpi scolpiti, a volte famosi.
«Questo profumo sei tu. È fresco e affascinante, come te. Sempre attuale, non invecchia mai» gli diceva lei. E gli spruzzava sul polso una nuvola ambrata che usciva da un flacone trasparente, cristallo sormontato da una cupoletta dorata. Due parole in francese, un nome e un aggettivo, sulla confezione: Eau Sauvage. La commessa sorridente commentava la bontà della scelta, aggiungeva che era un classico, adatto per tutte le occasioni.
Adesso è arrivato il tempo di provare nuovi profumi, di cercare quello che sente veramente suo. Si dà un’ultima occhiata di controllo nello specchio dell’ascensore: i capelli meriterebbero più attenzione, deve trovare il tempo di fare un giro dal barbiere. Tasta la tasca interna della giacca: ha dimenticato il taccuino su cui ha trascritto il sogno. Sembra incredibile, dal suo quadernetto per gli appunti non si separa mai, da quando ha iniziato a lavorare. Inverte la direzione dell’ascensore, che ormai è arrivato quasi al piano terra, torna di corsa nell’appartamento. Deve portare il taccuino con sé, oggi a maggior ragione: dopo pranzo tornerà dalla dottoressa Panebianco.
Altra sorpresa: dentro l’appartamento trova la signora filippina che due volte la settimana veniva a fare le pulizie quando c’era anche Francesca. Strano, non l’ha vista passare, avrebbero dovuto incrociarsi. Oppure è così distratto, assorto nei suoi pensieri, che persino spicchi di realtà ormai sfuggono alla sua vista. E c’è un altro particolare fuori posto: dopo la separazione non le aveva più confermato il contratto, si era fatto riconsegnare le chiavi.
«Mi scusi dottore, mi ha mandato la signora a prendere delle cose… dimenticate», balbetta lei, con difficoltà. Non ha ancora imparato la lingua alla perfezione, ma comunica bene di solito. Eppure adesso è impacciata, arrossisce, fatica ad articolare le parole. «Mi ha dato lei le chiavi. Mi scusi, mi scusi».
Potrebbe essere entrata dalla porta di servizio che dà sulla cucina, e questo spiegherebbe perché non si sono incrociati prima. Dovrà cambiare le serrature dei due ingressi, dopo questa intrusione. Francesca non abbandona la presa, nonostante le sue dichiarazioni di voler dimenticare questa casa, di pensare solo a una svolta, a un cambiamento totale della sua vita, senza di lui.
«Non si preoccupi, faccia pure. Che cosa si era dimenticata?»
La signora delle pulizie balbetta di nuovo qualcosa. Ha già preso un oggetto, che tra le sue mani minute sembra più grande. È un libro, con la copertina bianca e grigia, consumata, su cui spicca un’immagine, indistinguibile.
Le mani di Alberto si muovono senza la sua volontà: tremano un po’, mentre toccano il libro, lo sfilano dalla presa incerta della donna. Il tremito si propaga a tutto il corpo, quando finalmente può vedere bene la copertina, leggere il titolo. Non indossa gli occhiali ma non ne ha bisogno: ha riconosciuto l’immagine, le cupole e le torri del Taj Mahal nella foschia di un cielo surriscaldato, ormai sa di che cosa si tratta. Non ricordava nemmeno di averlo in casa. Sa che è uno dei preferiti di Francesca, e poi lo è diventato anche di Simonetta: Verso la cuna del mondo, il reportage del viaggio in India di Guido Gozzano, il poeta che anche lui ha sempre amato, letto e riletto con piacere.
Un capogiro violento lo travolge. Barcolla, deve sostenersi con la mano a una sedia, lasciar andare il volumetto, per evitare di cadere. Lo sguardo della donna di fronte a lui è incredulo, sconvolto. È l’ultima cosa che vede, prima di entrare nel buio.

(Riproduzione riservata)

© Giuliano Ladolfi Editore

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La scheda del libro: “Il dono della tigre” di Bianca Garavelli (Ladolfi)

Alberto Alemanni, giornalista radiofonico di successo alle soglie della terza età, è tormentato da un sogno ricorrente, in cui una donna sconosciuta si avvicina e gli sorride. Questo semplice gesto, senza un ragionevole motivo, ha il potere di sconvolgerlo. Alberto, da poco separato dalla moglie Francesca e in crisi comunicativa con la figlia adolescente Simonetta, si rivolge a una psicologa esperta nell’esplorazione dei sogni, che la sua giovane collaboratrice Chiara gli raccomanda: Anna Panebianco. L’incontro con la dottoressa apre ad Alberto strade mai percorse, che a poco a poco cambiano il suo modo di vivere sentimenti ed emozioni. Durante una trasmissione radiofonica in cui condivide col pubblico i suoi stessi sogni, conosce il professor Ray Light-Taylor, antropologo esperto dei Senoi, antico popolo malese che aveva fondato l’intera società sul suo legame col sogno, raggiungendo un’armonia duratura nella vita comunitaria e sviluppando un coraggio insuperabile in battaglia. La loro tecnica di sogno lucido era in grado di creare un dialogo con l’inconscio e rafforzare le energie interiori: utilizzando questa tecnica rivisitata, Alberto affronta la sua paura. E finalmente, dopo visioni e scoperte in cui rischia di smarrirsi, capisce da quale impensabile sorgente provenga il suo incubo. Ritrova la sua capacità di amare, abbattendo strati difensivi che nascondono, anche a se stesso, la sua vera anima. “Il dono della tigre” è un thriller psicologico che si addentra nei labirinti della mente; è un’indagine sui sentimenti maschili e sugli affetti familiari, che rischiano di perdersi per incomprensioni e difficoltà comunicative. Ed è anche un romanzo sul potere dei sogni, sull’inatteso rapporto che hanno con la nostra vita.

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