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COME TANTI PICCOLI RICORDI di Mattia Bertoldi (recensione)

luglio 14, 2020

“Come tanti piccoli ricordi” di Mattia Bertoldi (Tre60) 

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di Nicoletta Bortolotti

Come tanti piccoli ricordi (Tre60) di Mattia Bertoldi, giovane scrittore svizzero di vaglia, presidente dell’Assi, Associazione Scrittori Svizzeri in Lingua Italiana, è un libro necessario. La copertina raffigura una cassettiera tridimensionale, elemento centrale nella tessitura di un racconto che, con una lingua lieve, levigata, minimalista, precisa come un calibro, sapiente nell’attraversare voci e mondi narranti, a lampi ironica, inquieta con domande forti.
Come si evince dal titolo la narrazione innesta sul tema della memoria. Protagonista della vicenda, ambientata a Lugano, è il trentaquattrenne Manlio, che lavora come assistente alla memoria presso una casa di riposo. Degli ospiti anziani e dei figli e dei famigliari l’autore, con sensibilità e maestria, legge, prima ancora che formulare nella scrittura, il dolore del prima e del dopo. Per esempio nell’iconico scenario di una gita all’Ikea.
Manlio ha un amico di nome Giga, informatico, la cui funzione nel romanzo è accordare passato e presente, memoria elettronica, tecnologica, e memoria umana, in un nuovo umanesimo che presuppone un sistema binario di calcolo sentimentale. Giga insiste sull’urgenza del palinsesto, del “sovrascrivere” i ricordi, sostituendo le reminiscenze che propagano sofferenza con flashback più funzionali a un’ipotesi di felicità.
Manlio aiuta a ricordare, e tuttavia non sa dimenticare la sua ex, Bianca, da cui è stato lasciato poco prima del matrimonio. Fino a che gli si presenta una paziente d’eccezione, Camilla, ex insegnante, esuberante, iperattiva, che ha perso la memoria in seguito a un oscuro avvitamento del fato. Solo che Camilla non è anziana, ha due anni più di lui… I protagonisti saranno impegnati in una sfida antitetica e complementare: Manlio dovrà aiutare Camilla a ricordare; Camilla dovrà aiutare Manlio a dimenticare.
Al cuore degli eventi, dunque, un geniale scambio di favori che pareggerà lo squilibrio fra chi dà e chi riceve, eludendo il rapporto “violento”, di potere, insito in qualsivoglia processo di cura o apprendimento, dove esiste chi sa e chi non sa, chi cura e chi è curato, chi è “normale” e “chi è difettato”. Ma potremmo considerare il racconto, denso di elementi metaforici, come allegoria di una società che diventa vecchia senza riuscire a invecchiare davvero; che sta perdendo la memoria, perché forse l’ha troppo piena; che non può ricordare, perché non può dimenticare; e che rottama gli anziani, trattandoli come “ingombranti”, quando i veri ingombranti sarebbero solo quei ricordi di cui è sano sbarazzarci.
“Ricordiamo” che il termine memoria deriva dal greco mymnesco, e assume il valore etico di mantenere in vita contenuti del passato. Mnemosyne, la Musa della memoria, è la madre delle nove muse, la madre dell’arte che tramanda la bellezza. Per Platone la memoria è reminiscenza di ciò che si sa già. Se, in passato, l’abolizione della memoria era da ritenersi fra le punizioni più feroci (dalla Damnatio memoriae alla rimozione freudiana), nella contemporaneità si è convertita in aspirazione a un diritto: il webdabate si articola su come riuscire a essere cancellati online.
Il termine ricordo, invece, innerva su un’etimologia latina: recordar (recorder inglese) che significa “riportare nel cuore”. “Memoria” attiene pertanto al campo semantico della ratio, ricordo al campo semantico del sensum, delle emozioni. Se “dimenticare” è “non mantenere nella mente”, “scordare” è “non mantenere nel cuore”.
Secondo le più recenti acquisizioni neuroscientifiche la memoria implicita e inconscia, creata attraverso segnali biochimici e associazioni neuronali, immagazzina non “cose” ma “profili”. Modelli mentali che influenzano l’esperienza. Con il vantaggio di velocizzare l’intuizione delle differenti situazioni, e di proteggere la specie. E con lo svantaggio di ostacolare la conoscenza della realtà così com’è che, più che conoscere, ri-conosciamo, schermata da pregiudizi ed esperienze pregresse. Camilla, però, nel romanzo tenta di conoscere Manlio senza filtri. Non sa di non sapere, come se lo vedesse sempre per la prima volta.
La memoria esplicita, localizzata nell’ippocampo, permette invece di prevedere e programmare il futuro, ed è costituita da una memoria semantica (nomi, date, simboli) e da una memoria autobiografica (il senso del sé). Se John Looke, intuendo come la memoria mantenga l’identità, si chiedeva se memoria e identità coincidono e se, perdendo una, si perde anche l’altra, il metodo che Manlio sperimenta con i suoi pazienti (non cura, non terapia, metodo che contiene in sé l’idea di una costanza) è una sorta di moderna ars inveniendi. Richiama alla mnemotecnica del Rinascimento: Pico della Mirandola, condannato a ricordare tutto da una memoria prodigiosa tanto da essere in grado di recitare la Divina Commedia al contrario, voleva conoscere il segreto del dimenticare.
E in queste pagine ce lo rivela l’amico Giga-Virgilio con l’informatica moderna: se ricordassimo tutto non avremmo più spazio nella memoria e, dunque, coadiuvati anche da quell’appendice cerebrale in cui ormai si è incarnato il cellulare, tratteniamo solo segmenti di memoria emotivamente utili. L’armadio che Manlio regalerà a Camilla dovrà aiutarla a incasellare i ricordi che per lei hanno un significato affettivo.
Leggere questo libro è come scivolare su un piano inclinato, dove anche gli stessi modelli con cui il lettore crede di percepire la realtà, di anticiparla, vengono disattesi: la realtà così com’è è diversa da come ce l’aspettiamo e gli eventi narrati sospingono all’inaspettato.
“La serenità, la buona coscienza, la lieta azione, la fiducia nel futuro dipendono dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto quanto ricordare al tempo giusto” affermava Nietzche. E con lui Hebbingaus, Husserl, Bergson. Poiché non sempre ricordare instrada alla felicità. Le anime del Purgatorio dantesco devono passare attraverso l’oblio per purificarsi e, nel mondo classico, attraverso il fiume Lete; costrette ad allontanare, come scriveva Cardarelli, “i ricordi, queste ombre troppo lunghe del nostro breve corpo, questo strascico di morte che noi lasciamo vivendo”.

© Nicoletta Bortolotti

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La scheda del libro: “Come tanti piccoli ricordi” di Mattia Bertoldi (Tre60) 

Come tanti piccoli ricordiUn amore fragile eppure intenso, travolgente, tra un uomo col cuore spezzato e una donna che, da un momento all’altro, non ricorda più volti, cose, emozioni.

Manlio è un «assistente per la memoria»: si prende cioè cura di chi ha una testa «che non funziona più tanto bene». È un tipo all’antica, proprio come il suo nome, e spesso racconta ai suoi assistiti la storia del suo grande amore con Bianca, naufragato pochi mesi prima a un passo dal matrimonio. Tanto poi se lo dimenticano, pensa, e lui può riprendere a macerarsi nella nostalgia. Abituato a pazienti in là con gli anni, Manlio è turbato quando si trova di fronte Camilla, che di anni non ne ha neppure quaranta e ha perso la memoria a causa di un aneurisma. Non solo: orgogliosa e testarda, sulle prime la ragazza rifiuta il suo aiuto, convinta di potersela cavare da sola. Ma la quieta determinazione di Manlio e l’aura di malinconia che lo pervade finiscono per aprire una breccia. Camilla gli permetterà d’insegnarle a ricordare di nuovo, ma a una condizione: che lei possa aiutarlo a dimenticare la sua ex. In fondo, dimenticare è la cosa che le riesce meglio, no? In apparenza, un patto perfetto. Almeno finché non arriva l’amore. Un amore fragile eppure intenso, travolgente, tra un uomo col cuore spezzato e una donna che, da un momento all’altro, non ricorda più volti, cose, emozioni. Ma un giorno, nella vita di Manlio, riappare Bianca…

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Mattia Bertoldi, nato nel 1986 a Lugano, ha vissuto più o meno alla grande tutti gli anni Novanta. Sognava il chiodo di pelle di Max Pezzali ed era innamorato di Xena e Buffy. Finalista al Premio Chiara Giovanni nel 2011, ha esordito con il romanzo Ti sogno, California (Booksalad. 2012). È curatore di La dura legge di Baywatch. Tutto quello che avete amato negli anni ’90 (Booksalad, 2017). Tra gli altri suoi libri: Come tanti piccoli ricordi (Tre60, 2019).

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