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COME UN ANIMALE di Filippo Nicosia (recensione e intervista)

luglio 6, 2020

“Come un animale” di Filippo Nicosia (Mondadori)

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di Eliana Camaioni

“A darmi il benvenuto nella nuova casa ci ha pensato una pioggia fitta e costante. È caduta per due giorni senza interruzioni, dilatando il tempo. […] Poi, annunciata da un vento lieve, è arrivata la tregua”.
Potrebbe riassumersi così la vicenda del protagonista di “Come un animale”, ultimo romanzo di Filippo Nicosia per i tipi di Mondadori.
Il protagonista non ha nome, racconta in prima persona, svela al lettore solo ciò che via via ha il coraggio di svelare a sé stesso: il suo trasferimento da Roma a Manziana, il suo passato da insegnante, ma soprattutto il motivo di ciò che lo ha spinto a una scelta così radicale, spostare tutta la sua vita dalla realtà cittadina a una villa fatiscente e abbandonata.
Si intuisce solo che una circostanza dolorosa ha stravolto la sua esistenza.
“Non avevo messo le lenzuola. Erano una cosa alla quale non avevo mai pensato. A Roma le avevo sempre trovate nel letto, e così avevo dato per scontato che ogni materasso avesse il suo lenzuolo. Non era così, e ogni mattina il rivestimento ruvido sul quale mi mettevo a dormire me lo ricordava pizzicandomi le braccia e le gambe”.  In nessun modo il protagonista decide di intervenire sulla nuova dimora: non butta via gli oggetti rotti al suo interno, non fa le pulizie, non cucina ma si affida a cibi precotti che acquista, assieme a diversi tipi di alcolici, al supermercato del paese. “Il mio corpo era una nota a piè di pagina”, il riflesso allo specchio di un bar lo spersonalizza a tal punto da non riconoscerlo: tutto sembra destinato a un inesorabile e tragico epilogo, dopo aver subìto un inquietante furto e un inquietante incontro con Yuri, un ragazzo figlio di una nota famiglia malfamata, e quando ubriaco alla guida della sua auto rimane impantanato sulla strada di casa. Sarà quello, invece, il vero bivio salvifico: l’auto come metafora di morte diverrà teatro dell’incontro che gli salverà la vita, e il mezzo con cui riprendere il cammino, su una strada nuova, verso un destino tutto da scrivere.

-Non c’era alcuna connessione fra le tre cose: l’apparizione di Silvy, la morte del ragno e l’inizio dell’estate. Sono capitate così, nello stesso momento, e forse è proprio nel casuale accumulo dei fatti che il tempo prende la rincorsa per rilanciarsi nell’anonimo rettilineo dei suoi giorni”. Un rettilineo anonimo, appunto, come la vita del protagonista il giorno in cui da Roma si trasferisce in una villa fatiscente di Manziana. Ma il destino ha altri progetti…
Il destino ha sempre altri progetti. È questo che mi appassiona di ogni vita, di ogni storia: lo scarto tra ciò che uno desidera e ciò che riesce a realizzare. Mi piace mettere i personaggi in difficoltà, misurarne la resistenza, la codardia, l’indifferenza o il coraggio.
Nel romanzo Andrea cerca la solitudine, vuole congelare la vita, stopparla come un video su netflix, salvo scoprire che non si può e che deve affrontare le prove che la vita gli pone davanti.

-“Il corpo era una nota a piè di pagina nel racconto delle mie giornate; un dettaglio didascalico, meccanico: masticare, ridurre liquidi in poltiglia, deglutire, versare, annusare, ingollare liquidi a varie gradazioni alcoliche”. Non avresti potuto descrivere meglio la condizione di annichilimento, di vuoto interiore che segue un evento drammatico. Una sorta di ground zero, una notte senza alba, un mantenersi in vita solo per istinto di sopravvivenza. Ci sono dolori impossibili da cancellare, anzi, che cancellano. Sei d’accordo?
Credo che nella vita nulla possa essere cancellato. Non è un nastro riscrivibile la vita, non è un foglio che può tornare bianco. Mentre scrivevo il romanzo ho letto molte storie di persone che avevano avuto la stessa tragedia di Andrea, se ne trovano molte anche on-line. Erano donne e uomini che toccato il fondo non si erano adagiate, ma avevano trovato la forza per dare il colpo di reni e provare a spremere quella goccia d’amore che ognuno di noi può chiedere alla vita in ogni momento, a ogni età.

-Intrappolare insetti in un barattolo, assistere alla loro lenta e inesorabile fine; senza cattiveria, senza sadismo: pura osservazione. Quella che sembra essere una macabra collezione, però, ben presto si trasforma in interesse: un libro di entomologia preso in prestito, una curiosità scientifica vissuta con lo stupore primitivo di un bambino. Una storia che corre parallela alla condizione del protagonista, condannato a morte dal destino in un mortifero barattolo senza aria, poi oggetto di interesse e osservazione da parte degli abitanti del piccolo borgo. Che lo faranno diventare un oggetto prezioso, vedendo in lui abilità e talenti che lui stesso non vedeva più…
Andrea inizia a collezionare insetti credendo di poterli conoscere meglio grazie all’osservazione e al manuale di entomologia; presto scopre che sapere i nomi delle cose non basta, ma è solo uno dei tanti tentativi che un essere umano conosce per avvicinarsi alla verità. Conoscere è sempre doloroso per se stessi e per gli altri, vuol dire nel migliore dei casi scoprire parti di noi sconosciute, addentrarci in territori minati, accettare il rischio. Bolano diceva che la letteratura insegna il coraggio, secondo me aveva ragione.

-E poi l’automobile, anch’essa dalla forte valenza metaforica. Guasta all’inizio, poi sospesa, in attesa, su un’interminabile fila di mattoni, poi riparata grazie a un ragazzo apparso dal nulla, pronto a ripararla a costo di rischiare la vita. E finalmente veicolo di salvezza, con a bordo un nuovo padre e un nuovo figlio, e due vite davanti, come la strada infinita che li aspetta.
Dici una cosa giustissima! Una strada e una macchina: non serve altro per essere liberi. Forse ho una visione troppo romantica del viaggio, dei paesaggi che scorrono dal finestrino. Ogni volta che vedo un rudere abbandonato mi piace immaginare di rimetterlo su e andarci a vivere, succede ovunque, sia che mi trovi sulla Pianura Padana o nella campagna calabrese. Mi piacciono tutte le vite che non ho potuto vivere, credo sia questo a spingermi a scrivere. Fare viaggi che non farò mai, essere chi non sono stato e non sarò mai.

-È un testo molto forte, molto visivo, pur raccontando senza mai spiegare. Mi viene in mente, su tutti, il film “Il grande Lebowski”. Quali sono state in realtà le tue fonti di ispirazione?
Per questo romanzo in particolare mi hanno aiutato un libro e un film: “Cavalli Selvaggi” di McCarthy e “I ponti di Madison County” di Clint Eastwood. Sono riferimenti espliciti, li cito nel romanzo. In generale, quando scrivo cerco di avere fiducia nel lettore, nelle sue capacità di comprensione e soprattutto nella sua intelligenza emotiva. È per questo che non mi piace spiegare, non credo di aver nulla da insegnare e non credo sia quello il compito di uno scrittore di fiction. Anzi cerco di sospendere il giudizio, di non scrivere per dimostrare di saper scrivere bene e di aver tesi precostituite su come bisognerebbe vivere.
Da questo punto di vista prendo come maestro Cesare Pavese che riguardo al suo romanzo “Il compagno” scrisse del protagonista Pablo: “Le sue avventure non dimostrano nulla. L’autore lo sa. Sono le avventure di Pablo. L’autore crede che un racconto non possa mai dare altro che le avventure di Pablo.”
Mutuando questo pensiero posso dire che “Come un animale” è la storia di Andrea, soltanto la storia di Andrea, che nella sua minutezza contiene il mistero insondabile di un altro essere umano. C’è qualcosa che si può volere di più da una storia?

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La scheda del libro: “Come un animale” di Filippo Nicosia (Mondadori)

Romanzo di assenza e solitudine, ma anche di rinascita, Come un animale racconta un percorso interiore del tutto laico, benché denso di interrogativi e suggestioni.

Un uomo si trasferisce a vivere da solo in una villa fatiscente nella campagna laziale. Cerca la solitudine. Con sé ha pochi ricordi, uno zaino, qualche foto, romanzi da leggere e rileggere, nessun telefono. Trascorre il tempo bevendo e nutrendosi di cibi precotti. Nel suo passato c’è qualcosa, una colpa, una perdita: non lo sappiamo, perché all’inizio Andrea non ne parla neanche con se stesso. Un giorno, di ritorno dalla spesa settimanale, gli si rompe la macchina e la vicina, Silvy, lo trova ubriaco e addormentato dentro la vettura impantanata. Si interessa a lui e lo invita a cena, ma il marito di lei non gradisce queste attenzioni. Andrea compie attività minime, che assumono densità assoluta nelle sue giornate spoglie. Osserva i movimenti elastici di Silvy nel giardino e i cambiamenti della luce con lo stesso intorpidito rapimento. Cattura insetti – un ragno, uno scarafaggio, una falena – che sistema sotto un bicchiere capovolto in attesa che muoiano. Finché arriva a cercarlo un ragazzo appartenente a una famiglia malfamata, Yuri. Ha saputo che Andrea è un insegnante di Lettere e gli chiede di dargli ripetizioni in cambio della riparazione dell’auto. Superando poco a poco le reciproche ritrosie, i due iniziano a incontrarsi, Andrea fa leggere a voce alta al ragazzo le pagine di McCarthy, Silone, Pavese, gli fa scoprire il piacere dell’identificazione, il calore e la vita che la letteratura sa trasmettere. Mette così in discussione il destino di Yuri, che la famiglia vorrebbe allontanare dagli studi, e al tempo stesso si rende conto di avere ancora qualcosa da offrire agli altri. Giorno dopo giorno, a colpi di bellezza, empatia, sensualità, desiderio, il paesaggio ricomincia a germogliare nella terra desolata del protagonista, imponendogli la necessità di fare i conti con ciò che si è lasciato alle spalle. Romanzo di assenza e solitudine, ma anche di rinascita, Come un animale racconta un percorso interiore del tutto laico, benché denso di interrogativi e suggestioni. Lo fa con uno stile maturo, teso nella sua limpidezza, simile a una nube che trattiene il temporale in arrivo.

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Filippo Nicosia (Messina, 1983) è scrittore e autore televisivo. Nel 2013 ha fondato la libreria itinerante “Pianissimo” (premio Gutenberg 2014, premio Fiesole 2015) e nello stesso anno ha pubblicato il reportage Pianissimo libri sulla strada – a 20 km orari per amore della lettura con Terre di Mezzo Editore.
Ha esordito nella narrativa nel 2017 con Un’invincibile estate (Giunti), selezionato al premio Città di Cuneo per il primo romanzo e finalista al premio Zocca Giovani.

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