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LE ORIGINI DEL POTERE di Alessandra Selmi: incontro con l’autrice

giugno 30, 2020

“Le origini del potere. La saga di Giulio II, il papa guerriero” di Alessandra Selmi (Nord): incontro con l’autrice e stralcio del romanzo

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Alessandra Selmi (Monza, 1977) è titolare dell’agenzia letteraria Lorem Ipsum, dove si occupa di scouting e editing. Tiene una rubrica di critica letteraria sul Cittadino di Monza e Brianza e insegna Scrittura editoriale nei master dell’Università Cattolica di Milano. Le origini del potere è il suo primo romanzo storico.

Abbiamo incontrato Alessandra Selmi e le abbiamo chiesto di parlarci di questo suo romanzo d’esordio…

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«Incontrai per la prima volta Giuliano della Rovere circa due anni fa», ha detto Alessandra Selmi a Letteratitudine. «Aveva il volto di quello che sarebbe divenuto il mio editor, di cui avrei in seguito apprezzato la schiettezza garbata, il tatto, l’understatement e la professionalità.
Tutto durò appena pochi istanti, tra un appuntamento e un caffè, nello spazio senza tempo del rights center a Tempo di Libri. Il suo nome venne fuori quasi per caso, un piccolo seme caduto forse non per caso su un terreno arato negli anni con pazienza, fatica, dolore e devozione.
Io e Giulio II ci eravamo sicuramente già incrociati da qualche parte, sui libri d’arte e nell’ora di storia, o quando facevo la turista in giro per la capitale. Ma quella volta i nostri sguardi si incrociarono un istante più a lungo e, in qualche modo, la mia vita cambiò.
Tornai a casa e mi misi sulle tracce del papa guerriero. Non servì molto tempo per scoprire che dietro al linguaggio asettico dei saggi si nascondeva un magnifico personaggio romanzesco, che aspettava solo di essere raccontato.
Tutti, più o meno, conoscevano il mecenate di Michelangelo, Bramante e Raffaello, da quando il 1° novembre 1503 salì sul Soglio di Pietro. A me però non sono mai piaciuti i vincitori, sono sempre stata più attratta dai perdenti, dagli ambiziosi frustrati, da quelli su cui la vita si accanisce con particolare cattiveria. Mi interessava sondare il suo animo inquieto, volevo sapere cosa aveva provato, come si era sentito, piccolo frate in quella immensa Roma che da medievale sarebbe presto divenuta – anche per merito suo – rinascimentale.
Quando Giuliano nel torrido agosto del 1471 arrivò in San Pietro per l’elezione di suo zio, Francesco della Rovere, divenuto papa Sisto IV, non immaginava che di lì a pochi mesi sarebbe stato fatto cardinale e che nelle sue mani si sarebbe concentrato un potere immenso. Fu l’inizio di una nuova vita che cambiò per sempre il suo destino e quello dell’intera famiglia, umili pescatori savonesi, che si videro d’improvviso sbalzati ai vertici del potere.
Nei lunghi mesi di studio, il giovane cardinale mi raccontò di sé, degli uomini e delle donne attorno a lui: gli ingombranti cugini Riario, nella cui ombra avrebbe per sempre vissuto, se Pietro non fosse morto in circostanze misteriose (qualcuno disse avvelenato); Lucrezia Normanni, la donna di cui si sa ancor oggi molto poco e che gli diede l’unica figlia che il cardinale riconobbe, dandole perfino il proprio cognome; Rodrigo Borgia, il nemico, l’usurpatore, il «marrano circonciso» che gli soffiò il papato per un pugno di voti; Bernardino de’ Cupis, il fido aiutante. Tutti personaggi reali, di cui molto è stato scritto, di cui però io volevo conoscere il lato umano, privato, intimo, segreto.
Ne è nato così un romanzo che si ferma proprio alla notte prima dell’elezione a papa di Giulio II, figura controversa, «terribile» a detta di alcuni, ma senza dubbio grandiosa, come le opere d’arte che ha commissionato».

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Un stralcio del romanzo “Le origini del potere. La saga di Giulio II, il papa guerriero” di Alessandra Selmi (Nord)

Quando rientrarono a San Pietro in Vincoli, la vita nel palazzo scorreva ordinata e frenetica come sempre. Giuliano ne rimase ferito, quasi si aspettasse che ogni cosa, dopo la morte di Pietro, non dovesse piu` essere la stessa: la cenere fredda sarebbe rimasta per sempre nei focolari spenti e il gelo avrebbe disegnato fiori di ghiaccio sui vetri sottili, che il tempo e l’incuria avrebbero crepato; il vento allora sarebbe entrato fischiando e avrebbe spazzato via strati di polvere depositati sui libri e sui busti della biblioteca, mentre le tarme perseveranti avrebbero mangiato i tessuti di tappeti e tende e i tarli il legno dal mobilio fino al tetto, finche ́ non ci fosse stato piu` niente da rosicchiare e il palazzo fosse imploso su se stesso, divenendo l’inutile monumento funebre di cardinali e servitori.
E invece le serve indaffarate correvano dappertutto, chi recando una cesta di legna chi un secchio d’acqua, e dalle cucine salivano il suono di cocci infranti e il profumo di selvaggina cotta nel vino. Della Rovere guardo` fuori da una finestra e un raggio di sole, che aveva bucato le nuvole e faceva brillare di vividi colori una macchia di pini marittimi, lo ferì come una lama che gli trapassasse il cuore.
Dentro e fuori San Pietro in Vincoli, la vita continuava pure senza Pietro Riario, e sarebbe continuata anche dopo di lui.
Questa amara quanto ovvia considerazione lo rese d’un tratto folle di rabbia. Sotto gli occhi sbarrati dal terrore di Bernardino, Giuliano si avvento` bestemmiando su tutto quello che gli si parò davanti, rovescio` sedie e tavoli, strappo carte, scaglio` libri, infranse vasi, strappo` tende. Tutto duro` una manciata di minuti, ma la sua furia fu tale che sarebbero serviti giorni per ripristinare ogni cosa.
Gli capitava, talvolta, sin da bambino, che perfino un fatto irrilevante accendesse in lui una specie di fuoco. Come un incendio di sterpaglie secche alimentato dal vento di libeccio, in breve avvampava divorandolo dentro, ottundendogli la ragione, spingendo- lo a gesti inconsulti. Allora urlava, si scagliava contro chiunque tentasse di contraddirlo, e se nessuno osava farlo arrivava al punto di ferirsi, dando vigorosi pu- gni a un tavolo o calci a una parete, finche ́ non san- guinava e non riusciva piu` a tollerare il dolore.
Erano sfuriate che duravano appena pochi minuti e che tuttavia lo lasciavano privo di forze per molte ore. Piu` tardi, quando si era calmato – spesso andava a cercare la quiete interiore davanti al mare, ascoltando il suono ipnotico della risacca – non era piu` in grado di ricordare il motivo di quello scatto d’ira e si assopiva, come se perdesse i sensi, sentendosi uno stupido.
Ad Albissola, nel piccolo paese dove era nato e cresciuto, tutti conoscevano l’indole irosa del figlio di Raffaello e Teodora e lasciavano correre; sapevano che, dietro quell’animo facile alla collera, si nasconde- vano un ragazzo buono, perfino gentile, e una mente acuta. Anche i frati del convento di Perugia avevano imparato ad apprezzare quel confratello che amava stare solo, ma non esitava a condividere il pasto con i bisognosi, che parlava poco, ma leggeva molto e sapeva ascoltare, che cedeva all’ira con troppa facilita`, ma avrebbe dato la vita per difendere i piu` deboli.
Il personale del palazzo di San Pietro in Vincoli lo conosceva bene e non si stupiva per queste sfuriate, ma un simile scatto d’ira incontrollata era eccessivo perfino per il collerico cardinale.
Quando le forze si furono esaurite, Giuliano si accascio` a terra piangendo. Allora Bernardino mando` via tutti, poi prese Giuliano sotto braccio e lo accompagno` nella propria stanza.
Oltre la porta, stava in piedi Lucrezia. Indossava una gamurra in lana turchese sotto la quale si intravedeva una finissima camicia in tela di Cambrai. Erano abiti che le aveva donato lui l’anno precedente e che la facevano sembrare una Madonna che spiccava sul- lo sfondo cupo di un dipinto. I capelli, morbidamente raccolti sulla nuca sotto una retina d’oro, ricadevano su un mantello foderato in pelliccia.
« Ho pensato che fosse meglio non lasciarvi solo », disse Bernardino, che aveva mandato a chiamare la Normanni, e si ritiro` in silenzio.
« Vattene », le disse allora Giuliano. « Non ho vo- glia di compagnia. »
Se si aspettava che lei opponesse qualche resistenza, si sbagliava. Senza ribattere, Lucrezia sollevo` il cappuccio del mantello e fece per avviarsi.
« Aspetta! » le intimo` Giuliano. « Ti servira` un cocchio », le disse, cercando una scusa per rimandare la partenza. All’improvviso si rese conto che aveva pau- ra di rimanere solo con se stesso.
« Sono certa che Bernardino sapra` provvedere. A meno che tu non voglia che resti. In tal caso », continuo` lei slacciando con deliberata lentezza il nastro che chiudeva sotto il collo la pellanda, « potrei restare. »
Giuliano le si fece sotto dominandola con tutta la propria figura. Era in collera col mondo e una parte di lui avrebbe voluto punirla per quella sfacciataggine. D’altro canto, pero` , non aveva mai saputo resiste- re al richiamo di quegli occhi verdi che lo guardava- no fieri, senza timore.
« Dunque, devo rimanere? » lo provoco` lei, facendo cadere il mantello ai piedi.
Per tutta risposta Giuliano le sigillo` la bocca con un bacio, mentre le mani correvano lungo la rotondita` del seno a slacciare il corpetto.
Non arrivarono nemmeno al letto. Fecero l’amore sul tappeto davanti al camino acceso, Giuliano divo- rato da una smania che lo rendeva a tratti brutale, e Lucrezia che si lascio` prendere con sensuale arrendevolezza. In ricordo di quell’incontro, sulla sua pelle bianchissima rimasero per alcuni giorni l’impronta arrossata dei morsi e piccoli lividi.
Piu` tardi, saziati, rimasero sdraiati sul tappeto a osservare il soffitto a cassettoni dove la mano di un pittore talentuoso aveva dipinto la sagoma dorata di numerosi astri che allungavano i loro raggi come tentacoli.
D’improvviso, seguendo il filo intimo delle proprie riflessioni, Giuliano scoppio` in una risata. Non pensa- va che avrebbe mai piu` riso, e invece… « Se penso che mi consigliava sempre di frequentare altre donne! »
«Chi?»
« Pietro. Sosteneva che per un uomo nella mia posizione non e` bene legarsi a una sola persona, perche ́ questo mi avrebbe reso ricattabile, vulnerabile. Sosteneva che avrei dovuto circondarmi di concubine e non farne segreto, cos`ı che il sacro collegio ti avrebbe considerata solo una delle tante e non il mio punto debole. »
« Diceva cos`ı? »
« Ho sempre ritenuto che fosse solo una scusa per giustificare le sue fin troppo numerose relazioni. » Ri- se ancora.
« Era un uomo saggio », commento` Lucrezia, seria.
« S`ı, a suo modo lo era. » Poi dopo una pausa, aggiunse con la voce rotta: « Un giorno sarebbe diventa- to papa. Dio lo ha chiamato a Se ́ troppo presto ».
« Ma ora tocca a te prendere il suo posto. »
«Ah, non credo», rispose Giuliano, alzandosi e ravvivando il fuoco che languiva. « Ho troppi nemici in seno al collegio. »
« Be’, se Riario ti ha insegnato qualcosa e` che gli amici si possono comprare, come tutto il resto. »
« E poi non credo di essere portato. Mi vedo piu` … in sella a un cavallo che sul trono di Pietro. »
« Non dire sciocchezze. » Lo abbraccio` teneramente. « Tu saresti un grande pontefice. Autoritario, di- spotico e lunatico », lo canzono` . « Ma con un gran gusto per l’arte! »
Giuliano si alzo` e la porto` a letto. Quel discorso lo solleticava e lo infastidiva al contempo. Sull’alto campanile della « loro » chiesa, prima che da cardinale la restaurasse dandole nuova vita, sognava spesso a oc- chi aperti di diventare papa. Ma si trattava di mere fantasticherie, tanto belle perche ́ irrealizzabili. Erano solo un modo per sfuggire alla noia. C’era il cugino davanti a lui: era il preferito dallo zio e anche il piu` abile. Meritava quel trono.
Ora che Pietro non c’era piu` , era lui il primo. Certo, c’erano altri parenti: suo cugino Raffaele Riario, per esempio. Zio Francesco non avrebbe tardato a dare anche a lui la porpora, per riportare in equilibrio il numero dei cardinali di famiglia in seno al collegio. Ma per anzianita` ed esperienza Giuliano non aveva rivali… a eccezione di Girolamo.
« Credo che mio cugino voglia eliminarmi », le disse piu` tardi, mentre erano a letto ad aspettare che il sonno arrivasse.
Lucrezia, che si stava assopendo, sbarro` gli occhi per lo stupore. « Ma eravate buoni amici! » esclamo` .
« Il potere non conosce amici », commento` lui amaramente. « Credo che voglia sfruttare la morte di Pietro per danneggiarmi. E` convinto, o finge di esserlo, che lo abbia ucciso io e sta cercando di convincere anche gli altri. »
« Ma questo e` inaudito! Tu non faresti mai una co- sa simile! »
Davvero? si chiese Giuliano. Era sempre stato invidioso di Pietro, delle attenzioni che Sisto IV gli riservava, perfino del suo stile istrionico e bizzarro, talvolta osceno, e una parte di se ́ – la parte piu` nascosta, quella piu` oscura – provava una specie di sadica soddisfazione constatando che quell’enorme ostacolo al suo successo ora non esisteva piu` .
Sono una persona orribile, si disse, stringendo Lucrezia a se ́.

(Riproduzione riservata)

© Nord edizioni

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La scheda del libro: “Le origini del potere. La saga di Giulio II, il papa guerriero” di Alessandra Selmi (Nord)

Il romanzo dell’uomo che diventerà Giulio II, il papa guerriero…

Agosto 1471. Esausto dal lungo viaggio, un giovane frate attraversa le antiche mura che difendono la città, passa accanto alle vestigia diroccate di un passato ormai dimenticato, s’inoltra in un intrico di vicoli bui e puzzolenti. E infine sbuca in una piazza enorme, davanti alla basilica più importante della cristianità, dove si unisce al resto della popolazione. Ma lui non è una persona qualunque. Non più. È il nipote del nuovo papa, Sisto IV. È Giuliano della Rovere. E quello è il primo giorno della sua nuova vita, un giorno che segnerà il suo destino: dopo aver assistito alla solenne incoronazione dello zio, Giuliano viene coinvolto dai suoi cugini, Girolamo e Pietro Riario, in una folle girandola di festeggiamenti nelle bettole della città, per poi rischiare la morte in un agguato e ritrovarsi al sicuro tra le braccia di una fanciulla dal fascino irresistibile. È il benvenuto di Roma a quell’umile fraticello, che subito impara la lezione. Solo i più forti, i più determinati, i più smaliziati sopravvivono in quel pantano che è la curia romana. Inizia così la scalata di Giuliano, che scopre di avere dentro di sé un’ambizione bruciante, pari solo all’attrazione per Lucrezia Normanni, la donna che lo aveva salvato quel fatidico, primo giorno, e che rimarrà al suo fianco per gli anni successivi, dandogli pure una figlia. Anni passati a fronteggiare con ogni mezzo sia le oscure manovre del suo grande avversario, il cardinale Rodrigo Borgia, sia i tradimenti dei suoi stessi parenti, i Riario. Anni passati sui campi di battaglia, ad imparare l’arte della guerra, e a tramare in segreto contro i Medici di Firenze, nonostante il disastroso esito della congiura dei Pazzi. E tutto per prepararsi a un evento ineluttabile: la morte di suo zio, il papa, e l’apertura del conclave. Ecco la grande occasione di conquistare il potere assoluto. Ma Giuliano scoprirà che il destino, per il momento, ha altri piani per lui…

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